(Sesto Potere) – Strasburgo – 22 maggio 2026 – Portare ancora una volta nel cuore delle Istituzioni europee la voce delle Banche di Credito Cooperativo,ribadendo la necessità di un quadro normativo capace di riconoscere non solo la dimensione quantitativa delle BCC ma anche la loro funzione economica, sociale e territoriale.
È questo il messaggio al centro della missione di studio e formazione a Basilea e Strasburgo (dal 18 al 21 maggio) promossa dalla Federazione delle BCC dell’Emilia-Romagna in collaborazione con Federcasse e con il contributo di Fondosviluppo, che ha visto la partecipazione dei rappresentanti delle nove banche regionali aderenti, insieme al presidente e al direttore della Federazione, Mauro Fabbretti e Valentino Cattani, e al direttore generale di Federcasse, Sergio Gatti.
Oltre agli incontri con i rappresentanti delle Casse Raiffeisen svizzere, il cuore formativo, ma anche politico e istituzionale della missione è stato il confronto al Parlamento europeo a Strasburgo, dedicato alla revisione del quadro regolamentare bancario europeo, alle concrete richieste che la cooperazione di credito italiana sta formulando e alla funzione economico-sociale del Credito Cooperativo nell’economia reale italiana.
All’incontro hanno preso parte, tra gli altri, gli europarlamentari italiani Stefano Cavedagna, Giovanni Crosetto, Irene Tinagli, Marco Falcone, Gaetano Pedullà, Francesco Ventola e Denis Nesci, membri della commissione ECON e impegnati sui dossier economici e monetari, insieme a rappresentanti del mondo produttivo, cooperativo e istituzionale, fra i quali Giuseppe Guerini, presidente di Cooperatives Europe, e Francesca Brunori, Director of Financial Affairs di Confindustria.

Al dibattito è intervenuto anche Guido Borgato, attaché finanziario presso la Rappresentanza Permanente dell’Italia presso Unione Europea, che ha l’attenzione dedicata ai temi della proporzionalità e dell’equilibrio delle regole, in un contesto di neutralità “societaria” e preservazione della solidità del quadro normativo, come veicolo per la competitività. Al termine del confronto si è tenuto, poi, un incontro con l’europarlamentare Stefano Bonaccini che ha presentato il piano di investimenti della UE nei prossimi sette anni.
“La nostra missione europea nasce dalla volontà di conoscere sempre meglio i meccanismi del processo legislativo dell’Unione e far conoscere sempre più in profondità le caratteristiche del Credito Cooperativo del nostro Paese e il ruolo che le BCC svolgono ogni giorno nei territori – dichiara Mauro Fabbretti, presidente della Federazione BCC dell’Emilia-Romagna. Ai nostri europarlamentari abbiamo ribadito, insieme a Federcasse, la necessità di superare una lettura fondata quasi esclusivamente sugli attivi e sulla dimensione patrimoniale chiedendo che le regole prudenziali e gli adempimenti tengano conto anche di criteri qualitativi: modello mutualistico, assenza di finalità speculative, reinvestimento degli utili per almeno il 70% in patrimonio non divisibile, radicamento territoriale, sostegno a famiglie, PMI ed enti del Terzo Settore, presenza capillare attraverso oltre 4.100 filiali in tutta Italia”.
Un tema decisivo, in un contesto in cui la progressiva riduzione della presenza fisica delle banche nei territori rischia di accentuare divari economici e sociali. Le BCC, al contrario, continuano a rappresentare un presidio di relazione, di fiducia e di accesso al credito nelle metropoli e nelle comunità locali, in particolare nelle aree interne, rurali e periferiche, dove la presenza bancaria non è soltanto un servizio, ma un fattore di tenuta del tessuto economico e civile.
“La legislazione comunitaria non è qualcosa di distante: incide direttamente sull’economia reale, sulla capacità delle banche di accompagnare famiglie e piccole e medie imprese, sulla possibilità dei territori di continuare a crescere – prosegue Fabbretti. Per questo abbiamo voluto capire, ascoltare, approfondire le tematiche e portare anche a Strasburgo le nostre istanze di proporzionalità e biodiversità bancaria. Le BCC non chiedono eccezioni e sconti sulle regole di stabilità, ma il riconoscimento di una specificità: servono norme coerenti con la funzione che svolgiamo, perché mantenere il Credito Cooperativo attivo ed efficace nei territori non è un obiettivo solo nostro, ma un interesse dell’intero sistema politico, civile ed economico. In questo senso ritengo simbolica e importante la presenza all’incontro e le dichiarazioni di sostegno alla cooperazione di credito degli europarlamentari di tutto l’arco parlamentare“.
Le richieste della cooperazione di credito
Il confronto al Parlamento europeo si inserisce in una fase particolarmente delicata: la Commissione europea ha, infatti avviato il percorso di revisione del quadro regolatorio bancario, con l’obiettivo di rafforzare la competitività del sistema finanziario europeo.
Per il Credito Cooperativo, questa revisione rappresenta un’occasione decisiva per correggere squilibri e automatismi che rischiano di penalizzare le banche di comunità, applicando loro oneri pensati per grandi gruppi bancari con modelli di business profondamente diversi.
Le richieste portate da Federcasse si articolano in tre direttrici: in primo luogo, il riconoscimento, nella normativa bancaria europea delle banche che presentano i connotati dell’Economia sociale secondo la definizione della Commissione UE.

Le BCC rientrano pienamente nel perimetro dell’Econimia sociale come soggetti a pieno titolo dell’economia sociale; in secondo luogo, l’innalzamento della soglia quantitativa oggi prevista (5 miliardi di euro di attivo) per la definizione degli enti piccoli e non complessi, accompagnato dall’introduzione di criteri qualitativi legati all’essere soggetti bancari mutualistici; infine, l’applicazione piena e strutturale del principio di proporzionalità e del principio di adeguatezza (come recita l’art. 5 dei Trattati UE) nel processo di revisione e valutazione prudenziale, così da evitare che adempimenti e requisiti non coerenti con il profilo di rischio riducano la capacità delle BCC di servire l’economia reale e il riconoscimento dei Gruppi bancari cooperativi.
“È importante chiarire che non chiediamo affatto un indebolimento delle regole in materia di stabilità – sottolinea Sergio Gatti, direttore generale di Federcasse –. Il Credito Cooperativo italiano è solido, patrimonializzato e ha dimostrato di saper contribuire alla stabilità complessiva del sistema finanziario. Chiediamo, piuttosto, regole più semplici, più proporzionate e più coerenti con il nostro modello di banca. Le BCC non sono imprese capitalistiche né grandi intermediari internazionali: sono banche cooperative a mutualità prevalente, raccolgono risparmio nei territori e lo trasformano in credito per famiglie, microimprese, PMI, artigiani, agricoltori, Terzo Settore e comunità locali. Riconoscere concretamente questa specificità significa liberare energie e risorse che, per missione, vengono destinate all’economia reale“.
“La competitività europea non può essere misurata solo sulla scala dimensionale: deve includere coesione sociale, presidio dei territori e biodiversità bancaria. Per questo chiediamo che il modello italiano dei Gruppi bancari cooperativi e delle BCC trovi finalmente un riconoscimento adeguato nell’ordinamento europeo. Su questo percorso abbiamo chiesto ai nostri europarlamentari di essere decisi: in gioco c’è la capacità delle BCC di sostenere ancora meglio il tessuto economico e sociale delle nostre comunità. Le diverse transizioni necessitano di investimenti. Potremo concedere ancora più risorse rispetto ai poco meno di 150 miliardi di euro di crediti che le BCC hanno già nei propri portafogli”: conclude il direttore generale di Federcasse.

