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Sanità, Nursing Up: disparità regionali in formazione incidono su competenze dei professionisti e qualità delle cure

(Sesto Potere) – Bologna – 9 febbraio 2026 – Nel nostro Servizio Sanitario Nazionale la formazione continua (ECM) degli infermieri, delle ostetriche e dei professionisti dell’assistenza presenta ancora marcate disomogeneità territoriali, nonostante l’obbligo ECM sia definito da regole ben precise di livello nazionale.

Il delicato tema, frutto di studio e analisi del sindacato Nursing Up (Associazione Nazionale Sindacato Professionisti Sanitari della Funzione Infermieristica autonomo di categoria), riguarda l’impianto della formazione continua ECM, che dovrebbe garantire aggiornamento professionale costante e condizioni di accesso omogenee sull’intero territorio nazionale.

Le norme nazionali pongono  tale responsabilità in capo ai professionisti, ma l’accesso reale alla formazione e l’impianto organizzativo e’ legato alle condizioni delle regioni

I Rapporti AGENAS 2022–2024 sulla formazione continua (ECM-Educazione Continua in Medicina) mostrano come l’organizzazione regionale della sanità abbia prodotto nel tempo modelli formativi differenziati. A parità di obblighi professionali, le condizioni concrete per adempiere all’ECM variano sensibilmente da Regione a Regione.

Le differenze riguardano l’offerta formativa, la possibilità di partecipare a eventi residenziali e sul campo, il supporto organizzativo e la copertura dei tempi di formazione all’interno dell’orario di lavoro.

A parere del sindacato Nursing Up “A parità di funzioni assistenziali, l’aggiornamento professionale non è garantito in modo uniforme. Infermieri, ostetriche e tutti gli altri professionisti dell’assistenza che svolgono le stesse funzioni clinico-assistenziali operano oggi in contesti formativi differenti, con opportunità di aggiornamento non uniformi. In alcune Regioni l’offerta è più strutturata e integrata nell’organizzazione dei servizi; in altre l’aggiornamento è affidato prevalentemente alla formazione a distanza, che non sempre consente lo sviluppo di competenze pratiche e avanzate. Questa disomogeneità incide sull’aggiornamento professionale e sulla possibilità di mantenere competenze allineate all’evoluzione dei modelli assistenziali”.

Ed anche la Corte dei conti certifica squilibri strutturali nella gestione del personale sanitario

Il quadro delineato da AGENAS si colloca, secondo lo studio di Nursing Up, all’interno delle disparità territoriali strutturali richiamate dalla recente analisi della Corte dei conti nelle Relazioni al Parlamento sulla gestione della sanità regionale e sul coordinamento della finanza pubblica (2023–2025).

La magistratura contabile evidenzia come le maggiori criticità, non solo nelle cure, ma anche nella formazione, persistano nelle Regioni caratterizzate da squilibri di bilancio o sottoposte a piani di rientro – tra cui Calabria, Molise, Campania, Sicilia, Lazio, Abruzzo e Puglia – dove la spesa sanitaria è spesso assorbita dalla gestione dell’emergenza assistenziale e dal contenimento dei costi.

Nelle Regioni in deficit la formazione continua è più esposta a compressioni e discontinuità

In questi contesti, gli investimenti destinati alla formazione del personale risultano inevitabilmente più vulnerabili. La Corte dei conti segnala come la quota di spesa dedicata a formazione, aggiornamento e sviluppo delle competenze possa ridursi sensibilmente, in alcuni casi scendendo al di sotto dell’1% della spesa per il personale, a fronte di valori più elevati nelle Regioni con assetti organizzativi più solidi. Queste differenze finanziarie si riflettono direttamente sulla struttura e sulla continuità della formazione ECM.

AGENAS: modelli regionali differenti producono competenze non omogenee nei servizi

Secondo AGENAS, le disuguaglianze territoriali nei modelli organizzativi e nella formazione continua non riguardano singole realtà isolate, ma interi sistemi regionali. Ne deriva una disponibilità non uniforme di competenze nei servizi, con potenziali effetti sulla qualità organizzativa e sull’omogeneità dell’assistenza erogata sul territorio nazionale.
In questo quadro, la formazione continua non è un elemento neutro, ma una variabile che interagisce con le condizioni strutturali dei sistemi sanitari regionali.

Dove la formazione è programmata, diventa strumento di qualità e tenuta del sistema. Non solo ombre, ma anche luci

I monitoraggi AGENAS e le Relazioni della Corte dei conti evidenziano anche esperienze regionali in cui la formazione continua è stata integrata nella programmazione sanitaria e organizzativa. In Regioni come Emilia-Romagna, Toscana, Veneto e Lombardia l’aggiornamento professionale è stato inserito in percorsi pluriennali più strutturati, con una maggiore continuità dell’offerta ECM.

In questi contesti, la formazione è utilizzata come strumento di supporto alla qualità dei servizi e all’innovazione organizzativa.

IL CONFRONTO. In Europa la formazione continua è regolata da standard nazionali

Il confronto internazionale rafforza la criticità del quadro italiano. Secondo i rapporti OCSE e OMS, nei principali Paesi europei la formazione continua dei professionisti sanitari è regolata da standard nazionali omogenei, con risorse dedicate e giornate di aggiornamento retribuito garantite, riducendo le differenze territoriali.

Formazione ECM non uniforme: servono criteri nazionali per tutelare professionisti e assistenza

«I dati AGENAS e le analisi della Corte dei conti, che volutamente abbiamo agganciato, mostrano che la formazione continua nel SSN non è ancora garantita in modo uniforme», dichiara Antonio De Palma, presidente nazionale Nursing Up. «Assicurare condizioni omogenee di accesso all’ECM significa tutelare i professionisti e rafforzare la qualità dell’assistenza. Al di là degli obblighi che spettano al professionista, le condizioni devono essere uniformi. La formazione continua dovrebbe essere considerata una componente strutturale del Servizio sanitario nazionale e non una variabile dipendente dalle condizioni delle singole realtà regionali».