mercoledì, Ottobre 7, 2026
HomeEmilia-RomagnaCesena. All'ospedale Bufalini presentati i nuovi ambienti della Medicina Nucleare. Donazione di...

Cesena. All’ospedale Bufalini presentati i nuovi ambienti della Medicina Nucleare. Donazione di Cia-Conad

(Sesto Potere) – Cesena – 7 ottobre 2026 – Rendere gli ospedali sempre più luoghi di accoglienza, perché un ambiente più curato significa maggiore sensibilità all’essere umano e sposta l’attenzione dalla malattia alla persona stessa. È con questo spirito che ieri sono stati inaugurati i nuovi ambienti del reparto di Medicina Nucleare dell’Ospedale “Bufalini” di Cesena: un restyling molto importante relativo alla zona delle degenze, cui l’Istituto Oncologico Romagnolo ha contribuito anche grazie alla partecipazione di CIA-Conad con una donazione di circa 220.000 euro.

Un bel passo avanti, in termini di accoglienza, per un’Unità Operativa, quella diretta dalla dott.ssa Federica Matteucci, di importanza strategica per tutta la Romagna, rappresentando infatti il punto di riferimento nell’erogazione di terapie radiometaboliche per il trattamento del tumore della tiroide con Iodio-131, nonché di trattamenti sperimentali nell’ambito di protocolli condivisi con l’IRST “Dino Amadori” IRCCS di Meldola all’interno della rete unica di cura conosciuta col nome di “Comprehensive Cancer Care and Research Network”.

Il taglio del nastro arriva a tre anni di distanza dai lavori di umanizzazione cui era stata sottoposta la parte diagnostica del reparto a giugno 2023, cui l’Istituto Oncologico Romagnolo aveva già contribuito con un investimento di circa 42.000 euro volti all’installazione di opere murarie, di impianti di illuminazione, di nuove sedie più confortevoli per la sala d’attesa e di rivestimenti pittorici capaci di evocare sensazioni di serenità e benessere a chiunque debba sopporsi ad esami e test presso la Medicina Nucleare di Cesena.

Oggetto della ristrutturazione, come detto, è stata questa volta soprattutto la sezione di degenza: cinque camere singole che prevedono ricoveri medi di tre giorni e due notti, dotate di speciali rivestimenti che garantiscono la sicurezza del personale e degli altri reparti, vista la natura particolare dei farmaci che all’interno di quegli ambienti vengono somministrati.

A nessun parente e visitatore è infatti consentito l’accesso, e al paziente è vietato allontanarsi dalla propria stanza. Per questo motivo occorre garantire a colui che viene ricoverato il massimo del comfort, onde evitare la sensazione di solitudine forzata che quegli ambienti giocoforza possono instillare in colui che li vive, anche se solo per pochi giorni.

Insieme a queste degenze, definite come “calde”, a subire gli interventi di ristrutturazione sono state le camere di degenza “tiepide” e “fredde”, i servizi igienici, gli studi medici, gli ambulatori, i corridoi, le sale d’ingresso e di attesa: un intervento resosi necessario per lo stato obsoleto in cui versavano in precedenza.

In questo modo, il reparto della dott.ssa Matteucci ha potuto assecondare le linee guida del Ministero della Salute sul tema dell’umanizzazione degli ambienti ospedalieri, che si basano sul presupposto che luoghi di cura più confortevoli, che raccontino più dell’accoglienza e meno della malattia e della sofferenza, rappresentino un valore aggiunto per chi si sottopone alle terapie e anche per chi quelle terapie le somministra ogni giorno.

Un’indicazione su cui l’Istituto Oncologico Romagnolo, negli ultimi anni, ha mostrato forte sensibilità, collaborando a stretto contatto con l’AUSL per donare luminosità e bellezza non solo all’interno delle corsie del “Bufalini” ma anche delle strutture di Forlì, Rimini, Ravenna e Lugo, sempre con l’obiettivo è quello di rimettere l’essere umano, e non la malattia, al centro del percorso di cura.

La logica alla base del restyling è stata spiegata direttamente nel corso della cerimonia del taglio del nastro dall’Architetto Elisa Bruschi, Collaboratore Tecnico AUSL che si è occupata dei lavori in prima persona.

«Il tema grafico – ha detto – vede la natura come protagonista principale, con un’illuminazione artificiale studiata per aumentare il comfort e il calore delle stanze. La scelta delle immagini è studiata per creare un percorso graduale e progressivo per lo stesso utente, che entrando in corridoio nella sala d’accesso si ritrova ad avere ancora scorci con ampie prospettive. Passando nelle anticamere abbiamo preferito decorare i muri con parchi e giardini, viste che richiamano a ciò che ognuno di noi potrebbe vedere dalla finestra di casa propria. Nel momento in cui si entra nel privato della stanza, e l’isolamento diventa totale, la sensazione che rievocano le immagini è di immersione nella natura: l’idea è che il paziente possa sentirsi steso su un prato, anziché nel proprio letto di ospedale. Importante anche l’uso del colore, con pastelli tenui di colore verde o azzurro volti a richiamare un senso di serenità e calma».

Il plauso per il risultato di questi lavori è stato unanime, a partire dalla Responsabile del reparto, dott.ssa Federica Matteucci, che ha dichiarato: «Devo ringraziare l’Ufficio Tecnico, che per rispettare le tempistiche ha lavorato anche durante le festività di Natale, e in particolare proprio l’Architetto Elisa Bruschi, che si è immedesimata in ciò che possono provare le persone ricoverate presso il nostro reparto, nel loro isolamento e nella loro paura: non dimentichiamo, infatti, che si tratta di uomini e donne con un tumore alla tiroide, diagnosi che si aggiunge alla totale solitudine che provano in quei giorni in cui possono comunicare con l’esterno solo attraverso uno schermo. Il risultato è tale che a volte le persone, a seconda del colore della stanza in cui verranno ricoverate, portano lenzuola abbinate per sentirsi ancora più a casa. È questo il “sale” del nostro lavoro e il senso che sta dietro questa ristrutturazione: non volevamo solo ambienti meno vecchi ma camere il meno ospedaliere possibile, per accogliere chi al loro interno deve fare un tratto pur breve, ma molto intenso, del proprio percorso di cura. Ringrazio ovviamente anche lo IOR e CIA-Conad, sempre sensibili e al nostro fianco quando si tratta di migliorare il nostro reparto».

Un ringraziamento che Luca Panzavolta, in rappresentanza di CIA-Conad come Amministratore Delegato e di IOR come Presidente, ha rimandato al mittente, affermando: «Siamo noi a dover ringraziare voi per il livello di eccellenza con cui curate le persone della Romagna: quando si trovano interlocutori così puntuali e precisi, collaborare diventa un piacere perché si ottengono risultati più che soddisfacenti a beneficio di tutta la nostra comunità. Il primo intervento che seguii insieme a IOR quando entrai all’interno di CIA-Conad, nel 2000, fu proprio a beneficio della Medicina Nucleare di Cesena, con l’acquisto di cappe per consentire agli operatori di lavorare in sicurezza anche in questi ambienti particolari: penso che ritrovarsi qui oggi dopo tanto tempo dimostri una coerenza nella direzione che abbiamo intrapreso. D’altronde, Conad è un sistema cooperativo fatto di imprenditori che vivono la propria comunità, quindi ci sembra importante riversare parte dei nostri utili in ciò che di più prezioso abbiamo, ovvero la salute. In questa ottica, anche come IOR siamo soddisfatti del percorso intrapreso oramai anni fa, volto ad affiancare agli investimenti su ricerca e innovazione tecnologica anche quelli per rendere gli ambienti degli ospedali più belli e luminosi: sebbene non facciano parte della cura in senso stretto, aiutano il paziente ad affrontare meglio esami e terapie».

E la chiusura è stata affidata al Direttore Generale dell’AUSL Romagna, dott. Tiziano Carradori, e al Primo Cittadino di Cesena, Enzo Lattuca. E se il primo ha sottolineato come «questo investimento si inserisce all’interno del potenziamento e del rilancio di tutto ciò che è l’ambito oncologico romagnolo, e che culminerà nella realizzazione del primo “Comprehensive Cancer Care and Research Network” a livello europeo, plasmato sui modelli d’eccellenza nordamericani», il secondo ha applaudito «alla passione, prim’ancora che alla competenza, con cui sono stati realizzati questi lavori. Mi capita spesso di essere invitato a queste cerimonie di inaugurazione che magari, a volte, vengono fissate anche a distanza di mesi dall’installazione delle migliorie: questo, secondo me, dà l’idea di quanto tutti noi stiamo correndo per l’obiettivo primario di mettersi a disposizione di chi soffre».