(Sesto Potere) – Milano – 4 febbraio 2026 – Le Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 genereranno un impatto economico complessivo stimato in 6,1 miliardi di euro, con effetti distribuiti nel tempo e sul territorio ben oltre la durata dell’evento sportivo.
La stima considera non solo la spesa diretta legata ai Giochi, ma anche il turismo indotto, la valorizzazione delle infrastrutture permanenti e gli effetti moltiplicativi sull’economia: l’impatto complessivo è composto da 1,1 miliardi di spesa turistica diretta durante l’evento, 1,4 miliardi di turismo indotto nei 24 mesi successivi, 3,2 miliardi di legacy infrastrutturale valorizzata e 400 milioni di effetti indotti netti.
È quanto emerge da un’analisi del Centro studi di Unimpresa, secondo cui dal punto di vista temporale, l’impatto dei 6,1 miliardi risulta ampiamente distribuito.
Nel periodo 2020-2025, fase di preparazione e realizzazione delle infrastrutture, si concentra 2,1 miliardi di euro, pari al 34% del totale, legati soprattutto ai cantieri, ai servizi di progettazione e alle attività organizzative.
Il solo mese di febbraio 2026, durante lo svolgimento dei Giochi, genera 1,3 miliardi, ovvero il 21% dell’impatto complessivo, grazie alla spesa turistica diretta e alla piena operatività dell’evento.
Nei dodici mesi successivi, tra 2026 e 2027, l’impatto stimato è pari a 1,1 miliardi di euro (18% del totale), riconducibili principalmente al turismo indotto e agli effetti moltiplicatori della spesa olimpica.
La fase di legacy di medio termine, tra 2028 e 2030, contribuisce per 900 milioni di euro (15%), mentre la legacy di lungo periodo, tra 2031 e 2050, vale ulteriori 700 milioni (12%), legati al valore residuo delle infrastrutture e ai benefici permanenti in termini di mobilità, attrattività e competitività territoriale. Anche la distribuzione geografica dell’impatto evidenzia differenze rilevanti.
La Lombardia concentra la quota maggiore in valore assoluto, con 3,2 miliardi di euro, pari al 52% del totale. Rapportato a un PIL regionale di circa 447 miliardi, l’impatto equivale allo 0,72% del prodotto regionale.
Il Veneto intercetta 2,1 miliardi di euro, pari al 34% del totale, con un’incidenza sull’economia regionale più elevata: circa 1,17% del PIL, a fronte di un pil di 180 miliardi.
Il Trentino-Alto Adige, con 800 milioni di euro (14% del totale), registra l’impatto relativo più significativo: 1,60% del PIL regionale, stimato in 50 miliardi.
Nel complesso, l’impatto aggregato sulle tre regioni coinvolte, che presentano un pil combinato di circa 677 miliardi di euro, è pari a 0,90% del loro prodotto complessivo. Un dato che, secondo l’analisi, conferma la portata macroeconomica dell’evento a livello territoriale, pur in un quadro di sostenibilità per le economie regionali.
«Le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina rappresentano molto più di un grande evento sportivo: sono un investimento strategico per l’economia italiana. Un impatto complessivo stimato in 6,1 miliardi di euro, distribuito nel tempo e nei territori, dimostra che quando il Paese sceglie di misurarsi con sfide complesse e di respiro internazionale, i benefici superano ampiamente i costi, soprattutto se si guarda alla legacy infrastrutturale, al turismo e al rafforzamento delle filiere produttive. L’elemento più rilevante è la dimensione strutturale dell’impatto. Non si tratta di una spesa concentrata in poche settimane, ma di un ciclo economico che inizia anni prima dell’evento e prosegue per decenni, grazie alle infrastrutture, alla maggiore attrattività dei territori e alla capacità di generare nuova domanda. È una lezione importante anche per il dibattito pubblico: le grandi iniziative sportive, se ben governate, non sono un lusso, ma uno strumento di politica economica. Per questo l’Italia non deve mai sottrarsi a questo tipo di iniziative. Rinunciare per timore, per eccesso di prudenza o per diffidenza verso la complessità significherebbe rinunciare a opportunità di crescita, di visibilità internazionale e di modernizzazione del Paese. Le Olimpiadi di Milano-Cortina mostrano che è possibile coniugare rigore finanziario, sostenibilità e sviluppo, coinvolgendo il sistema delle imprese e valorizzando i territori. Investire in grandi eventi sportivi vuol dire investire nel futuro produttivo del Paese. È una strada che richiede serietà, programmazione e capacità di fare, ma che può restituire all’Italia un ruolo più forte nello scenario internazionale, rafforzando al tempo stesso l’economia reale e le imprese che ne sono il motore» commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi (nella foto).
Secondo il Centro studi di Unimpresa, le Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 costituiscono uno dei più rilevanti interventi economici e infrastrutturali programmati in Italia nel decennio in corso. L’impatto economico complessivo stimato è pari a 6,1 miliardi di euro, valore che include gli effetti diretti, indiretti e indotti dell’evento, la valorizzazione economica delle infrastrutture permanenti realizzate e i benefici di medio e lungo periodo derivanti dall’aumento dell’attrattività turistica dei territori coinvolti. La stima si colloca al di sopra di uno scenario prudenziale, generalmente attestato intorno ai 5,3 miliardi, in quanto adotta un orizzonte temporale più ampio per la coda turistica e una valutazione della legacy infrastrutturale basata sui benefici economici attualizzati e non sul semplice costo di realizzazione delle opere.
La composizione dei 6,1 miliardi di euro si articola in quattro grandi aggregati. 1,1 miliardi sono attribuibili alla spesa turistica diretta durante il periodo dei Giochi, 1,4 miliardi al turismo indotto nei ventiquattro mesi successivi, 3,2 miliardi alla legacy infrastrutturale valorizzata e 0,4 miliardi agli effetti indotti netti generati dai meccanismi moltiplicativi della spesa. Questa articolazione consente di cogliere la natura strutturale dell’impatto olimpico, che non si esaurisce nella fase dell’evento ma si distribuisce lungo un arco temporale esteso.
La spesa turistica diretta di 1,1 miliardi di euro è stimata sulla base di un afflusso complessivo nell’ordine di alcuni milioni di presenze, includendo spettatori muniti di biglietto, accompagnatori, personale tecnico, media, sponsor e visitatori attratti dal contesto olimpico. La permanenza media è valutata in circa 3,2 notti, con una spesa giornaliera differenziata tra visitatori italiani e internazionali. I turisti provenienti dall’estero presentano una spesa media giornaliera stimata in 180-185 euro, mentre quella dei visitatori italiani si colloca intorno ai 130-140 euro.
La distribuzione settoriale della spesa vede la ricettività assorbire circa il 38-40% del totale, pari a oltre 420 milioni di euro, la ristorazione circa 280 milioni, i trasporti locali e regionali circa 150 milioni, il commercio e il merchandising intorno ai 120 milioni, mentre intrattenimento e servizi accessori superano complessivamente i 130 milioni. Si tratta di flussi ad alta intensità di lavoro, con un’elevata capacità di trattenere valore nei territori ospitanti. Il turismo indotto post-evento rappresenta una delle componenti più significative dell’impatto economico, con una stima pari a 1,4 miliardi di euro distribuiti su 24 mesi. L’ipotesi di fondo è che l’esposizione mediatica globale dell’evento olimpico produca un incremento strutturale dei flussi turistici, come già osservato in precedenti edizioni.
Applicando un tasso di conversione estremamente prudente, inferiore allo 0,1% dell’audience globale potenziale, si ottiene un afflusso aggiuntivo nell’ordine di 2,0-2,2 milioni di visitatori nel biennio successivo ai Giochi. La permanenza media di questi turisti è stimata in 4,5 giorni, con una spesa complessiva per visitatore pari a circa 650-670 euro, valore che riflette una domanda meno concentrata sull’evento sportivo e più orientata alla fruizione complessiva del territorio. La distribuzione temporale di questi flussi è decrescente ma persistente, con circa 800 mila visitatori nei primi sei mesi post-evento, 600 mila nei successivi sei mesi e il resto distribuito nel secondo anno.
La legacy infrastrutturale valorizzata, pari a 3,2 miliardi di euro, costituisce la componente più rilevante dell’impatto complessivo. Gli investimenti infrastrutturali connessi ai Giochi ammontano a circa 3,5 miliardi di euro, di cui la quota prevalente è destinata a opere di trasporto e mobilità. La valutazione economica non si limita al costo sostenuto, ma considera i benefici generati lungo la vita utile delle infrastrutture. Le opere ferroviarie e stradali, con una vita media stimata in 35-40 anni, producono benefici annuali legati alla riduzione dei tempi di percorrenza, alla maggiore affidabilità dei collegamenti e all’incremento dell’accessibilità territoriale. Tali benefici sono stimati in circa 90-100 milioni di euro annui. Attualizzando questo flusso su quarant’anni a un tasso sociale di sconto del 3%, si ottiene un valore economico superiore ai 2,2 miliardi di euro. Gli impianti sportivi permanenti, che assorbono investimenti per circa 450 milioni di euro, generano valore attraverso l’utilizzo post-olimpico per eventi sportivi, allenamenti internazionali e turismo sportivo. L’utilizzo medio stimato è pari a circa il 65% della capacità, superiore alla media nazionale per strutture analoghe. I ricavi netti annuali derivanti da eventi, training camp e attività ricreative sono stimati in circa 20-22 milioni di euro, che attualizzati su un orizzonte di 30 anni generano un valore economico di circa 430 milioni di euro. A ciò si aggiungono gli effetti della riqualificazione urbana e territoriale, che interessano un patrimonio immobiliare stimato in circa 4,8 miliardi di euro. Un incremento medio dei valori immobiliari pari al 10-12%, coerente con esperienze analoghe, produce una valorizzazione economica permanente nell’ordine di 550-570 milioni di euro.
Gli effetti indotti netti, stimati in 400 milioni di euro, derivano dai meccanismi di moltiplicazione della spesa iniziale. L’occupazione diretta generata dall’evento è stimata in circa 13.000 unità, cui si aggiungono occupazioni indirette lungo le filiere con un rapporto medio di 1 a 1,8, portando il totale a oltre 36.000 unità di lavoro complessive. Il reddito medio annuo lordo associato a queste posizioni è stimato in circa 32.000 euro, con una durata media dell’impiego pari a 18 mesi. Il reddito complessivo generato supera così 1,7 miliardi di euro. Considerando una propensione marginale al consumo dell’82%, la spesa indotta ammonta a circa 1,4 miliardi, cui viene applicato un moltiplicatore netto prudenziale pari a 1,28, coerente con studi su eventi analoghi in economie avanzate. Al netto delle sovrapposizioni con le altre voci, l’effetto aggiuntivo netto è quantificato in 400 milioni di euro.
Dal punto di vista macroeconomico, l’impatto di 6,1 miliardi equivale a circa 0,12-0,15 punti percentuali di PIL nazionale, distribuiti su più anni. A livello territoriale, l’impatto risulta più concentrato. La Lombardia assorbe circa il 52% del valore complessivo, pari a 3,2 miliardi, il Veneto il 34% con 2,1 miliardi, mentre il Trentino-Alto Adige intercetta il restante 14%, pari a 800 milioni.
Rapportato al PIL regionale, l’impatto equivale a circa 0,7% per la Lombardia, 1,2% per il Veneto e 1,6% per il Trentino-Alto Adige, evidenziando un effetto particolarmente significativo per le economie di dimensione più contenuta.

