lunedì, Marzo 2, 2026
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Referendum giustizia, le ragioni del ‘No’ secondo Serracchiani (Pd)

(Sesto Potere) – Forlì – 2 marzo 2026 – Si è tenuta venerdì una serata di dialogo e confronto per entrare nel merito del Referendum costituzionale per il quale siamo chiamati alle urne i prossimi 22 e 23 marzo, organizzata dal PD forlivese, con Debora Serracchiani, parlamentare e responsabile giustizia del Partito Democratico, e Renzo Orlandi, già ordinario di Diritto processuale penale presso l’Università di Bologna.

“Una riforma che riguarda il potere, che non cambierà la vita dei cittadini, nè risolverà i veri problemi della giustizia”, questo è emerso nell’incontro del Pd

Enrico Monti, segretario territoriale del PD forlivese, ha sottolineato infatti come il Governo “non voglia veramente essere chiaro su cosa significa portare avanti questi tipo di Riforma, mentre il  PD, da subito, in maniera molto netta, ha scelto da che parte stare, per dire chiaramente cosa c’è dietro a questa riforma, che non migliorerà il sistema giuridico italiano, né farà sì che i processi siano più brevi. L’unico vero obiettivo del Governo Meloni è destrutturare lo Stato democratico nel quale siamo stati abituati a vivere”.

Orlandi ha evidenziato come, “nonostante la campagna elettorale sia degenerata nei toni, c’è tanta curiosità sulla riforma, che però – e questo è il primo vero problema –  è stata approvata a tappe forzate, escludendo completamente l’opposizione”. Secondo Orlandi c’è poi una grande incognita su cosa produrrebbe l’eventuale approvazione di questa riforma costituzionale: “Questa legge costituzionale disegna un quadro che non mette l’elettore in condizione di conoscere quelle che saranno le linee generali del dopo. Si tratta di una legge scritta molto male,  con buchi difficili da colmare con la legge ordinaria, questa è, per me, la prima ragione per dire no”.
Orlandi ha poi smontato, uno per uno, gli slogan più quotati dai sostenitori del ‘sì’, tra cui quello per cui il sorteggio dei membri dei Consigli superiori della magistratura dovrebbe servire ad eliminare le correnti “che rappresentano, invece, il pluralismo delle idee all’interno della magistratura, essendo un’esigenza naturale dei membri per capire il proprio ruolo nella società. Non smetteranno di esistere, semplicemente faranno pressione sui sorteggiati”.

La riforma costituzionale che viene portata al voto dei cittadini , secondo Serracchiani, ” è diversa da quelle votate negli ultimi Referendum costituzionali”, ovvero “non è stata discussa in Parlamento, come le precedenti. E’ la prima volta in cui una riforma costituzionale è un atto non parlamentare, ma del Governo, per questo il Referendum ha un’enorme portata politica. Già il metodo, infatti, dovrebbe metterci in allarme”.

Poi Serracchiani è entrata nel merito: “Questa riforma con la giustizia non c’entra niente: non tocca, ad esempio, gli organici del personale,  in media carenti, negli uffici, del 50%, senza dimenticare i 12mila dipendenti precari del Ministero della giustizia. Non c’entra nemmeno con la separazione delle carriere, che già esiste dal 2022 con la riforma Cartabia. La verità è che il Governo vuole le mani libere sulla propria azione e la motivazione è solo politica. Dobbiamo ricordare chiaramente che una volta che la costituzione è cambiata non si torna più indietro. Questa riforma riguarda il potere, e la legge elettorale è  la ciliegina sulla torta di chi vuole tenerselo stretto, poi si tornerà sul premierato. Il percorso è chiaro, vogliono far cadere la democrazia un pezzo alla volta, toccando diritti, tutele e  garanzie di noi cittadini: questo è inaccettabile. Vogliono indebolire la magistratura, perchè una magistratura piú debole rende i cittadini più deboli”.