(Sesto Potere) – Bologna – 31 luglio 2026 – Nei giorni scorsi l’Assemblea legislativa regionale dell’Emilia-Romagna ha approvato il progetto di legge regionale che disciplina le procedure per l’accesso al suicidio medicalmente assistito da parte delle persone che si trovano nelle condizioni individuate dalla Consulta.
La proposta di legge, composta da dodici articoli e costruita sulla base del modello già adottato dalla Toscana, garantisce criteri omogenei, trasparenti e uguali su tutto il territorio regionale.
Il provvedimento legislativo riguarda esclusivamente le persone affette da patologie irreversibili, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche ritenute intollerabili, tenute in vita da trattamenti di sostegno vitale e pienamente capaci di assumere decisioni libere e consapevoli.
Prima di ogni valutazione, il paziente dovrà ricevere un’informazione completa sulle possibilità terapeutiche disponibili, comprese le cure palliative, mentre la verifica dei requisiti sarà affidata alle strutture del Servizio sanitario regionale attraverso procedure rigorose e multidisciplinari.
Elemento centrale della legge è l’istituzione della Commissione di valutazione multidisciplinare (Covam), prevista su base territoriale di Area vasta e composta da medici specialisti, palliativisti, anestesisti-rianimatori, medici legali, psichiatri, farmacologi o farmacisti, psicologi e infermieri.
Il provvedimento ha già visto il commento di esponenti politici, come per esempio la consigliera regionale del Partito Democratico Valentina Ancarani.
Oggi interviene Vincenzo Bongiorno, vicesindaco di Forlì ed esponente di Fratelli di Italia, che in una nota dichiara: “Sta facendo discutere l’approvazione da parte del Consiglio Regionale dell’Emilia-Romagna, il 23 luglio scorso, della Legge che disciplina l’accesso al suicidio medicalmente assistito. L’approvazione è avvenuta con i voti favorevoli di Pd, Avs, Civici e Movimento 5 Stelle, e con la contrarietà di Fratelli d’Italia, Forza Italia, Rete Civica e Lega. Contrariamente ad alcune opinioni di chi l’ha approvata, in questa Legge non vedo alcun passo di civiltà. Quale idea di persona e di società vogliamo promuovere? Sostenere il suicidio medicalmente assistito è affermare che la vita vale finché conserva determinate condizioni di autonomia e benessere. Cambia inevitabilmente il modo di guardare alla fragilità, come se una vita segnata dalla malattia e dalla disabilità possa valere meno di un’altra”.
“Ho il massimo rispetto per la sofferenza di chi è chiamato alla durissima prova di affrontare una malattia grave, irreversibile, e credo sia umano poter anche arrivare a pensare di non farcela più. Questa disperazione va sconfitta insieme e chiede ancora maggiore vicinanza, non l’abbandono alla dimensione individuale di ognuno. La risposta non può essere anticipare la morte, bensì rafforzare la relazione di cura, sostenere le famiglie e garantire un accesso reale per tutti alle cure palliative”: afferma Vincenzo Bongiorno.
“L’esperienza di altri Paesi insegna che ciò che nasce come eccezione può diventare, con il tempo, una soluzione sempre più ordinaria. Theo Boer, professore di bioetica in Olanda, a dieci anni dall’introduzione dell’eutanasia nel suo Paese ha osservato che la legalizzazione della morte medicalmente assistita ha portato a un cambiamento della coscienza collettiva: da morte riservata a casi particolari, è diventata, nel tempo, il modo automatico di morire”: continua Vincenzo Bongiorno.
“La vera sfida è assicurare a ogni persona il diritto effettivo a essere accompagnata, curata e mai lasciata sola, eliminando o riducendo drasticamente il dolore fisico con terapie mirate. È su questo terreno che una società misura davvero il valore che attribuisce alla dignità umana, all’insegna della civiltà”: conclude Vincenzo Bongiorno.

