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Lavoro, un terzo dei giovani è precario e uno su quattro non è economicamente autosufficiente

(Sesto Potere) – Bologna -29 gennaio 2026 – Il lavoro continua a essere un tema centrale nella vita dei giovani italiani, ma viene vissuto e interpretato secondo priorità diverse rispetto al passato.

È quanto emerge dal focus “giovani e lavoro”
dell’Osservatorio GenerationShip 2025 di Changes Unipol, a cura di Kkienn Connecting People and
Companies, che analizza condizioni lavorative, aspettative e criticità delle nuove generazioni tra i 23 e
i 35 anni, in un contesto di occupazione complessivamente in crescita, ma ancora privo di una vera svolta qualitativa.

Tra il 2023 e il 2025 l’occupazione è cresciuta, mentre il PIL italiano è rimasto quasi fermo.

Il divario si spiega con una crescita del lavoro, in particolare quello giovanile, a bassa produttività: i nuovi posti si concentrano in settori quali servizi, turismo, trasporti e edilizia e sono spesso caratterizzati da contratti part-time o temporanei. Aumentano gli occupati, ma la produzione e la crescita economica non crescono in modo proporzionale.

Il quadro generale è ambivalente: da un lato un mercato del lavoro che, anche grazie alla crescita
dell’occupazione registrata negli ultimi anni, ha migliorato parzialmente il clima di fiducia e il benessere percepito. Dall’altro precarietà, basse retribuzioni e forti disuguaglianze di genere. In questo scenario i giovani appaiono meno rassegnati rispetto al passato, più consapevoli, pronti a cambiare quando le
aspettative non vengono soddisfatte e alla ricerca di lavori che offrano qualità, sicurezza e prospettive
reali.

Lo scenario del lavoro per i giovani
Negli ultimi anni l’occupazione in Italia ha raggiunto il suo massimo storico, ma questo aumento non
si è tradotto in un analogo incremento della produttività e dei redditi. La precarietà, per gli under 35,
resta il tratto distintivo. Il 34% dei giovani lavoratori dipendenti ha un contratto non standard, una
quota significativamente superiore a quella degli adulti (15%). Fra le giovani lavoratrici dipendenti i contratti atipici rappresentano oltre il 40% del totale, fra i coetanei maschi solo il 28%. La fragilità contrattuale si riflette sui redditi: il 44% dei giovani percepisce meno di 1.500 euro netti al mese e solo il 27% supera la soglia dei 2.000 euro.

Nel complesso, un giovane su quattro non è economicamente autosufficiente e deve contare sul supporto della famiglia.

La situazione è particolarmente critica per le giovani donne. Il 56% guadagna meno di 1.500 euro netti
mensili (contro il 35% dei coetanei maschi) e un terzo non riesce a mantenersi senza aiuti esterni. Le
ragazze risultano inoltre più spesso impiegate nelle piccole imprese (47% vs 33% degli uomini), un
contesto che tende a offrire minori tutele, percorsi di crescita meno strutturati e livelli retributivi più
bassi.

Soddisfazione, sicurezza e propensione al cambiamento
Rispetto agli adulti, i giovani risultano meno soddisfatti e sicuri del proprio lavoro e sono più attivi nella
ricerca di alternative. Il 46% dei giovani occupati sta cercando attivamente un nuovo impiego,
confermando che la ricerca di un lavoro è diventata una condizione permanente e non più una fase circoscritta all’ingresso nel mercato. Tra gli adulti la quota scende al 36%, a conferma di una diversa relazione con la stabilità lavorativa.
Le giovani donne sono in media meno soddisfatte e cambiano lavoro più spesso. I giovani uomini,
invece, sono più propensi a valutare opportunità di mobilità all’estero (47%). Nel complesso, tuttavia,
è diminuita la quota di giovani che prende in considerazione l’idea di trasferirsi (dal 58% del 2023 al
41% del 2025), a dimostrazione del fatto che l’emigrazione giovanile non è causata dalla mancanza di occupazione “tout court”, quanto piuttosto di un lavoro percepito come interessante, qualificato e
retribuito in modo adeguato.

La ricerca del lavoro e i canali utilizzati
Dopo gli studi, cambiare lavoro è un’esperienza comune. Pur avendo un’anzianità lavorativa inferiore,
la quota di giovani (61%) che ha già cambiato almeno una volta impiego è pari a quella degli adulti (62%).
Per la ricerca di lavoro oggi i giovani consultano molto di più gli annunci online (52%), i social (33%) e
le app (21%). Crescono il passaparola (32%) e i contatti da parte dalle agenzie del lavoro e specialisti di
recruiting (24%). L’online diventa il canale dominante (da 35% a 73%), mentre arretra l’offline (da 77%
a 70%).

La fiducia di trovare un lavoro all’altezza delle attese
I giovani sono abbastanza fiduciosi di trovare un lavoro coerente con le proprie aspettative. Il 49% esprime una valutazione positiva, ma il dato nasconde forti differenze di genere: la fiducia riguarda il 59% dei giovani uomini, mentre scende al 38% tra le giovani donne. Intorno ai trent’anni la fiducia femminile crolla, per poi risalire negli anni successivi. Penalizzati risultano anche i giovani che vivono nei piccoli centri, mentre il Sud mostra livelli di fiducia in linea con le altre aree del Paese.
I problemi dei giovani nel mercato del lavoro
La fiducia dei giovani nel mercato del lavoro è limitata: solo il 45% dichiara di riporvi una fiducia medio-
alta. Le basse retribuzioni sono indicate come il problema più grave dal 60% del campione, ma non l’unico. I giovani denunciano anche precarietà e incertezza (46%), poca meritocrazia (41%), cultura
manageriale arretrata (23%) e difficoltà di relazione e la competizione con i colleghi adulti (16%).

L’immagine dei giovani nel mercato del lavoro
I giovani si percepiscono come più attrezzati sul piano tecnologico (61%), più innovativi (58%) e più
adattabili (50%), mentre riconoscono agli adulti maggiore solidità (35%), esperienza (32%) e resilienza
(41%). Anche gli adulti condividono in larga misura questa rappresentazione, segno di una consapevolezza diffusa dei punti di forza e di debolezza reciproci.

Cosa conta nel lavoro per i giovani
Nel lavoro i giovani hanno ridefinito le priorità. Al primo posto non c’è più la carriera, ma il benessere
complessivo: equilibrio tra vita e lavoro, salute e qualità della vita sono considerati molto importanti da oltre l’80% dei giovani. Segue l’autorealizzazione (70-80%), mentre ambizione e competizione risultano meno centrali.

Le aspettative dei giovani rispetto al lavoro
Le aspettative si concentrano su pochi elementi chiave: una retribuzione adeguata, l’equilibrio tra vita privata e lavoro, un ambiente positivo e la stabilità e sicurezza del posto. La retribuzione netta ritenuta adeguata dai giovani si colloca intorno ai 2.000 euro al mese.
Per l’equilibrio tra vita e lavoro la priorità non è lo smart working, ma il diritto al tempo libero: orari flessibili (56%), weekend e festivi liberi (48%) e limiti al lavoro fuori orario (42%). Il 34% dei giovani è disposto a rinunciare alla carriera e il 27% a uno stipendio elevato pur di migliorare l’equilibrio complessivo.

Un ambiente di lavoro ideale è collaborativo, sereno e intergenerazionale e la stabilità non coincide più con il solo contratto a tempo indeterminato: i giovani chiedono garanzie anche in caso di crisi.

Soddisfazione e cambiamento
Nel complesso la maggioranza dei giovani è moderatamente soddisfatta delle diverse caratteristiche del lavoro attuale: il 66% esprime giudizi positivi su sicurezza, equilibrio vita-lavoro (63%) e ambiente (63%).

Le principali criticità riguardano invece la retribuzione, giudicata insufficiente, lo sviluppo delle competenze e le opportunità di crescita professionale.
Quando si valuta un cambio di lavoro, la priorità va alla retribuzione (54%) e all’equilibrio vita-lavoro
(40%), seguite dalle opportunità di crescita (33%) e dalla qualità dell’ambiente (32%). Gli stessi fattori
guidano anche la fidelizzazione: per convincere un giovane a restare, la leva decisiva resta il riconoscimento economico. Data la loro posizione di partenza, una retribuzione adeguata è un fattore
decisivo ancor più importante per le giovani donne.