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Patrimonio culturale “aree interne”, Istat: il 21,5% nel Nord-est. Più strutture in Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna

(Sesto Potere) – Roma – 24 febbraio 2025 – Nel 2022, delle 4.416 strutture, aperte al pubblico, tra musei, gallerie, aree archeologiche e monumenti e complessi monumentali pubblici e privati che si trovano in Italia, 1.740, pari a quasi quattro su 10 (39,4%), sono localizzate nei Comuni delle Aree Interne. I Comuni delle Aree Interne con almeno un museo, un monumento o un sito archeologico sono 1.110, pari al 29,0% dei Comuni appartenenti a questo insieme e al 14,0% del totale dei Comuni italiani. La maggioranza di questi centri ha una popolazione inferiore ai 5mila abitanti.

Questo emerge nell’ultimo rapporto Istat sulle Aree interne,  costituite da piccoli Comuni (Intermedi, Periferici e Ultraperiferici), connotati da scarsa accessibilità ai servizi essenziali, opposti ai Centri (Poli, Poli intercomunali, Comuni di Cintura) dotati, invece, di infrastrutture che garantiscono servizi essenziali come istruzione, salute e mobilità e ricche di importanti risorse ambientali e culturali e fortemente diversificate per natura e a seguito di secolari processi di antropizzazione.

Complessivamente nelle Aree Interne risultano presenti e aperti al pubblico un luogo del patrimonio culturale ogni 100 km2, e 1,3 ogni 10mila residenti. Nella maggioranza dei casi si tratta di gallerie d’arte e collezioni artistiche (77,9%); meno diffusi i monumenti storici musealizzati (13,9%) e le aree archeologiche (8,2%).

I luoghi del patrimonio delle Aree Interne sono soprattutto musei etno-antropologici (19,2%), archeologici (17,6%), di scienze naturali o tecnologiche (17,0%) e musei tematici (14,9%). Tra i complessi monumentali, prevalgono castelli e costruzioni fortificate (35,7%), e chiese ed altri edifici religiosi (33,2%).

Un terzo dei luoghi del patrimonio culturale (33,5%) è stato aperto al pubblico per più di sei mesi; la larga maggioranza delle strutture (78,5% del totale) è stata accessibile con orario prestabilito almeno 6 giorni a settimana (54,1%).

In linea con la media nazionale, il 42,6% dei luoghi del patrimonio culturale delle Aree Interne è a ingresso completamente gratuito.

Nel 2022, hanno scelto di visitare luoghi del patrimonio culturale delle Aree Interne circa 13,8 milioni di persone: il 12,8% del totale dei visitatori dell’intero patrimonio culturale italiano. Mediamente ogni struttura delle Aree Interne ha registrato oltre 8mila visitatori, a fronte di un valore medio annuo di circa 25mila visitatori a livello nazionale.

Significativa la quantità di visitatori stranieri – quasi 4,3 milioni, pari al 31% del pubblico totale dei luoghi del patrimonio nelle aree Interne – ma inferiore a quella rilevata a livello nazionale, che raggiunge il 41%.

Poco meno della metà dei luoghi del patrimonio culturale delle Aree Interne si caratterizza per un’ampia varietà di attività offerte al pubblico: il 44,8% organizza laboratori per l’utenza, il 45,5% offre percorsi tematici per bambini, il 46,8% ospita convegni e seminari, il 42,8% allestisce esposizioni temporanee. Sono invece poche le strutture con dotazioni e servizi digitali.

Quasi la metà dei luoghi del patrimonio culturale situati nelle Aree Interne (49,4%) ha realizzato progetti di collaborazione o partenariato con altre istituzioni culturali locali; il 40,1% ha aderito a reti museali o sistemi di servizi culturali integrati.

Il 41,2% luoghi del patrimonio culturale delle Aree Interne ha promosso campagne di comunicazione mirate, destinate a specifiche categorie di utenti. Tra questi, il 46,5% si rivolge agli studenti, il 42,1% ai bambini sotto i 12 anni e il 20,5% alle persone sopra i 65 anni.

Il 54,5% delle strutture delle Aree Interne mette a disposizione dei visitatori presìdi e strutture volti a favorire l’accesso al pubblico con disabilità; solo l’8,4% offre invece servizi di assistenza alla visita specificamente dedicati.

Il personale complessivamente impiegato nei luoghi del patrimonio culturale delle Aree Interne è di quasi 12mila unità, mediamente circa 7 addetti per ogni struttura: valore significativamente inferiore alla media nazionale, pari a 12 addetti per museo.

Dell’organico impiegato, il 40,9% è composto da risorse Interne, il 34,6% da volontari, il 17,3% proviene da ditte esterne, mentre il 10,7% è formato da consulenti e professionisti. Esigua la quota di personale mobilitato e acquisito attraverso il servizio civile (5,2%).

Le fonti di finanziamento dei luoghi del patrimonio che si trovano nelle Aree Interne sono diverse: il 47,4% beneficia di contributi e finanziamenti pubblici, il 37,0% si avvale dei proventi generati dai servizi aggiuntivi, il 22,0% trae sostegno da sponsorizzazioni e donazioni private.

Se avesse la possibilità di beneficiare di finanziamenti aggiuntivi, la maggioranza delle strutture (44,6%) li investirebbe in campagne di informazione e comunicazione, e il 25,7% li utilizzerebbe per rafforzare le attività in collaborazione con gli enti locali, le istituzioni scolastiche e le associazioni.

I musei e gli istituti simili presenti nelle Aree Interne costituiscono un patrimonio culturale di grande rilevanza. Nel 2022, delle 4.416 strutture aperte al pubblico, quasi quattro su 10 (1.740, pari al 39,4%) si trovano nei Comuni delle Aree Interne. Per questo sottoinsieme di Comuni si contano 1,3 luoghi del patrimonio visitabili ogni 10mila abitanti e un museo ogni 100 km²; a livello nazionale, la media è di 1,5 musei o istituti similari ogni 100 km² e 1 ogni 13mila abitanti. Si tratta nella maggior parte dei casi di musei e raccolte d’arte (77,9%); meno frequenti sono i monumenti storici (13,9%) e i parchi e le aree archeologiche (8,2%).

Anche sul piano turistico, i Comuni delle Aree Interne in cui è presente un luogo del patrimonio culturale risultano in proporzione maggiormente attrattivi rispetto a quelli privi di strutture museali o similari: nei primi, infatti, si registra in media un flusso turistico circa cinque volte superiore rispetto agli altri: oltre 78mila presenze per Comune Interno quando sul territorio è presente una struttura a carattere museale, e poco più di 16mila presenze per Comune, nel caso in cui queste non sono presenti.

Con riferimento alla titolarità, quasi una struttura a carattere museale su tre (68,0%) appartiene a istituzioni pubbliche, nel 76,3% dei casi enti locali; le restanti sono strutture private, gestite prevalentemente da enti ecclesiastici e associazioni, (ciascuno per una quota pari al 29,0%).

Se guardiamo alla distribuzione geografica, la maggiore concentrazione dei luoghi del patrimonio culturale delle Aree Interne si trova nel Centro (28%) e nelle regioni del Nord-est (21,5%).

Le regioni più ricche di strutture sono la Toscana, la Sardegna, l’Emilia-Romagna e la Lombardia, seguite dalla Sicilia, dalle Marche e dal Piemonte. Insieme, queste sette regioni ospitano il 55,9% delle strutture situate nelle Aree Interne.

Analizzando il numero di luoghi del patrimonio in relazione agli abitanti dei Comuni appartenenti alle Aree interne, a fronte di una media nazionale pari a 2,7 luoghi del patrimonio culturale ogni 10mila persone residenti, alcune regioni si distinguono per una densità molto superiore a tale valore. In Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste, ad esempio, si contrano ben 13 strutture ogni 10mila abitanti, in Piemonte 6,5 e in Friuli-Venezia Giulia 6,3. Anche la Liguria (5,5), le Marche (5,2) e la Sardegna (5,1) si caratterizzano per una densità dell’offerta culturale molto superiore alla media nazionale. Seguono la Provincia di Trento, il Molise e la Provincia di Bolzano/Bozen con valori tra 3,5 e 4,8 musei ogni 10mila abitanti. Al contrario, le Aree Interne di Sicilia ed Emilia-Romagna, pur vantando un buon numero di luoghi del patrimonio
culturale, per quanto riguarda la loro densità in rapporto alla popolazione, si posizionano al di sotto della media nazionale.

Nella maggioranza dei luoghi del patrimonio culturale delle Aree Interne (56,4%) l’ingresso è sia a pagamento sia gratuito per alcune categorie di visitatori o in giorni stabili. Il 42,6% delle strutture è invece sempre a ingresso libero e gratuito. Questi dati sono sostanzialmente in linea con la media nazionale (rispettivamente 56,2% per l’accesso misto e 42,9% per quello gratuito); tuttavia, in alcune regioni italiane, come la Sardegna, l’Umbria, la provincia di Bolzano/Bozen e la Toscana, la percentuale di musei, monumenti o siti archeologici a ingresso gratuito è significativamente inferiore: qui i valori variano tra l’11,0% e il 28,0.

Il 18,3% dei musei e degli istituti similari con ingresso a pagamento dichiara incassi lordi inferiori ai 1.000 euro all’anno e oltre tre quarti delle strutture che realizzano incassi così contenuti (75,5%) appartengono a istituzioni pubbliche. Il 25,4% del totale riesce a ricavare dalla vendita di biglietti i tra 1.000 e 5mila euro, il 23,1% si attesta tra i 5mila e i 20mila euro e una quota più consistente, pari al 26,7%, supera i 20mila euro di entrate lorde.

Questo ultimo sottoinsieme è composto in particolare da monumenti e complessi architettonici di interesse storico e da strutture localizzate in Comuni appartenenti alla fascia Periferica, con una popolazione relativamente numerosa e distanti dai principali poli urbani circa 30-40 minuti di percorrenza in auto.
Al contrario, ai musei che espongono collezioni d’arte, soprattutto in piccole comunità con meno di 2mila abitanti, corrispondono entrate lorde inferiori ai 1.000 euro, probabilmente a causa della minore affluenza di visitatori. Solo il 10,2% delle strutture supera i 100mila euro di entrate, con una distribuzione pressoché equa tra strutture pubbliche (51%) e private (49%).