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Caro carburanti, trasporto pubblico locale a rischio: l’allarme delle imprese private di settore

(Sesto Potere) – Forlì-Cesena, 13 ottobre 2026 – “Le aziende che svolgono il trasporto pubblico locale perdono in media 43 centesimi al chilometro”questo il campanello d’allarme lanciato da Andrea Spighi, portavoce degli NCC Bus di CNA FITA Forlì-Cesena, che prosegue riprendendo quanto presentato il 12 ottobre a Bologna dal CAIPET, il Comitato delle associazioni delle imprese private esercenti il trasporto di persone su strada, che riunisce ANAV Emilia-Romagna, CNA Emilia-Romagna, Confartigianato Imprese Emilia-Romagna, Confcooperative Lavoro e Servizi Emilia-Romagna e Legacoop Emilia-Romagna.

“Il sottofinanziamento del trasporto pubblico locale a livello nazionale, l’aumento dei costi di gestione, le misure di sostegno finora insufficienti e uno squilibrio economico oramai strutturale mettono sotto pressione la sostenibilità economica delle imprese private che garantiscono i servizi del trasporto pubblico locale in Emilia-Romagna. I corrispettivi riconosciuti agli operatori non riescono più a coprire i costi effettivi, cresciuti negli ultimi anni tra rincari energetici, aumenti del costo del lavoro e maggiori spese di gestione. Una situazione che, senza interventi adeguati, rischia di compromettere la sostenibilità delle imprese e la continuità dei collegamenti, soprattutto nei territori più periferici. Per affrontare questa situazione servono risorse adeguate da parte del Governo e un percorso condiviso con la Regione per individuare soluzioni concrete”.

A pesare è soprattutto il caro gasolio, accentuato dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, che si inserisce in un contesto già difficoltoso, con rincari medi del 37% tra marzo e settembre 2026 rispetto al 2025 ed extracosti stimati in circa 19 centesimi al chilometro per il solo 2026.

Le misure nazionali adottate sul fronte delle accise non hanno prodotto benefici efficaci per il settore del trasporto pubblico locale, mentre il credito d’imposta ha coperto meno di un terzo degli aumenti. Si aggiungono gli effetti del rinnovo del contratto nazionale degli autoferrotranvieri, con un incremento del costo del lavoro nell’ordine del 15%, a fronte di risorse ministeriali annunciate ma non ancora erogate e comunque insufficienti a compensare gli aumenti, oltre ai rincari di assicurazioni, manutenzioni e ricambi.

Il quadro evidenzia soprattutto la necessità di un intervento nazionale strutturale: il Fondo Nazionale Trasporti, secondo le stime del CAIPET, presenta un fabbisogno aggiuntivo di oltre 1,2 miliardi di euro annui per rispondere adeguatamente alle esigenze del settore.

Una carenza di risorse che limita la capacità delle Regioni di far fronte alla crescita dei costi e rende più difficile garantire l’equilibrio economico dei servizi.

Per affrontare la situazione, CNA FITA insieme alle altre componenti del CAIPET, ha presentato tre richieste alla Regione Emilia-Romagna: l’istituzione di un tavolo regionale permanente che coinvolga Regione, agenzie per la mobilità e operatori pubblici e privati, per affrontare in maniera coordinata gli squilibri contrattuali; la previsione di risorse aggiuntive nel bilancio regionale 2027, per sostenere il riequilibrio economico dei servizi; e un’iniziativa istituzionale nei confronti del Governo per ottenere un adeguamento strutturale del Fondo Nazionale Trasporti, commisurato all’effettivo andamento dei costi, oltre a misure efficaci per compensare gli extracosti già sostenuti dalle imprese.

Per il CAIPET, intervenire sul riequilibrio dei contratti e sulle risorse destinate al settore significa salvaguardare la capillarità dei collegamenti, in particolare nei piccoli centri, nelle aree interne e montane, dove il trasporto pubblico rappresenta un presidio fondamentale di accessibilità e coesione territoriale.

In alto: foto di Andrea Spighi, portavoce degli NCC Bus di CNA FITA Forlì-Cesena