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L’Istat conferma il caro vacanze, con +3,4% ristorazione e alloggio e +14,8% prezzi degli energetici regolamentati

(Sesto Potere) – Roma – 12 agosto 2026 – Nel mese di luglio 2026 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, al lordo dei tabacchi, registra una variazione del +0,3% su base mensile e del +2,9% su base annua (da +3,0% di giugno); la stima preliminare era 2,8%: calcola l’Istat.

Il lieve rallentamento dell’inflazione riflette la dinamica in aumento dei prezzi dei prodotti: Energetici non regolamentati (da +13,3% a +11,4%), degli Alimentari non lavorati (da +4,4% a +3,6%) e dei Servizi vari (da +2,5% a +1,8%).
In fortissima accelerazione sono, invece, i prezzi degli Energetici regolamentati (da +9,2% a +14,8%), dei Servizi relativi ai trasporti (da +1,1% a +1,6%) e dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +2,7% a +3,0%).

Nel mese di luglio l’ “inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, resta stabile a +1,6%, mentre quella al netto dei soli beni energetici rallenta da +1,9% a +1,8%.

I prezzi dei beni sono sempre in aumento ma decelerano leggermente (da +3,3% a +3,2%), mentre la dinamica di quelli dei servizi è in lieve accelerazione (da +2,6% a +2,7%). Il differenziale tra il comparto dei servizi e quello dei beni passa da -0,7 a -0,5 punti percentuali.

Il tasso di variazione tendenziale dei prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona scende (da +1,3% a +1,0%), come quello dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +3,9% a +3,4%).

La variazione congiunturale dell’indice generale riflette l’aumento dei prezzi degli Energetici regolamentati (+6,5%), dei Servizi relativi ai trasporti (+1,4%), dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+0,6%), degli Energetici non regolamentati(+0,5%), degli Alimentari lavorati e dei Servizi relativi all’abitazione (+0,3% entrambi); tali effetti sono solo parzialmente compensati dalla diminuzione degli Alimentari non lavorati (-1,3%).

L’inflazione acquisita per il 2026 è pari a +2,7% per l’indice generale e a +1,8% per la componente di fondo.

L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) registra una variazione pari a -1,0% su base mensile, a causa dei saldi estivi di cui il NIC non tiene conto, e a +2,9% su base annua (da +3,0% del mese precedente), confermando la stima preliminare.

L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, al netto dei tabacchi, registra una variazione congiunturale pari a +0,3% e una tendenziale di +2,8%.

A livello territoriale a luglio 2026 la crescita tendenziale dei prezzi al consumo è pari a quella nazionale (a +2,9) in Friuli-Venezia Giulia, Umbria e Abruzzo, mentre è più alta in Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Lazio, Sardegna e Liguria; nelle altre regioni il tasso d’inflazione si mantiene al di sotto di quello nazionale, con Emilia-Romagna, per esempio a +2,7.
Tra i capoluoghi delle regioni e delle province autonome e i comuni non capoluoghi di regione con più di 150mila abitanti, l’inflazione più elevata si osserva a Reggio Calabria (+4,0%), a Napoli e a Catania (+3,4% entrambe); in media nazionale Rimini e Modena (+2,9), Ravenna +2,7, Bologna +2.5, Parma e Reggio Emilia +2,4 prezzi al consumo e la più contenuta si registra a Firenze (+2,2%) ed Aosta (+2,1%).

Particolarmente colpiti – oltre al settore energia e carburanti – i settori legati al turismo, con le divisioni di spesa i cui prezzi mostrano accelerazioni su base annua più marcate, nei Servizi di ristoranti e servizi di alloggio (da +2,8% a +3,4%), prodotti alimentari e bevande analcoliche (da +1,8% a +1,3%), Trasporti (da +4,7% a +4,3%) e beni e servizi vari (da +3,2% a +2,8%).
Anche l’Istat, dunque, conferma il “caro-vacanze”.