(Sesto Potere) – Forlì – 25 settembre 2026 – La Fondazione Alfred Lewin-Ets, in collaborazione e con il patrocinio del Comune di Forlì e della Regione Emilia Romagna, organizza, nell’82° anniversario, la commemorazione delle vittime della strage dell’aeroporto di Forlì che si svolgerà nella giornata di martedì 29 settembre 2026.
Capofila del progetto Europeo “RETRACING” è la Fondazione Alfred Lewin di Forlì che , insieme all’Amministrazione comunale, ha illustrato oggi in conferenza stampa (vedi foto) contenuti ed eventi programmati che coinvolgeranno, con la presenza in città, otto delegazioni provenienti da altrettanti Paesi europei.
E c’è un filo rosso che unisce la strage all’aeroporto di Forlì del settembre 1944 con 42 vittime tra partigiani, militari italiani, ebrei e cittadini antifascisti e le 335 vittime fra partigiani, militari italiani, ebrei e cittadini antifascisti uccisi alle Fosse Ardeatine (Roma) il 24 marzo del 1944: a commettere il massacro era stato lo stesso battaglione nazista responsabile delle due stragi. La stessa sorte che ha affratellato italiani e italiane antifascisti, ebrei ed ebree.
A seguire il programma della giornata di martedì 29 settembre 2026 a Forlì.
Alle ore 10.30 in Piazzetta della Misura: Cerimonia dei palloni alla presenza di alcuni parenti delle vittime, evento musicale dal vivo con un trio di musicisti, letture e coro finale collettivo con gli studenti delle classi di: Istituto Tecnico Tecnologico Statale “G. Marconi”, Istituto Tecnico Economico “Carlo Matteucci”, Liceo Artistico e Musicale “Antonio Canova”, Liceo Classico “G. B. Morgagni”, Liceo Scientifico Statale “Fulcieri Paulucci di Calboli”. Alla fine innalzamento in aria di 42 palloni recanti ognuno un nome delle vittime.
Alle ore 17 presso il Salone comunale (Piazza Saffi 8) di Forlì andrà in scena: “Le scelte”, incontro con Wlodek Goldkorn e Gigi Riva. Il tema proposto è quello della memoria della Shoah e della drammatica questione della scelta, ancora molto attuale: da una parte, le scelte tragiche imposte alle vittime, costrette a lasciar andare i propri figli o persino ad abbandonarli; dall’altra, la responsabilità dei carnefici e i margini che ebbero per disobbedire agli ordini.
Wlodek Goldkorn è stato per molti anni il responsabile culturale de “L’Espresso”. Ha lasciato la Polonia nel 1968. Vive a Firenze. Ha scritto numerosi saggi sull’ebraismo e sull’Europa centro-orientale. È coautore, con Rudi Assuntino, de “Il guardiano. Marek Edelman racconta” (1998, 2016); con Massimo Livi Bacci e Mauro Martini, di “Civiltà dell’Europa Orientale e del Mediterraneo” (2001). Ha scritto “La scelta di Abramo. Identità ebraiche e postmodernità” (2006), “Il bambino nella neve” (2016), “L’asino del Messia” (2019) e “Il bambino che venne dal fiume. Le avventure di Mosè” (2021, con i disegni di Sergio Staino).
Gigi Riva, giornalista, è stato caporedattore centrale del settimanale L’Espresso dal 2012 al 2016. È stato a lungo inviato speciale nell’ex Jugoslavia e in Medioriente rispettivamente per il Giorno e L’Espresso. Ha pubblicato diversi libri, tra cui ricordiamo “C’era l’amore a Sarajevo” (Mondadori).
L’attività presentata oggi si inserisce nel progetto europeo CERV-RETRACING, volto a promuovere la conoscenza critica della storia europea del Novecento, la trasmissione della memoria e la riflessione sui valori democratici, sui diritti fondamentali e sui meccanismi che condussero alle persecuzioni dei regimi nazifascisti.
Il progetto vede coinvolte organizzazioni di sette paesi: Germania, Repubblica Ceca, Polonia, Romania, Slovenia, Spagna e Grecia, che saranno presenti con alcuni loro delegati, alle iniziative organizzate per la giornata del 29 settembre 2026.
RETRACING riunisce otto organizzazioni di altrettanti Paesi europei, portatrici di esperienze diverse e complementari. Accanto alla Fondazione Alfred Lewin di Forlì, capofila del progetto, partecipano l’Institut Terezínské iniciativy della Repubblica Ceca, impegnato nella ricerca, nella digitalizzazione e nella costruzione dell’archivio digitale; la Fondazione Brama Cukermana di Będzin, in Polonia, attiva nella tutela del patrimonio ebraico e nella raccolta delle testimonianze; l’associazione Mozaika di Barcellona, che approfondirà in particolare le memorie e le esperienze femminili; HochVier, organizzazione tedesca specializzata nell’educazione politica, alla pace e ai diritti umani; l’Università di Atene, che ospiterà l’incontro conclusivo e contribuirà alla costruzione della rete europea della memoria; la Fondazione Tarbut di Sighet, in Romania, che lavora con i giovani attraverso l’arte e la cultura; e il Boter Institute di Novo Mesto, in Slovenia, che utilizzerà il teatro e il gioco di ruolo per riflettere sulle responsabilità e sulle scelte individuali.
Il progetto metterà così in relazione l’eccidio di Forlì con altre stragi e persecuzioni avvenute in diversi territori europei, ricostruendo le biografie delle vittime e coinvolgendo studenti, parenti, studiosi, insegnanti e comunità locali.
Le attività comprenderanno laboratori di microstoria, visite ai luoghi della memoria, incontri pubblici, raccolta di testimonianze e produzione di narrazioni digitali. Da queste esperienze nascerà una Living Memory Network, una rete europea destinata a collegare famiglie delle vittime, scuole, associazioni e istituzioni della memoria.
Forlì rappresenta la prima tappa e il luogo in cui sarà sperimentato il modello comune di lavoro, successivamente applicato negli altri Paesi.
La commemorazione del 29 settembre assume quindi un significato che supera la dimensione locale: la riscoperta di una strage a lungo dimenticata diventa parte di una riflessione europea sulla rimozione delle memorie più difficili, sulla responsabilità delle scelte e sul ruolo della conoscenza storica nella difesa della democrazia e dei diritti umani.

