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Istat: in calo le unioni civili. Emilia-Romagna è la terza in Italia

(Sesto Potere) – Bologna – 19 gennaio 2026 – Le 2.936 unioni civili tra coppie dello stesso sesso costituite presso gli Uffici di Stato Civile dei Comuni italiani nel 2024 evidenziano un calo rispetto all’anno precedente (-2,7%) confermato anche dai dati provvisori dei primi nove mesi del 2025 (-3,1% rispetto allo stesso periodo del 2024).
Lo certifica l’Istat che pubblica oggi un dossier su: “Matrimoni, unioni civili, separazioni e divorzi in Italia – Anno 2024”.

Si conferma anche nel 2024 la prevalenza di unioni tra uomini (1.608 unioni, il 54,8% del totale), stabili rispetto all’anno precedente (56,1%).

Un terzo delle unioni civili (33,0%) viene formalizzato nel Nord-ovest, oltre un quarto nel Centro (25,6%).

Tra le regioni, in testa si posiziona la Lombardia con il 21,3%; seguono il Lazio (13,2%) e l’Emilia-Romagna (9,5%).

A livello nazionale nel 2024 si sono avute 5,0 nuove unioni civili per 100mila residenti. A livello di singola ripartizione i valori sono: 6,1 nel Nord-ovest, 5,1 nel Nord-est, 6,4 nel Centro, 2,9 nel Sud e 3,8 nelle Isole.

La Toscana si colloca al primo posto (7,3 per 100mila) seguita dal Lazio (6,8), dall’Emilia-Romagna (6,3) e dalla Lombardia (6,2).

Emerge con evidenza il ruolo attrattivo dei principali centri urbani: più di un quarto delle unioni si sono costituite nei 12 grandi Comuni. In testa si trova il Comune di Roma (con il 7,1%), seguito da quello di Milano (6,1%).

Le unioni civili con almeno un partner straniero sono il 18,1%; nel Nord-ovest arrivano al 19,0% mentre il valore più basso è quello delle Isole (15,4%).

Al pari dei matrimoni, anche le unioni civili si caratterizzano per la presenza di partner con cittadinanza italiana per acquisizione: tra le unioni miste tra partner italiano e straniero, il 9,4% coinvolge un partner italiano per acquisizione (nel 2018 questa quota era pari al 4,8%). Tra le unioni di partner entrambi italiani, quelle in cui almeno uno dei due è italiano per acquisizione sono il 4,7%; quota quasi triplicata rispetto al 2018.