(Sesto Potere) – Bologna – 22 gennaio 2026 – Nelle zone alluvionate dell’Emilia-Romagna e della Toscana c’è ancora una diffusa sottostima del rischio di eventi meteorologici estremi, e il livello di preparazione dei cittadini in caso di emergenza è ancora scarso, come anche la conoscenza relativa ai piani di gestione del rischio alluvionale, soprattutto tra le famiglie a basso reddito e le persone più anziane. A evidenziarlo è un’indagine realizzata da un gruppo multidisciplinare di studiose dell’Università di Bologna e pubblicata sull’International Journal of Disaster Risk Reduction.
I risultati nascono da uno studio condotto nell’estate del 2024 su un campione rappresentativo di 3.423 adulti residenti in Emilia-Romagna e Toscana. I dati raccolti sulla percezione individuale del rischio sono stati poi integrati con mappe ufficiali di pericolosità idraulica: in questo modo è stato possibile confrontare le valutazioni soggettive con l’esposizione reale al rischio di alluvione.
“La nostra indagine mostra che essere stati colpiti in prima persona da un’alluvione non è sufficiente a garantire una preparazione adeguata, soprattutto rispetto a eventi estremi ma poco frequenti”, dice Irene Palazzoli del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari dell’Alma Mater e prima autrice dello studio.

“Nonostante i residenti dei comuni colpiti dalle alluvioni del 2023 riportino una percezione della pericolosità alluvionale più elevata rispetto a chi vive in aree non colpite – aggiunge Serena Ceola, (nella foto a lato), professoressa al Dipartimento di Ingegneria Civile, Chimica, Ambientale e dei Materiali dell’Università di Bologna, che ha coordinato lo studio – questa percezione è allineata con il livello di pericolosità reale solo per le alluvioni ad alta e media probabilità, mentre i rischi legati a eventi rari ma ad alto impatto sono ancora fortemente sottostimati“.
In Europa, gli ultimi trent’anni sono stati uno dei periodi in cui si sono registrate più alluvioni: si stima che questi eventi colpiscano ogni anno 1,6 milioni di persone e che siano causa dell’81% delle perdite economiche connesse a eventi climatici. L’Italia è il secondo paese più colpito, dopo la Germania: negli ultimi decenni, sul nostro territorio si sono registrate il 17% di tutte le alluvioni avvenute in Europa e il 38% delle morti causate da eventi alluvionali.
“Gli eventi alluvionali degli ultimi anni hanno mostrato che le comunità locali sono ancora vulnerabili: sono necessarie strategie di gestione e mitigazione del rischio più specifiche, che includano anche un aumento della consapevolezza e della preparazione dei cittadini”, dice Chiara Binelli, professoressa associata al Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Alma Mater.
“I dati che abbiamo raccolto – evidenziano Chiara Puglisi e Raya Muttarak del Dipartimento di Scienze Statistiche dell’Università di Bologna – mostrano infatti come l’esperienza diretta, le caratteristiche socioeconomiche e le pratiche di comunicazione possano influenzare il livello di preparazione agli eventi alluvionali in contesti ad alto rischio”.
Prima delle alluvioni che hanno colpito Emilia-Romagna e Toscana, infatti, quasi la metà dei cittadini intervistati non aveva adottato alcuna misura preventiva. In particolare, le famiglie a basso reddito, gli affittuari e le persone più anziane sono significativamente meno propense ad adottare misure di mitigazione, sia di tipo strutturale che non strutturale. In generale, infatti, gli interventi strutturali di mitigazione – come barriere anti-alluvione, sopraelevazione delle abitazioni o scorte alimentari di emergenza – sono ancora poco diffusi (meno del 25% degli intervistati) e concentrati prevalentemente tra le fasce di popolazione più avvantaggiate.
“È però interessante notare un dato”, sottolinea Irene Palazzoli. “Il 63% degli intervistati ha dichiarato che si sarebbe comportato in modo diverso se fosse stato a conoscenza della pericolosità alluvionale reale, e il 30% sarebbe anche disponibile ad un’eventuale rilocalizzazione”.
Anche la diffusione delle informazioni istituzionali, inoltre, è stata ritenuta limitata: più della metà dei cittadini intervistati non sa se il proprio Comune disponga di piani di gestione del rischio di alluvione o di evacuazione, con una consapevolezza solo lievemente più alta tra i residenti dei Comuni colpiti direttamente da eventi alluvionali. Ma circa due terzi degli intervistati ritiene che la conoscenza di questi piani migliorerebbe la percezione del rischio alluvionale, riducendone in modo significativo il rischio.
Del resto, nove intervistati su dieci non si ritengono soddisfatti delle informazioni in loro possesso, che derivano soprattutto da previsioni meteo, televisione e social media. La richiesta da parte dei cittadini è di ricevere indicazioni più chiare sui livelli di rischio locali e sulle azioni concrete possibili per ridurre gli impatti delle alluvioni.
Cosa si può fare quindi? Le studiose suggeriscono prima di tutto di rafforzare e ampliare la conoscenza dei piani di gestione del rischio di alluvione e dei sistemi di allerta, sia attraverso nuovi canali di comunicazione che con il coinvolgimento diretto della cittadinanza.
Lo studio è stato pubblicato sull’International Journal of Disaster Risk Reduction con il titolo “Public perceptions and responses to flood risk: Evidence from the 2023 flood events in Italy”. Le autrici, tutte dell’Università di Bologna, sono Irene Palazzoli (Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari), Chiara Puglisi (Dipartimento di Scienze Statistiche “Paolo Fortunati”), Chiara Binelli (Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali), Raya Muttarak (Dipartimento di Scienze Statistiche “Paolo Fortunati”) e Serena Ceola (Dipartimento di Ingegneria Civile, Chimica, Ambientale e dei Materiali).

Adozione di misure di prevenzione durante le alluvioni di maggio 2023 e novembre 2023 in Emilia-Romagna e Toscana (3.423 intervistati)

