(Sesto Potere) – Bologna – 8 gennaio 2026 – Come è stato possibile che dei poliziotti abbiano ammazzato dei carabinieri? Perché Bologna? Cosa provavate a vivere in città in quegli anni? Tante domande, una sola risposta: “Avevamo paura di andare fuori alla sera perché dicevamo: ‘Ci sono quelli della Uno Bianca’. Avevamo paura”.
È stato un mattinee denso di emozione la proiezione di “Uno Bianca, mirare allo Stato” avvenuta oggi nell’Aula Magna della Regione Emilia-Romagna, in viale Aldo Moro, 30 a Bologna alla presenza dei registi del docufilm Roberto Guglielmi e Enza Negroni, degli studenti del Corso Doc Liceo Laura Bassi, dell’Istituto Rosa Luxemburg e delle scuole medie Farini di Bologna e di altri istituti emiliano-romagnoli.
“Vedere questa sala piena di studenti mi rende molto contento: è per questo che sono presidente della Associazione, perché non si perda memoria di quelle tragiche vicende” ha commentato Alberto Capolungo, presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime dalla banda della Uno Bianca, salutando i ragazzi.
“Uno Bianca, mirare allo Stato” è un’inchiesta storica promossa nel 2019 dall’Assemblea legislativa che esplora la Banda della Uno Bianca, un gruppo criminale guidato dai fratelli Savi che ha agito a Bologna, in Romagna e a Pesaro tra il 1987 e il 1994. Le loro azioni criminali hanno causato 23 morti e 114 feriti. Il documentario d’inchiesta, realizzato da Roberto Guglielmi e Enza Negroni con gli studenti del Corso Doc del Liceo Laura Bassi presenta testimonianze, fatti e immagini, evidenziando la complessità della vicenda della Uno Bianca e la necessità di una verità libera da compromessi.

Prima della proiezione Gugliemi e Negroni hanno sottolineato come il film, seppure realizzato sette anni fa “sia ancora straordinariamente attuale. Un documentario che ricorda a tutti come una democrazia per essere tale debba fondarsi sui valori di giustizia e verità, e che permette di continuare a interrogarsi su quella vicenda non solo in occasione delle commemorazioni ufficiali”.
La proiezione-dibattito di oggi si inserisce all’interno di “Uno Bianca per chi l’ha vista, una storia per chi non c’era“, un progetto di storia pubblica partecipata realizzato dall’Associazione dei familiari delle vittime della banda della Uno Bianca, con il supporto di una vasta rete di enti e associazioni, tra cui l’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna, Scripta.Bo Aps, la Rete degli Archivi di Bologna, l’Università di Bologna (Master in Giornalismo), l’Accademia di Belle Arti e l’Ordine dei Giornalisti dell’Emilia-Romagna, oltre a diversi archivi storici e enti di ricerca.
L’iniziativa mira a tramandare la memoria di questi eventi alle nuove generazioni, onorando le vittime e sensibilizzando la comunità attraverso le testimonianze della società civile, affinché non si dimentichi l’importanza della legalità e della giustizia.
Rientra all’interno di una serie di attività rivolte alla cittadinanza e previste grazie a un protocollo d’intesa sottoscritto dall’Assemblea legislativa con l’associazione che riunisce i familiari delle vittime per realizzare insieme, a partire dalle scuole, iniziative per mantenere viva la memoria delle vittime della banda della Uno Bianca, promuovendo la conoscenza storica dei crimini commessi e delle vicende giudiziarie e umane ad essi connesse.
Il protocollo si inserisce nel quadro delle politiche regionali di promozione della memoria storica e della cittadinanza attiva. Fra le attività previste dal protocollo figurano percorsi didattici, educativi e formativi, progetti culturali, attività di ricerca e documentazione, nonché iniziative volte a stimolare la riflessione critica e la partecipazione democratica.


