(Sesto Potere) – Ravenna – 14 febbraio 2026 – Operazione della Polizia, la Squadra Mobile della Questura di Ravenna, nell’ambito di un’indagine coordinata dai Pm Daniele Barberini e Angela Scorza della Procura di Ravenna con perquisizione e verifiche informatiche nel reparto delle Malattie Infettive dell’ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna.
Il bilancio è di sei medici indagati accusati a vario titolo di: “falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, con l’aggravante della continuazione”.
La contestazione è che i medici abbiano rilasciato certificati che inibivano l’accompagnamento degli extracomunitari irregolari ai Cpr – i Centri di permanenza per i rimpatri – e del conseguente rientro in Patria.
Nel dettaglio, i medici avrebbero certificato a favore degli stranieri una valutazione sanitaria negativa all’idoneità alla vita in comunità ristretta nei Cpr e al successivo al rimpatrio, pur in assenza di patologie come per esempio: malattie infettive contagiose, gravi disturbi psichiatrici, patologie acute o cronico-degenerative che non possano ricevere cure adeguate.
In pratica, i medici indagati avrebbero – sempre secondo l’accusa – emesso certificati falsi per impedire che stranieri irregolari sul territorio nazionale, sottoposti a visita, venissero accompagnati nei Cpr per la successica espulsione forzata.
Attualmente in Italia sono operativi dieci Cpr (Torino, Gradisca d’Isonzo, Ponte Galeria, Bari, Brindisi Restinco, Macomer, Milano, Palazzo San Gervasio, Caltanissetta, Trapani Milo), cui si aggiunge la struttura in Albania.
Come è noto, è in corso un vivace e contrastato dibattito politico per l’istituzione in Emilia-Romagna di un nuovo, il primo, Cpr.
Sul caso di Ravenna si registrano le prime reazioni politiche.
“Gravissimo. Se fosse confermato, sarebbe una vergogna da licenziamento, da radiazione e da arresto”: ha commentato il vicepremier e segretario della Lega Matteo Salvini.
Ed anche Rosaria Tassinari, deputata e coordinatrice regionale di Forza Italia per l’Emilia-Romagna, esprime “profondo sconcerto per quanto emerso dall’indagine della Procura di Ravenna nei confronti di sei medici sospettati di aver rilasciato certificati falsi per impedire il trasferimento di soggetti nei Centri di permanenza per i rimpatri. Se i fatti fossero confermati, ci troveremmo di fronte a un episodio di estrema gravità”.
“Non è in discussione soltanto l’eventuale rilievo penale della vicenda – prosegue Tassinari – ma anche il messaggio che rischia di essere trasmesso ai cittadini: la sanità pubblica deve essere presidio di legalità, imparzialità e correttezza. Comportamenti difformi, se accertati, minano la fiducia nelle istituzioni e incidono su temi delicatissimi come sicurezza e rispetto delle procedure previste dalla legge.”
“Chiediamo che l’Usl competente (Ausl Romagna, ndr) e la Regione Emilia-Romagna avviino immediatamente un’indagine interna per fare piena luce su quanto accaduto, accertare eventuali responsabilità e garantire la massima trasparenza. È doveroso tutelare i professionisti che operano correttamente e, allo stesso tempo, assicurare che episodi di questa portata non si ripetano. Su questioni così sensibili – conclude Rosaria Tassinari – non possono esserci ambiguità: servono chiarezza, rigore e rispetto delle regole.”

