Parma, 2 aprile 2025 -. Tutti in piedi per cantare l’inno di Mameli, ma per un inconveniente tecnico la “base” non parte. E allora scatta un coro collettivo senza musica. Stamattina è iniziato così l’incontro nella sede dell’Unione degli Industriali della provincia di Parma in cui il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha incontrato i rappresentanti dell’industria agroalimentare italiana.
Un appuntamento, quello organizzato in vista della giornata nazionale del Made in Italy del prossimo 15 aprile, caratterizzato da una certa apprensione degli imprenditori della Food valley emiliana (tra cui Paolo Brilla, Lorenzo Beretta e Francesco Mutti) per l’annuncio dei dazi che il presidente Usa Donald Trump varerà in serata.
Un tema su cui il ministro Urso (in linea con il presidente di Federalimentare Paolo Mascarino, quello della Regione Michele De Pascale e di Annalisa Sassi che guida la Confindustria emiliano-romagnola), ha invitato ad evitare “colpi di testa”. Al contrario “chiederemo cautela nel reagire ai dazi con altri dazi per evitare un impatto negativo che colpirebbe fortemente un Paese come il nostro”, spiega il ministro, secondo cui è poi “opportuno accelerare la stipulazione di accordi bilaterali di libero scambio per accompagnare le nostre imprese in nuovi mercati in crescita nell’area indopacifica, puntando anche all’Africa e all’America Latina”. Infine “vanno previste misure compensative per i settori più esposti, e, soprattutto, bisogna puntare su una nuova politica industriale che tuteli il mercato interno”.
L’esponente del Governo rivendica da ultimo i risultati raggiunti dall’esecutivo Nel 2024 i nostri lavoratori hanno recuperato il potere d’acquisto sia perché l’inflazione è diminuita, sia perché si sono firmati numerosi contratti collettivi nazionali. È stato un anno di svolta in cui è cresciuta anche la produttività e gli investimenti esteri nel nostro Paese. Inoltre, abbiamo insediato il tavolo sull’agroindustria nell’ottica di favorire una visione di sistema indispensabile per il rilancio e la tutela del comparto”. Il Made in Italy, aggiunge il numero di Federalimentare Paolo Mascarino, “è uno dei migliori ambasciatori all’estero per qualità, sicurezza e sostenibilità dei prodotti com’è dimostrato dai dati dell’export, che nell’ultimo anno è cresciuto dell’8,6%. Tuttavia, le fibrillazioni che arrivano da occidente e da oriente ci spingono a riflettere su quali strategie dovremo adottare per restare competitivi e per continuare a incidere positivamente sul Pil nazionale”.
Come industria, sottolinea però Mascarino, “abbiamo bisogno di certezze per poter programmare gli investimenti, e di politiche nazionali e comunitarie che ci proteggano. In questo scenario, l’eventuale applicazione dei dazi americani al nostro export ci preoccupa”. Annalisa Sassi presidente di Confindustria Emilia-Romagna e vice di quella nazionale, Dobbiamo fare tutto il possibile per rilanciare l’eccellenza del settore a livello internazionale, anche individuando nuove opportunità e mercati grazie allo spirito di collaborazione e creatività che ci contraddistingue”.
Gabriele Buia, presidente dell’Unione degli industriali di Parma ricorda: “Con oltre mille imprese e 15.000 dipendenti, un fatturato di 9,2 miliardi e un valore delle esportazioni pari al 5% del totale nazionale, il comparto alimentare parmense rappresenta un unicum nel panorama italiano per qualità, diversificazione e apprezzamento dei suoi tanti prodotti sulle tavole di tutto il mondo. Un immenso patrimonio che contribuisce alla riconoscibilità internazionale del Made in Italy e che anche per questo va valorizzato”.
Il ministro Urso, nel pomeriggio, ha fatto visita anche alla Chiesi, colosso del settore farmaceutico, anche questo possibile bersaglio dei dazi statunitensi.