(Sesto Potere) – Bologna – 11 marzo 2026 – Aggressioni, minacce, violenze verbali e fisiche, danneggiamenti alle strutture: un fenomeno, quello che colpisce gli operatori sanitari e socio-sanitari, che non smette mai di stupire. Perché non solo esiste, ma negli ultimi anni ha assunto dimensioni sempre più rilevanti, rappresentando una criticità per la sicurezza e il benessere di chi lavora nei servizi sanitari, ma anche per la qualità complessiva dell’assistenza erogata ai cittadini.
Il 12 marzo la Giornata nazionale contro la violenza sugli operatori sanitari e socio-sanitari, che la Regione “celebra” con il corso/convegno “La prevenzione di aggressioni, violenze e molestie agli operatori sanitari e socio-sanitari in Emilia-Romagna” – organizzato a Bologna in mattinata, dalle 9,30 alle 13,30, nell’Aula Magna di viale Aldo Moro 30, che sarà concluso dall’assessore alle Politiche per la salute, Massimo Fabi.
In occasione di questa ricorrenza è stato pubblicato il report più aggiornato sui casi di aggressioni, minacce, violenze fisiche e verbali agli operatori sanitari e socio-sanitari.
I dati 2025 del nuovo Report curato dall’assessorato regionale sono chiari
Su tutto il territorio regionale sono state registrate 2.715 segnalazioni di aggressioni, minacce, violenze verbali e fisiche, con un lieve incremento (+1,2%) rispetto al 2024, quando erano state 2.682. Di queste, il 90% è avvenuto nel settore pubblico.
La verbale è la forma di violenza più diffusa (89,1%), seguita da quella fisica (28,1%) e dai danni alla proprietà (17,7%). Coinvolti 2.877 operatori, in grande maggioranza (73,8%) donne, anche se considerando la proporzione degli operatori interessati rispetto al personale dipendente non si osserva una sostanziale differenza tra i due generi: i maschi coinvolti sono il 3,8% dei dipendenti, le femmine il 3,7%.
Gli infermieri rappresentano la categoria più colpita (59,6% dei casi totali), poi i medici, che hanno registrato l’incremento maggiore di coinvolgimento, passando dal 13,6% al 15,8% degli episodi totali, e gli Oss-gli operatori socio-sanitari (11,4%, come nel 2024).
In Romagna i dati non si discostano in modo significativo da quelli regionali: il numero di eventi segnalati risulta per il 2025 pari a 539 contro i 498 del 2024. Si evidenzia quindi un trend in lieve aumento rispetto ai dati del 2024 con un incremento delle segnalazioni soprattutto per l’area territoriale rispetto a quello ospedaliera.
Risultano costanti per l’ospedale le segnalazioni provenienti dall’area del Pronto Soccorso (35 nel 2025) mentre risultano in calo le segnalazioni da parte delle altre aree ospedaliere; sul territorio risultano particolarmente coinvolte le aree ambulatoriali con 67 segnalazioni registrare nel 2025 (+11,9%). La tipologia di segnalazioni prevalenti risultano essere di tipo verbale, con un lieve incremento rispetto allo scorso anno (+5,1%), in lieve calo invece quelle di tipo fisico (- 2,2%) e contro la proprietà (-5,7%)
La categoria professionali maggiormente coinvolte risulta essere quella degli infermieri, seguita da medici e operatori socio sanitari; per il personale del comparto sanitario risulta esserci un lieve calo delle segnalazioni rispetto allo scorso anno, mentre sono lievemente incrementate le segnalazioni da parte della dirigenza medica.
L’Ausl Romagna ha mantenuto nel corso del 2025 alta l’attenzione sul tema violenza rinforzando le attività già in essere negli anni precedenti: implementando quindi i sistemi di videosorveglianza e la vigilanza attraverso l’implementazione del numero delle guardie giurate sia all’interno dei presidi che nel territorio e perfezionando i piani di collaborazione stilati con le Forze dell’Ordine nei diversi ambiti territoriali.
I dati 2025, nel dettaglio
Nel 2025 in Emilia-Romagna sono state registrate 2.715 segnalazioni, con un incremento dell’1,2% rispetto al 2024 (2.682 casi). L’89,6% delle segnalazioni proviene dal settore pubblico, che ha visto una crescita di 97 casi in un anno, mentre le strutture private accreditate e le strutture a gestione mista hanno registrato una lieve diminuzione. Sono stati 2.877 gli operatori coinvolti.
Gli infermieri sono la categoria più colpita (59,6% dei casi totali); i medici hanno registrato l’incremento maggiore di coinvolgimento, passando dal 13,6% al 15,8% degli episodi totali; gli OSS rappresentano l’11,4%, come nel 2024, degli operatori coinvolti. Considerando il dato rispetto alla numerosità del personale dipendente, la proporzione degli operatori coinvolti per qualifica professionale risulta pari al 5,5% per gli infermieri, 4% per i medici e 2,8% per gli OSS, in modo sostanzialmente invariato rispetto all’anno precedente.
Di tutte le aggressioni subite da ciascuna categoria professionale, i medici segnalano prevalentemente violenza verbale (96,7%), mentre gli
OSS riportano maggiormente casi di violenza fisica (32,3%) rispetto al 28% segnalato dagli infermieri.
Per quanto riguarda il genere e l’età, il 73,8% degli operatori è di genere femminile, anche se considerando la proporzione degli operatori coinvolti sul personale dipendente, non si osserva una sostanziale differenza tra i due generi: i maschi coinvolti sono il 3,8% dei dipendenti, mentre le femmine sono il 3,7% dei dipendenti. I maschi subiscono più aggressioni fisiche delle operatrici di genere femminile (34,8% rispetto al 22,5%).
Considerando invece la distribuzione della tipologia di violenza per classe di età si rileva che gli operatori con meno di 29 anni sono più frequentemente interessati dal fenomeno aggressioni in generale rispetto al numero di dipendenti (7,9% dei dipendenti totali), gli operatori al di sopra di 60 anni segnalano più aggressioni fisiche (33,1%) rispetto agli operatori delle altre classi di età.
Come e quando si verificano gli atti di violenza
La violenza si manifesta in diverse forme, spesso sovrapposte: la violenza verbale è la forma più comune e riguarda l’89,1% dei casi nel 2025 (in aumento rispetto all’83,8% del 2024); la violenza fisica coinvolge il 28,1% delle segnalazioni, con un aumento del 2,4% rispetto al 2024; diminuiscono i danni alla proprietà, che passano dal 17,7% al 14,1%.
Non si rilevano variazioni sostanziali della distribuzione degli episodi segnalati rispetto ai ritmi lavorativi standard: l’86,8% degli episodi avviene nei giorni feriali; la fascia oraria più critica è la mattina (46,8%), seguita dal pomeriggio (28,3%) e dalla sera/notte (24,9%). La maggioranza degli aggressori è costituita da utenti o pazienti (68,3%), un dato in crescita del 5,8% rispetto al 2024; si riducono invece le aggressioni da parte di parenti o caregiver (dal 26,6% al 23,8%); una quota residuale è rappresentata da aggressioni perpetrate da “estranei” (3,9%).
I luoghi delle aggressioni
Nel corso del biennio 2024-2025 il Report registra un significativo incremento delle segnalazioni in ambito territoriale, a fronte di una corrispondente diminuzione in ambito ospedaliero. Ospedale: pur restando il luogo principale delle aggressioni, la proporzione di segnalazioni si riduce dal 78,7% del 2024 al 69,4% del 2025.
All’interno dei presidi ospedalieri: l’Area di Degenza mostra un aumento (dal 31,2% al 34,3%); il Pronto soccorso registra una diminuzione (dal 20,6% al 18,8%); i Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura (SPDC) rilevano una contrazione significativa (dal 10,4% al 7,9%).
Sul Territorio le segnalazioni sono aumentate in proporzione, passando dal 21,3% al 29,6% del totale. Gli incrementi maggiori riguardano: Ambulatori territoriali che mostrano una tendenza in crescita dal 4,3% al 9,5% delle segnalazioni totali; Istituti penitenziari, che presentano un aumento dal 2,7% al 4,7%; le Case/Ospedali di Comunità che variano dallo 0,6% al 3,2%.
Considerando la proporzione di episodi sui volumi di attività sanitaria (episodi ogni 100.000 prestazioni) si rileva che i Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura mostrano un miglioramento della misura, in riduzione da 355,2 a 278,2 casi ogni 100.000 giornate di degenza, pur rimanendo l’area a più alto rischio; l’Area di Degenza ha rilevato un incremento della proporzione, passando da 14,2 a 18,7 episodi ogni 100.000 giornate; il Pronto Soccorso si è ridotto da 24,7 a 21,2 casi ogni 100.000 accessi.

