martedì, Luglio 7, 2026
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Energia, il 34% degli italiani le vuole, sì, ma ad oltre 100 km di distanza

(Sesto Potere) – Roma – 7 luglio 2026 – Dalle ondate di calore agli eventi meteo estremi, dal caro bollette a quello dei carburanti, in Italia i cittadini e le cittadine hanno le idee chiare. Per contrastare la crisi climatica, ridurre la dipendenza dall’estero e il costo della bolletta, e al tempo stesso fronteggiare la “cooling poverty”, ovvero la “povertà da raffrescamento” dovuta all’impossibilità di acquistare un climatizzatore o di sostenerne i costi di utilizzo. La Penisola dovrebbe accelerare su rinnovabili, accumuli e reti.

A chiederlo al Governo è il 44% dei cittadini secondo i quali l’Esecutivo deve incentivare la produzione e l’impiego delle fonti pulite (è la risposta più caldeggiata dal campione), mentre il 69% si dichiara favorevole ad avere impianti eolici o fotovoltaici nelle vicinanze: in particolare il 38% dice che li accetterebbe entro i 10 km da casa, e il 31% li accoglierebbe entro i 50 km di distanza.

Una risposta importante alla cosiddetta “sindrome NIMBY” (“Not In My Back Yard”, ovvero “non nel mio giardino”), promossa da minoranze rumorose che condizionano spesso le politiche nazionali, regionali e locali.

Sondaggio Ipsos

È quanto emerge in estrema sintesi dal nuovo sondaggio Ipsos “Rigenerare il futuro” realizzato per la XIII edizione dell’ “Ecoforum nazionale sull’economia circolare” di Legambiente, Kyoto Club, Nuova Ecologia e presentato a Roma il 1 luglio.

Legambiente dice che sul fronte delle azioni politiche, serve un lavoro corale e di squadra da parte di Governo e amministrazioni locali: quest’ultime per il 35% degli intervistati devono snellire i processi autorizzativi.

Bocciato il Governo Meloni su fossili

Bocciata, invece, la politica energetica pro fossili e nucleare del Governo. Per il 65% del campione l’Italia paga lo scotto di una forte dipendenza dal petrolio e dalle fonti fossili, uno dei principali motivi che creano instabilità politica e conflitti nel mondo.

Sui potenziali benefici del nucleare, per oltre il 50% degli intervistati l’atomo non porterà benefici immediati ma proiettati a lungo termine (tra i 10 e i 20 anni) non rispondendo così alle urgenze del presente per famiglie e imprese.

Inoltre, la stragrande maggioranza del campione (66%), conferma di non volere centrali nucleari: il 32% non le vuole per niente, mentre il 34% le vuole oltre i 100 km di distanza.

Economia circolare altra leva strategica

A questi dati si aggiungono quelli sull’economia circolare, altra leva strategica per il Paese su cui, però, occorre accelerare il passo recuperando i ritardi accumulati e sciogliendo le questioni irrisolte. In generale cresce la conoscenza dei cittadini sull’economia circolare che passa dal 70% dello scorso anno all’attuale 78%.

Inoltre, per il 45% degli intervistati andrebbe valorizzato il primato UE dell’Italia, paese con la più alta percentuale di riciclo dei rifiuti totali (urbani e speciali, pari al 92,6%).

Un dato in generale importante, anche se non bisogna dimenticare che ad oggi l’Italia, denuncia Legambiente, è ancora lontana dal target del 65% di avvio al riciclo dei rifiuti urbani entro il 2035 dettato dalle normative europee e questo si traduce in una mancanza di materiali per far lavorare a regime gli impianti e in un inadeguato recupero di materie prime critiche strategiche. 

I nodi da sciogliere per Legambiente e le proposte al Governo

Di fronte a questo quadro, l’associazione ambientalista, torna a chiedere al Governo interventi e politiche concrete ed efficaci sia sul fronte delle rinnovabili – snellendo gli iter burocratici, investendo su reti e accumuli, per realizzare tanti impianti, a partire da quelli di taglia grande – sia nell’ambito dell’economia circolare, in particolare su due priorità.

La prima è il completamento degli interventi previsti dal PNRR (impianti per prodotti assorbenti per la persona, per il riciclo dei RAEE, etc), sciogliendo i diversi nodi e velocizzando gli iter di autorizzazione e realizzazione degli interventi avviati.

A tal proposito è urgente che tutte le Regioni adeguino il proprio Piano regionale rifiuti al Programma nazionale per la gestione dei rifiuti (la scadenza era a fine 2023), così da poter renderlo coerente con le normative europee e poter accedere ad ulteriori fondi, come quelli di coesione per poter portare avanti interventi e investimenti sull’economia circolare anche oltre il PNRR.

La seconda priorità è favorire l’impiego delle materie prime seconde, passando per il continuo miglioramento dei sistemi di raccolta differenziata e completando la rete degli impianti di riciclo.

In particolare, su questo fronte occorre in primis semplificare l’iter tortuoso di approvazione dei decreti End Of Waste (EOW) e ampliare il mercato incrementando il loro utilizzo nei cicli industriali. Una specifica attenzione lo meritano le materie prime critiche da ottenere attraverso il riciclo dei RAEE, combinando la presenza impiantistica con un’efficace e capillare sistema di raccolta dedicato, sotto la regia di Palazzo Chigi.