mercoledì, Agosto 12, 2026
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Caro carburanti, maglia nera Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto

(Sesto Potere) – Mestre – 12 agosto 2026 – A parità di consumi rispetto al 2025, nel 2026 il caro carburanti rischia di pesare sulle tasche degli italiani per oltre 1,1 miliardi di euro in più ogni mese, pari a 13,6 miliardi di euro nell’intero anno. Un aggravio economico di dimensioni rilevanti, che potrebbe mettere seriamente a rischio i bilanci di molte famiglie e la competitività di un numero altrettanto elevato di imprese.
Si tratta di rincari molto pesanti che, secondo l’Ufficio studi della CGIA di Mestre, le misure adottate dal Governo non sono finora riuscite a compensare.
Pur avendo stanziato oltre 2,35 miliardi di euro per contenere il prezzo alla pompa di benzina e gasolio, l’impatto degli aumenti continua infatti a essere di gran lunga superiore. In linea puramente teorica, i 2,35 miliardi di tagli alle accise introdotti finora per il 2026 hanno sterilizzato gli aumenti di soli 2 mesi su 12.

Spesa carburanti + 13,6 miliardi
Con i prezzi alla pompa di benzina e diesel in modalità self service attestatisi, nell’ultima settimana, rispettivamente attorno ai 2 e ai 2,10
euro al litro — con un rincaro, rispetto al periodo a ridosso dell’inizio del conflitto nel Golfo Persico, del +19,3 cento per la verde e del +21,5
per cento per il gasolio — l’Ufficio studi della CGIA di Mestre prevede, per il 2026, un aggravio complessivo a livello nazionale pari a circa 13,6 miliardi di euro rispetto al 2025, con un incremento del 20,4 per cento.
Un aggravio che su base mensile si aggira attorno a 1,1 miliardi di euro.
A livello territoriale, gli aumenti più marcati in termini percentuali si dovrebbero registrare in Basilicata, dove l’aumento raggiungerebbe il 21,6 per cento (+9,8 milioni di euro al mese).
Seguono la Campania e la Puglia, entrambe con un incremento del 21,3 per cento: nel primo caso l’impatto economico mensile è stimato in 89 milioni di euro, nel secondo in quasi 70 milioni (vedi tabella).
Gli aumenti più marcati in termini assoluti nel periodo 2025-26 si sono registrati invece in Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, Lazio e Sicilia (vedi tabella).
Un quadro che evidenzia come l’andamento dei prezzi dei carburanti continui a produrre effetti significativi e disomogenei sul territorio nazionale, con ricadute particolarmente rilevanti per famiglie e imprese delle regioni del Mezzogiorno

La tabella

Informazioni
Le stime sul prezzo della benzina e del diesel sono calcolate a partire dai dati sui consumi 2025 del Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica (MASE) e sui prezzi medi dei 2 carburanti nel 2025 (benzina 1,733 euro al litro e gasolio 1,653 euro al litro); sono stati ipotizzati per il 2026 gli stessi livelli di consumo del 2025 e prezzi medi pari a 1,950 euro per la benzina e di 2,050 euro per il gasolio: si tratta di stime di prezzi medi annui inferiori a quelli registrati mediamente dal MASE per la settimana dal 27 luglio al 2 agosto (1,997 € al litro per la benzina e 2,097 per il gasolio) e che si verificherebbero su base annua ipotizzando questi ultimi prezzi costanti per il periodo agosto-dicembre 2026. Si fa presente che i prezzi fanno riferimento alla rete stradale in modalità self-service

Dove trovare i soldi?
Dopo l’approvazione del Parlamento della risoluzione del Governo, che ha annunciato l’intenzione di chiedere alla Commissione europea
l’attivazione della clausola di salvaguardia per escludere le spese per l’energia dai vincoli del Patto di Stabilità, analogamente a quanto
avverrà per quelle destinate alla difesa, si apre ora la fase del confronto con Bruxelles.
Se arriverà il via libera, le risorse aggiuntive – quasi 14,5 miliardi di euro da spendere nell’arco di tre anni – non saranno comunque disponibili prima del prossimo autunno e saranno finanziate attraverso un ulteriore incremento del debito pubblico. La richiesta
avanzata dal Governo è sicuramente condivisibile secondo la CGIA di Mestre.
Tuttavia, si solleva un dubbio. Pur essendo destinate a finanziare interventi per accelerare la transizione ecologica e non misure di riduzione dei prezzi, di fronte all’urgenza di sostenere famiglie e aziende alle prese con il caro carburanti e il peso delle bollette, è davvero inevitabile ricorrere a nuovo debito?
Una strada alternativa, secondo l’Ufficio studi della CGIA di Mestre, non potrebbe essere quella di intervenire sulla spesa pubblica? Nel 2026, al netto degli interessi, le uscite dello Stato raggiungeranno il livello record di quasi 1.090 miliardi di euro: una riduzione anche solo dell’1 per cento libererebbe quasi 11 miliardi di euro, risorse che potrebbero essere destinate a contenere gli aumenti dei prezzi di benzina, diesel, luce e gas.
È vero che una parte consistente di questa spesa è già stata impegnata e nessuno, tanto meno noi, ha in mente di intervenire tagliando lo stato sociale. Ci mancherebbe altro. Tuttavia, esistono ancora capitoli di bilancio sui quali sarebbe possibile intervenire, tagliando sprechi e inefficienze, evitando così di scaricare l’intero costo dell’emergenza energetica sulle future generazioni attraverso un nuovo aumento del debito: conclude CGIA di Mestre.