(Sesto Potere) – Bologna – 24 luglio 2026 – Venerdì 24 luglio 2026 , anche in Emilia-Romagna si è svolta la mobilitazione nazionale promossa da FeLSA CISL (Federazione Lavoratori Somministrati Autonomi Atipici) per far sentire forte la voce dei rider sul tema del lavoro, del compenso, della salute e della sicurezza.
FeLSA CISL sollecita con forza una convocazione urgente presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali , per dare seguito alla richiesta già avanzata il 16 luglio scorso volta a ottenere un indennizzo economico per le ore di sospensione dell’attività lavorativa causate dalle ordinanze regionali e comunali.
“Esprimo tutta la vicinanza e la solidarietà della Regione Emilia-Romagna alle lavoratrici e ai lavoratori che oggi a Bologna partecipano alla manifestazione promossa dalla Felsa Cisl. Non è accettabile che, in una Repubblica fondata sul lavoro, ci sia ancora chi è costretto a scegliere tra la sicurezza e il reddito, tra lavorare in condizioni ambientali potenzialmente pericolose e rinunciare a una parte importante del proprio salario. Per i rider, purtroppo, è ancora così: un sistema che di fatto ripropone il cottimo e il rifiuto del Governo di garantire un ammortizzatore sociale in caso di sospensione dell’attività dovuta alla crisi climatica lasciano i lavoratori senza adeguate tutele. Questa situazione deve cambiare. Occorre riformare il sistema di inquadramento e di retribuzione e garantire la cassa integrazione climatica a tutte le categorie che svolgono il proprio lavoro in condizioni di potenziale rischio”: commenta l’assessore al Lavoro della Regione Emilia-Romagna, Giovanni Paglia, in un messaggio inviato alla manifestazione organizzata oggi a Bologna dalla Felsa Cisl a favore dei rider.
Il sindacato chiede il superamento del cottimo, un indennizzo nei casi di sospensione dell’attività dovuta a eventi climatici estremi e maggiori tutele per la salute e la sicurezza dei rider.
“In Emilia-Romagna- prosegue l’assessore– abbiamo provato a dare una prima risposta con l’ordinanza caldo, imponendo alle piattaforme di integrare il rischio calore nell’algoritmo, aggiornando i tempi di percorrenza, le distanze massime e altre variabili nei giorni di bollino rosso in modo da mitigare il rischio, e fornendo a tutte le lavoratrici e lavoratori dispositivi di protezione. A quanto ci risulti, ad oggi, la risposta delle aziende è stata sospendere il servizio”.
“Non è quello che volevamo e vogliamo- conclude Paglia-, perché questo significa scaricare per intero su chi lavora il tema della salute e della sicurezza, in contrasto con le nostre leggi e la nostra Costituzione. Per questo è importante che tutte le parti sociali e le istituzionali continuino a battersi insieme per una soluzione diversa”.

