(Sesto Potere) – Forlì – 1 aprile 2026 – — Si avvicina il termine del 7 aprile per il taglio delle accise sui carburanti varato dal Governo e di fronte al continuo rincaro dei costi di produzione causato dal conflitto in Iran, con aumenti mensili del 20% e oltre, le cooperative romagnole tornano a chiedere con urgenza interventi strutturali. Gli aggravi di cui si stanno facendo carico le imprese non sono sostenibili dalle filiere produttive e rischiano di innescare effetti a catena su tutto il sistema economico. A ciò si aggiungono la fine degli effetti del Pnrr e l’incertezza sulle scelte politiche legate al Piano Transizione 5.0.
L’ennesimo shock esogeno sull’economia nel giro di pochi anni – dopo la pandemia, la guerra in Ucraina e l’alluvione – riporta alla luce uno scenario di inflazione e recessione che Legacoop Romagna chiede di evitare in ogni modo.
Tra le misure giudicate più efficaci, oltre al taglio accise e al contrasto alle speculazioni, c’è sicuramente il rilancio del credito d’imposta per l’autotrasporto, già sperimentato con successo all’avvio della crisi ucraina.
Questi gli aggiornamenti del monitoraggio che il centro studi di Legacoop Romagna sta effettuando sulle imprese associate dal 28 febbraio scorso, inizio dell’operazione militare in Medio Oriente.
Il mondo agroalimentare sta vivendo una situazione di forte sofferenza, come testimonia quanto riportato dalle 7 Cooperative agricole braccianti della provincia di Ravenna, che con 12mila ettari coltivati rappresentano uno dei più grandi gruppi di aziende agricole in Italia.
«Su base annua – ricorda Giovanni Giambi, direttore di Agrisfera – il gasolio agricolo è schizzato da 0,67 euro al litro fino a 1,38 euro. Solo per le operazioni colturali di marzo (semina, preparazione terreni e concimazione), le Cab stanno bruciando quasi 30mila euro in più ogni settimana, ferma restando la forte preoccupazione anche per possibili blocchi nelle catene di approvvigionamento dei fattori produttivi. All’aumento dei carburanti segue a ruota quello dei fertilizzanti: l’urea è passata in un anno da 430 a 790 euro per tonnellata (+84%), il concime azotato da 375 a 500 euro (+33%)».
A questo si aggiunge l’incognita del trasporto da terzi, con aumenti stimati tra il 15 e il 25% che vanno a erodere ulteriormente la redditività delle produzioni. L’impatto stimato complessivo sul mondo delle Cab è di circa 1,8 milioni di euro all’anno di costi in più.
Apofruit Italia, leader nazionale nell’ortofrutta, «ha registrato un ulteriore aumento del costo del trasporto del 10% ad aprile rispetto al mese precedente – spiega il direttore, Ernesto Fornari –. Il costo medio per container è raddoppiato, raggiungendo i 10mila euro. A ciò si somma la perdita di sbocchi importanti per le esportazioni».
Per Terre Cevico – cooperativa vinicola presente in 90 paesi del mondo – «l’impatto dello scoppio della guerra in Iran si manifesta su più fronti – dice il presidente, Franco Donati –: sull’export, con la sospensione di commesse importanti (oltre 1 milione di euro su Dubai); sul fronte energetico, se la situazione dovesse perdurare, con un rincaro dei costi energetici che per noi nel corso del 2026 potrebbe superare i 200.000 euro, senza considerare gli aumenti sul fronte dei costi per la logistica e i trasporti».
L’aumento dei costi energetici di Fruttagel – cooperativa di Alfonsine specializzata nella trasformazione di ortofrutta fresca, cereali e legumi – è stimato in 250.000 euro mensili. «A questi – dichiara il presidente, Stanislao Fabbrino – vanno aggiunti circa 150.000 euro per incrementi dei costi di trasporto, imballi e servizi. Con ogni probabilità il dato del mese di aprile sarà peggiorativo. L’attesa è di un aumento dei costi che, complessivamente per il 2026, potrebbe attestarsi tra i 4 e 5 milioni di euro».
«Si prevede un aumento di oltre il 20% dei costi energetici legati alla produzione: 63.000 euro su base mensile e 696.000 su base annuale per entrambi gli stabilimenti, Lugo e Zingonia – afferma Mirco Lacchini, presidente della cooperativa Icel, tra le principali aziende produttrici nel settore dei cavi elettrici in Italia e in Europa –. Ulteriori aumenti certi, anche se ancora in via di quantificazione, sono stimati per i costi di trasporto e per le materie prime».
Altri problemi riguardano i materiali di diretta derivazione dal petrolio, come asfalto e serramenti, che sono già cresciuti di oltre il 10%. In difficoltà anche le cooperative che svolgono servizi ambientali, che hanno un impatto importante dei costi di carburante, stimato in circa il 25% su base annua; risorse difficilmente recuperabili, a breve, dai committenti pubblici.
«Il disastro causato dall’avventura militare in Iran voluta da Trump – conclude il presidente di Legacoop Romagna, Paolo Lucchi (nella foto) – è sotto gli occhi di tutti. Nel giro di pochi anni le imprese e i cittadini hanno dovuto affrontare una serie di crisi mai viste, ma mentre fino alla guerra in Ucraina abbiamo avuto risposte pronte da parte del governo, grazie anche al grande sforzo messo in campo dall’Unione Europea con il Pnrr, ora le nostre istituzioni non riescono a mettere in campo interventi efficaci. L’aumento dei costi a budget sarebbe sufficiente a mettere in ginocchio qualsiasi comparto, ma oltre a ciò abbiamo avuto la nuova situazione di incertezza causata dal Piano Transizione 5.0. Servono risposte concrete e decise, non legate solo all’emergenza, se non vogliamo trovarci di fronte a uno scenario di recessione e inflazione che colpirà tutti nell’arco di brevissimo tempo».
Legacoop Romagna associa 352 cooperative nelle province di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini, che complessivamente sviluppano un valore della produzione pari a 8 miliardi di euro e occupano più di 28mila lavoratori; i soci sono oltre 320mila.

