(Sesto Potere) – Cesena – 10 giugno 2026 – “Abbiamo assistito a una reazione istituzionale e politica che riteniamo profondamente sproporzionata e punitiva rispetto allo striscione appeso da alcuni ragazzi del nostro liceo. Basta leggere cronache e commenti per capire come i nostri compagni siano diventati carne da macello per la propaganda politica, con un’amministrazione comunale pronta a gridare immediatamente al razzismo e all’offesa alla città”.
A parlare, in qualità di rappresentanti della Consulta provinciale degli studenti di Forlì-Cesena per il Liceo Vincenzo Monti di Cesena, sono Gabriele Bernabini e Nicola Rughi, che commentano i fatti dei ragazzi del liceo Monti che l’ultimo giorno di scuola hanno appeso uno striscione ‘L’Italia agli italiani’ innescando una forte polemica politica.
“La scuola non può e non deve diventare un luogo di propaganda o di dogmatismo ideologico di parte – continuano Gabriele Bernabini e Nicola Rughi. -. Se un’espressione studentesca viene punita solo perché non se ne condivide il colore politico o lo slogan, allora viene meno ogni pretesa di neutralità educativa. Pretendiamo docenti che insegnino il pensiero critico, non guardiani ideologici pronti a reprimere ogni voce che esca dai binari del pensiero unico. La scuola dovrebbe essere infatti il luogo del confronto, della crescita e anche del dissenso. Si può essere d’accordo o meno con il contenuto di uno striscione, ed è legittimo discuterne, ma la risposta non può essere la sanzione disciplinare o la condanna pubblica. Definire una frase come ‘L’Italia agli italiani’ una colpa da punire severamente significa creare un precedente pericoloso e criminalizzare un’opinione”.
Per Gabriele Bernabini e Nicola Rughi, dietro c’è altro: “La fretta con cui sono stati individuati e sanzionati gli autori del gesto dimostra, a nostro avviso, che l’obiettivo non era educare, ma dare una punizione esemplare anche per compiacere la giunta comunale e l’assessore Baredi. Colpisce l’ipocrisia di una certa sinistra locale, che si riempie la bocca di parole come inclusione e città aperta, ma poi mostra intolleranza e foga censoria verso qualunque voce si discosti dalla propria visione. Non accetteremo mai che il liceo Monti diventi un tribunale politico”.
“Sanzionare questi ragazzi non insegna il rispetto della comunità, ma che esprimersi è pericoloso – dichiarano i due rappresentanti della Consulta -. Questo è il messaggio più anti-educativo che la scuola possa trasmettere alle nuove generazioni. Le sanzioni vengano ridiscusse e al posto dei provvedimenti punitivi si apra finalmente un tavolo di confronto reale e paritario. Se la politica e le istituzioni scolastiche hanno paura di uno striscione, il problema non sono i ragazzi che lo hanno appeso, ma chi non ha più la forza o la voglia di ascoltarli. Noi continueremo a difendere il diritto di parola di ogni singolo studente del liceo Monti, con fermezza e senza fare passi indietro”.

