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Operazione Finanza, scoperto un sistema di caporalato nelle campagne modenesi con sfruttamento di lavoratori stranieri

(Sesto Potere) – Modena – 26 febbraio 2026 – Operazione della Guardia di Finanza congiunta con l’Ispettorato territoriale del lavoro di Modena, che ha portato a scoprire un sistema di caporalato nelle campagne modenesi con sfruttamento del lavoro e intermediazione illecita di manodopera, da parte di un soggetto di nazionalità pakistana ai danni di altri 8 connazionali.

Il caporale approfittava dello stato di bisogno e fragilità dei braccianti irregolari sul territorio italiano, talvolta interessandosi direttamente dell’ingresso dei cittadini stranieri in Italia e procurando loro vitto e alloggio, in condizioni di sovraffollamento degradante, all’interno di un immobile fatiscente e appositamente adibito a dormitorio, che avrebbe base nelle campagne dell’Area Nord.

Le paghe corrisposte erano da fame, tra i 7 e gli 8 euro, anche per sette giorni su sette, senza diritto al riposo.
E nel rapporto della GdF emerge che i “lavoratori venivano occupati in svariate aziende agricole della provincia di Modena”.

A commentare la notizia è Flai Cgil Modena:  “ci preoccupa e apre uno senario che appare quasi inedito nel territorio modenese. Da quello che emerge dalle prime notizie siamo di fronte ad un vero e proprio sistema di sfruttamento del lavoro agricolo”.

“E  ci chiediamo quale sia la responsabilità e il coinvolgimento di queste aziende utilizzatrici [della provincia di Modena] che si sono rese complici di un sistema criminale e di sfruttamento. A tale proposito chiediamo che sia fatta luce anche sulle responsabilità degli imprenditori conniventi. E’ evidente infatti che un sistema di questo tipo sta in piedi grazie alla complicità e spregiudicatezza di imprenditori che pensano di stare sul mercato comprimendo diritti e salari dei lavoratori. Nel caso specifico di questi lavoratori, chiediamo sia riconosciuto il permesso di soggiorno per gravi motivi di sfruttamento e che siano messi nella condizione di regolarizzare la propria posizione sul territorio italiano”: afferma la Flai Cgil Modena.

Infine il sindacato chiede “che gli organismi di controllo siano messi nelle condizioni migliori per operare efficacemente attraverso l’implementazione di mezzi, uomini e risorse”.
La Flai Cgil ritiene infatti che sia necessario operare su tre versanti: “protezione e inclusione per le vittime di sfruttamento lavorativo, prevenzione di questi fenomeni attraverso maggiori controlli, e vigilanza e contrasto attraverso la formazione di personale ispettivo e il presidio costante del territorio”.

 “Lo sfruttamento del lavoro non è solo un odioso reato contro le persone che va contrastato in ogni modo. Rappresenta anche un danno per l’intero sistema agricolo regionale, composto da tantissime aziende che affrontano con correttezza la competizione sui mercati che debbono fare i conti con chi opera invece in maniera sleale sfruttando lavoratrici e lavoratori, in particolare quelli stranieri più fragili. Tra gli antidoti introdotti in Emilia-Romagna, il sostegno della Regione e degli enti locali alla ‘Rete del Lavoro agricolo di qualità’, realizzata in collaborazione con le Prefetture e l’Inps che oggi è attiva in tante province emiliano-romagnole attraverso le sezioni territoriali”.

Affermano gli assessori regionali al Lavoro, Giovanni Paglia, e all’Agricoltura, Alessio Mammi, a seguito della vicenda del ‘caporale’ pakistano arrestato a Modena per lo sfruttamento di otto braccianti agricoli connazionali e che nelle prossime settimane saranno sul territorio per individuare possibili strumenti di risposta.

“L’agricoltura è un settore ad alta intensità di lavoro manuale- continuano gli assessori regionali -, in cui è più alto il rischio di irregolarità e di sfruttamento. Come Regione abbiamo sostenuto con convinzione la nascita e lo sviluppo della Rete del Lavoro agricolo di qualità, attraverso la premialità nei bandi di finanziamento dei bandi europei per lo Sviluppo rurale. Ma la Rete di per sé non basta- spiegano- e per questo stiamo lavorando con le istituzioni del territorio, Inps, forze dell’ordine, sindacati e Agenzia regionale per il lavoro, per aprire sportelli sul territorio che siano a diretto contatto con i lavoratori e le lavoratrici e li accompagnino e supportino nella scelta di percorsi regolari”.