(Sesto Potere) – Roma – 23 aprile 2026 – ‘Gli italiani si dichiarano abbastanza soddisfatti del luogo in cui vivono (61%), ma solo uno su quattro si dice molto soddisfatto (25%). I fattori che generano benessere sono tranquillità e senso di comunità, qualità dell’ambiente e aree verdi, sensazione di sicurezza, costo della vita adeguato. A incidere sono anche servizi efficaci e buone occasioni di socializzazione. Quando questi fattori mancano, subentra il disagio. Le principali criticità riguardano servizi, trasporti, lavoro e sicurezza’.
È quanto emerge dal terzo Rapporto One Health ‘Il valore sociale delle città. Periferie vitali: la nuova frontiera del vivere urbano’, uno studio (*) realizzato dal Campus Bio-Medico di Roma in collaborazione con l’Istituto Piepoli, presentato oggi alla Camera dei deputati (foto a lato).

CRESCITA URBANA E PERIFERIE
Le periferie, è emerso nel corso dell’evento, sono una leva strategica per il futuro delle città: non più luoghi marginali, ma spazi vitali per costruire modelli urbani più sostenibili, inclusivi e vivibili. Negli ultimi decenni, evidenziano gli opinion leader, si è passati da una crescita urbana rapida, caotica e spesso speculativa a una maggiore attenzione alla vivibilità.
Il Rapporto insiste su una distinzione cruciale: le periferie non sono tutte uguali. Esistono periferie storiche, dove si può contare sulla stanzialità delle persone; periferie ‘fabbriche di cittadinanza’, ad alta immigrazione; nuove periferie ‘ricche’, ma anonime; periferie rigenerate, come nel caso del quartiere romano di Trigoria, dove l’iniziativa di interesse generale del Campus Bio-Medico ‘sta trasformando, in linea con il paradigma One Health, il rischio di emarginazione e vulnerabilità in nuove opportunità di sviluppo, servizi e identità condivisa in alleanza con l’Amministrazione’.
DALLA RIQUALIFICAZIONE ALLA RIGENERAZIONE
Gli esperti propongono di superare il concetto di riqualificazione urbana e puntare sulla rigenerazione, che interviene anche su tessuto sociale, economia locale, transizione ecologica di prossimità. Il centro offre opportunità e servizi, ma presenta costi elevati, caos e disorganizzazione; la periferia è percepita come più vivibile, con aree verdi e meno smog, ma soffre di isolamento e carenze nei servizi. Le principali priorità di intervento, allora, riguardano: trasporti pubblici (per il 40% degli italiani devono essere più efficienti); sicurezza e ordine pubblico (34%); opportunità di lavoro (34%); servizi sanitari e assistenza alle persone (33%); qualità ambientale e spazi verdi (30%). Un dato significativo riguarda le preferenze abitative: il 30% degli italiani sceglierebbe di vivere in una periferia ben servita. Il pieno centro attrae solo il 16%.
IL VALORE DELLA CASA
La casa è vissuta come rifugio, ma non come isola, ciò che conta è il contesto, ovvero il quartiere, i collegamenti, gli spazi verdi, la comunità. Per il 53% degli intervistati si vive bene se la casa è in un quartiere tranquillo e in un contesto salubre; per il 49% se la casa ha dimensioni adeguate; per il 47% se si trova in un quartiere dotato di servizi essenziali; per il 45% degli italiani la casa deve essere ben collegata con i mezzi pubblici.
COLLABORAZIONE PUBBLICO-PRIVATA
Con riferimento all’iniziativa pubblica, emergono forti difficoltà perché gli iter autorizzativi hanno tempistiche diverse da quelle di cui ha bisogno il territorio. Occorre, pertanto, uno sforzo legislativo e di processo che renda più fluida ed efficace la condivisione degli obiettivi e l’individuazione degli strumenti.
Secondo il Rapporto, per gli italiani, i principali responsabili del miglioramento dei luoghi dove si vive e anche i più assenti sono le istituzioni: i Comuni (per il 72% degli intervistati), le Regioni (58%), lo Stato (49%). Al contrario, associazioni di volontariato, parrocchie, comunità di quartiere e Terzo Settore mostrano indici di efficacia molto superiori pur avendo risorse limitate.
LA VISIONE ONE HEALTH
Il Rapporto ribadisce che salute umana, ambiente e contesto sociale sono strettamente interconnessi e devono essere sviluppati in modo integrato. La visione è quella di un passaggio da un sistema centro-centrico, con un centro forte e periferie deboli, a un modello poli-centrico, costituito da quartieri autonomi, interconnessi, ciascuno con la propria vocazione, tutti insieme essenziali per la qualità della vita urbana.
In questo quadro, il paradigma One Health è un orientamento concreto: progettare e abitare i luoghi, hanno fatto sapere gli esperti, significa ‘prendersi cura della salute e del bene comune’. Nel pensare al futuro delle città e dei luoghi da vivere, le persone confermano flessibilità, apertura, ma anche attese. Per il 38% degli intervistati nel futuro i piccoli centri saranno più vivibili delle grandi città, mentre il 27% si è detto molto d’accordo sul fatto che le città di medie dimensioni saranno sempre più attrattive; il 46%, invece, non condivide la possibilità che la qualità della vita sarà sempre migliore in centro rispetto alla periferia.
I COMMENTI
‘Le periferie non sono l’anello debole delle nostre città, sono la domanda più urgente che le nostre città ci rivolgono- ha detto Carlo Tosti, presidente Università Campus Bio-Medico e Fondazione Policlinico UCBM- Il terzo Rapporto ‘One Health’ del Campus Bio-Medico ci spiega che le periferie sono vitali, non marginali. Sono luoghi di vitalità sociale e culturale, sono spesso ‘fabbriche di cittadinanza’, luoghi dove la città si costruisce ogni giorno. Ci ricorda, inoltre, che la rigenerazione non è solo riqualificazione, non è sostituire il vecchio con il nuovo, ma un processo di ascolto, cura e attenzione al tessuto sociale, economico e ambientale’.
Infine, ha continuato Tosti, il Rapporto ‘evidenzia come il ruolo delle istituzioni universitarie e assistenziali abbia un elevato potenziale di sviluppo in termini di prossimità concreta ai bisogni dei nostri cittadini nell’intero arco della vita. Il Campus Bio-Medico è disposto a mettere ancora una volta, in alleanza con cittadini e istituzioni, le proprie competenze cliniche, di ricerca scientifica, formative accademiche e di terza missione universitaria per contribuire alla costruzione di una ‘città policentrica’ che questa ricerca indica come la risposta più efficace alle sfide della nostra Capitale e della Nazione’.
Ha aggiunto Domenico Mastrolitto, Direttore Generale Campus Bio-Medico SpA: ‘Quattro anni fa il Campus ha avviato un nuovo percorso di ricerca, promuovendo per la prima volta in Italia e in Europa un Rapporto annuale sul ‘One Health’, un approccio alla salute integrale che unisce sostenibilità ambientale e sociale, mettendo la persona in connessione con il mondo. Quest’anno il focus è sulle città, perché parlarne significa occuparsi della nostra Casa comune, assumendo una responsabilità condivisa per migliorare la qualità della vita e i servizi, con uno sguardo rivolto alle future generazioni. Le periferie rappresentano spesso le aree più fragili, ma anche quelle con le maggiori opportunità di sviluppo. Per questo crediamo che il paradigma ‘One Health’ debba uscire dai laboratori ed entrare nelle politiche urbane, la salute si costruisce anche nella qualità degli spazi di relazione, nel verde accessibile, nella prossimità dei servizi e nella coesione sociale’.
INFO METODOLOGIA
(*) Lo studio, che ha incrociato il giudizio di sedici opinion leader, scelti tra accademici, urbanisti, esperti della salute, amministratori, con quello di un campione rappresentativo di mille cittadini italiani, fotografa lo stato delle città italiane e il loro rapporto con le periferie, viste come una nuova frontiera del vivere urbano, secondo l’approccio One Health, che integra salute umana, ambientale e sociale.

