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L’industria romagnola tra incertezza e mutazione, l’analisi di Cisl Romagna sui flussi di Cassa Integrazione nel 2024-2025

(Sesto Potere) – Forlì – 19 febbraio – L’analisi dei flussi relativi agli ammortizzatori sociali nelle province di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini delinea un panorama economico in profonda trasformazione.

I dati elaborati dall’Osservatorio CISL Romagna evidenziano come il passaggio dal 2024 al 2025 non sia stato caratterizzato da una semplice variazione dei volumi, ma da una mutazione della tipologia di assistenza richiesta dalle imprese.

Complessivamente, le ore autorizzate nel territorio romagnolo sono passate dalle 14.129.434 del 2024 alle 12.222.468 del 2025, segnando una flessione aggregata del 13,50%. Tuttavia, dietro questo calo numerico si nasconde un incremento rilevante della cassa straordinaria, segnale di criticità che si stanno spostando da una dimensione temporanea a una strutturale.

Nella provincia di Forlì-Cesena, il biennio mostra una sostanziale stasi volumetrica con una variazione di appena lo 0,23%. Nel 2024 le ore totali sono state 3.739.678, salendo leggermente a 3.748.338 nel 2025. Entrando nel dettaglio tecnico, si nota una contrazione della Cassa Integrazione Ordinaria, scesa da 2.314.045 a 2.089.660 ore, a fronte di una crescita netta della Cassa Integrazione Straordinaria, balzata da 1.425.633 a 1.658.678 ore. Questo incremento di oltre 233.000 ore indica una sofferenza radicata, in particolare nel distretto calzaturiero del Rubicone e nella metalmeccanica, dove i picchi di richiesta del 2024 si erano già manifestati con forza nei mesi di ottobre e novembre.

Il dato più allarmante del comparto regionale emerge però dalla provincia di Ravenna. Nonostante il monte ore totale sia sceso dai 3.958.897 del 2024 ai 3.178.336 del 2025, la composizione interna dell’ammortizzatore ha subito uno shock senza precedenti. Il dato relativo alla Cassa Integrazione Straordinaria (CIGS) risulta infatti letteralmente triplicato, passando dalle 419.747 ore del 2024 a una quota che nel 2025 ha superato la soglia di 1,3 milioni di ore (1.347.086). Questo picco della straordinaria certifica che le difficoltà del polo industriale ravennate sono passate da una gestione legata a rallentamenti ciclici – come quelli che avevano portato al record di 831.608 ore complessive nel solo mese di luglio 2024 – a crisi aziendali di natura complessa e strutturale. La triplicazione della straordinaria rappresenta l’indicatore più chiaro di una riorganizzazione industriale profonda che sta interessando i siti produttivi della provincia.

La provincia di Rimini si conferma il territorio con il maggior ricorso agli ammortizzatori sociali, nonostante una riduzione del 17,65% che ha portato le ore dai 6.430.859 del 2024 ai 5.295.794 del 2025. Il dato riminese del 2024 era stato fortemente condizionato da un’anomalia statistica registrata nel mese di marzo, quando le ore autorizzate toccarono l’imponente cifra di 2.091.997, di cui ben 1.679.600 di cassa straordinaria. Sebbene nel 2025 si registri un calo globale, spicca la controtendenza del settore edile, che risulta l’unico comparto provinciale a segnare un aumento delle ore autorizzate rispetto all’anno precedente. Questo elemento conferma che la ripresa economica non è uniforme e che i comparti legati alle costruzioni e alla meccanica leggera dell’entroterra continuano a presentare ferite ancora aperte.

In conclusione, il bilancio del biennio evidenzia che, pur a fronte di un calo delle ore complessive a Ravenna e Rimini, la “qualità” dell’intervento sociale è peggiorata. La crescita costante della cassa straordinaria a Forlì-Cesena e l’esplosione della CIGS a Ravenna, dove il dato è triplicato in soli dodici mesi, indicano che il sistema industriale romagnolo sta affrontando una fase di ristrutturazione che richiede tempi lunghi di risoluzione.

Il rischio è che questa protezione sociale prolungata diventi l’anticamera di una perdita definitiva di capacità produttiva se non accompagnata da un reale rilancio degli ordini e degli investimenti.

“L’analisi dei flussi di Cassa Integrazione nel biennio 2024-2025 delinea un’industria romagnola in una fase estremamente delicata – afferma il Segretario Generale CISL Romagna Francesco Marinelli –La flessione del 13,5% delle ore totali non deve trarre in inganno: non siamo di fronte a una ripresa, ma al sintomo di una pericolosa mutazione della crisi. Siamo passati da rallentamenti ciclici a una vera e propria ristrutturazione del sistema produttivo. Casi come quello di Ravenna, dove la cassa integrazione straordinaria è triplicata, o la sofferenza cronica del calzaturiero nel Rubicone e della metalmeccanica, confermano che le imprese affrontano nodi strutturali che non si risolveranno in tempi brevi.Dietro questi numeri vivono persone e famiglie la cui stabilità è a rischio. Ogni ora di integrazione salariale si traduce in una perdita di potere d’acquisto e in un’incertezza che logora il quotidiano di migliaia di lavoratori. Non possiamo permettere che il welfare diventi una condizione cronica o, peggio, l’anticamera della chiusura definitiva delle fabbriche. In questo scenario, l’assistenza non può più essere un semplice sussidio passivo, ma deve evolversi in un ponte dinamico verso il futuro.In quest’ottica, la riqualificazione professionale e la formazione continua non sono più semplici opzioni, ma rappresentano l’unico binario reale per gestire la transizione industriale. Dobbiamo investire con decisione sulle politiche attive, guidando il transito dei lavoratori tra i vari comparti per evitare che le crisi aziendali sfocino in un dramma sociale permanente.

Per queste ragioni, come CISL Romagna – conclude Marinelli –, chiediamo che i piani industriali siano vincolanti e legati a investimenti certi che guardino oltre l’emergenza. È fondamentale che la formazione diventi un pilastro obbligatorio durante i periodi di sospensione, trasformando le ore di fermo in opportunità di crescita professionaleServe un patto per il lavoro che metta in rete istituzioni e imprese per gestire i flussi occupazionali, affinché nessuno sia lasciato solo in questo cambiamento. La nostra priorità resta la tutela del reddito delle famiglie, un obiettivo che si raggiunge solo rigenerando il tessuto industriale e trattenendo valore e competenze nel nostro territorio.”