mercoledì, Settembre 9, 2026
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Electrolux, Fim CISL: “Manovra di lacrime e sangue. Stop ai tavoli tecnici, ora la vertenza passa alla politica”

(Sesto Potere) – Forlì – 9 settembre 2026 – Si sono conclusi nelle giornate del 3 e 4 settembre quelli che possono essere definiti gli ultimi tavoli tecnici, in sede ministeriale, sulla vertenza Electrolux.

L’esito è purtroppo negativo: per la FIM CISL Romagna il piano di riorganizzazione presentato dall’azienda rimane inaccettabile e impresentabile.

A fronte di oltre 90 milioni di euro di investimenti previsti a livello nazionale, di interventi di efficientamento della produzione e di una razionalizzazione del portafoglio prodotti verso le fasce di alta gamma, il numero degli esuberi resta drammaticamente elevato: dai oltre 1.700 lavoratrici e lavoratori inizialmente indicati dall’azienda si passa a circa 1.450.

“Non è possibile accettare un piano di questo tipo – dichiara la FIM CISL Romagna – soprattutto alla luce degli impegni che il Governo ha assunto nei confronti dell’Europa e considerando quanto emerso nei precedenti tavoli tecnici con le organizzazioni sindacali. Quella che ci è stata presentata è una vera e propria manovra di lacrime e sangue, che colpisce pesantemente l’occupazione e che vede, per il solo stabilimento di Forlì, quasi 300 esuberi”.

Per la FIM CISL Romagna, dunque, la fase tecnica della vertenza “è arrivata al capolinea. Ora è necessario che la discussione passi alla politica, a partire dal Governo e dalle istituzioni regionali e territoriali, perché non è possibile affrontare una crisi industriale di questa portata limitandosi a gestire gli esuberi”.

Lo stesso ministro Urso, nelle ultime ore, ha richiamato “alla compattezza le Regioni per contrastare gli esuberi e scongiurare eventuali chiusure da parte di Electrolux. Una posizione che deve ora tradursi in un’azione concreta e strutturale”.

E nei mesi scorsi il ministro aveva evidenziato “la necessità di intervenire sulle politiche industriali europee”, chiedendo “una revisione di strumenti quali CBAM ed ETS, del regolamento sulle emissioni di CO₂ dei veicoli” e “proponendo l’introduzione di un Industrial Accelerator Act”. Una presa d’atto, secondo il ministro, “della necessità di superare una politica industriale, energetica ed economica europea che non ha saputo tutelare adeguatamente il sistema produttivo”.

“Se questa è la consapevolezza del Governo – sottolinea la FIM CISL Romagna – allora bisogna essere conseguenti. Non possiamo chiedere all’Europa una nuova politica industriale e contemporaneamente accettare sul territorio nazionale migliaia di esuberi in un settore strategico come quello degli elettrodomestici”.

FORLÌ, UN’EMERGENZA CHE NON PUÒ ESSERE IGNORATA
Particolarmente preoccupante è la situazione dello stabilimento Electrolux di Forlì, che, tra i siti del gruppo, ha beneficiato degli investimenti più limitati, mentre continua ad essere necessario il ricorso ad assunzioni per far fronte alle esigenze produttive. “È una contraddizione evidente – evidenzia la FIM CISL Romagna -: da un lato si parla di esuberi e riduzione dell’occupazione, dall’altro lo stabilimento continua ad avere bisogno di personale per sostenere la produzione. Per questo riteniamo che i tagli occupazionali possano rappresentare il preludio, nel giro di pochi anni, alla progressiva dismissione di uno dei settori che più hanno contribuito allo sviluppo economico e industriale di Forlì, della Romagna e dell’intero Paese”.

La questione non riguarda soltanto il costo del lavoro. “Oggi il problema è anche il costo dell’energia, ma queste sono battaglie che non si possono risolvere nel giro di poche settimane o di pochi mesi – aggiunge FIM CISL Romagna -. Serve una strategia industriale di lungo periodo, capace di guardare al futuro e di anticipare le trasformazioni del mercato”. Il settore degli elettrodomestici si trova infatti ad affrontare problematiche sempre nuove, determinate dalla crescente concorrenza asiatica, dalle trasformazioni tecnologiche e dalle condizioni geopolitiche internazionali. “È indispensabile costruire un patto europeo per la tutela dell’industria, mettendo in campo politiche comuni su energia, competitività, investimenti e occupazione. Ma, sul piano nazionale, non possiamo fare passi indietro sull’occupazione. Accettare un piano di questo tipo significherebbe, di fatto, assecondare la dismissione del settore degli elettrodomestici”: continua FIM CISL Romagna.

AL VIA LA MOBILITAZIONE
Nei territori le organizzazioni sindacali stanno avviando le assemblee con le lavoratrici e i lavoratori per condividere le prossime iniziative di sciopero e mobilitazione, in vista della prossima convocazione al MIMIT. Per lo stabilimento di Forlì è inoltre già arrivata la convocazione della Regione Emilia-Romagna, che vedrà confrontarsi istituzioni e organizzazioni sindacali per fare il punto sulla vertenza.

“Quella che abbiamo davanti non è una semplice vertenza occupazionale. È una partita industriale che riguarda il futuro di un settore strategico e il futuro del nostro territorio romagnolo. Non accetteremo che il prezzo della riorganizzazione venga scaricato interamente sulle lavoratrici e sui lavoratori. Dopo la fine dei tavoli tecnici, ora tocca alla politica assumersi le proprie responsabilità”: conclude FIM CISL Romagna.