(Sesto Potere) – Bologna – 18 luglio 2026 – Nella notte del 16 luglio, gli agenti della Polizia di Stato di Bologna hanno tratto in arresto un cittadino italiano classe 2004, responsabile di un’aggressione ai danni di un infermiere in servizio presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale Maggiore di Bologna.
A seguito di una segnalazione gli Operatori della Questura sono giunti sul posto e hanno individuato il soggetto nelle immediate vicinanze dell’atrio dell’ospedale, grazie alle indicazioni fornite dal personale sanitario.
Secondo la ricostruzione dei fatti, l’infermiere, nel tentativo di prestare soccorso all’uomo, che era stato notato disteso a terra all’interno del pronto soccorso ortopedico, è stato improvvisamente colpito con un violento pugno al volto. Il sanitario ha riportato lesioni guaribili in 5 giorni.
Il soggetto, privo di documenti al momento del controllo, è stato accompagnato presso gli Uffici della Questura per gli accertamenti.
A carico del ragazzo, sono emersi diversi precedenti di Polizia per reati contro il patrimonio e la persona, nonché la sottoposizione a una misura cautelare dell’obbligo di dimora nel comune di San Miniato (PI).
L’arrestato è stato posto a disposizione dell’Autorità Giudiziaria per il reato di lesioni personali aggravate ai danni di un sanitario, in attesa del rito direttissimo fissato per la giornata di ieri.
Il caso descritto non è nuovo. A Bologna, i pronto soccorso del Policlinico Sant’Orsola e dell’Ospedale Maggiore sono i punti più critici, con recenti episodi di violenza e percosse. I due ospedali sono stati teatro di gravi episodi, inclusi casi di operatori colpiti con pugni, calci e tentativi di strangolamento.
In Emilia-Romagna si registrano in media 7 aggressioni al giorno, per un totale di 2.715 casi annui. L’89,1% è di natura verbale (insulti e minacce), mentre i restanti casi sono aggressioni fisiche o danni alle strutture.
Le categorie del settore sanitario più colpite sono: infermieri, i più esposti (con il 59,6% dci aggressioni subite), seguiti da medici (15,8%) e operatori socio-sanitari (11,4%). Nel 68% dei casi gli aggressori sono gli stessi pazienti, spesso in stato di alterazione psicofisica o per abuso di sostanze. Il 90% delle violenze avviene nel settore pubblico

