(Sesto Potere) – Roma – 4 aprile 2026 – Gli esperti della Banca d’Italia hanno elaborato le ultime proiezioni macroeconomiche per l’Italia nel triennio 2026-28. In base allo studio di stima che il PIL dell’Italia aumenti dello 0,5 per cento sia quest’anno sia il prossimo e dello 0,8 per cento nel 2028.
L’ attività economica risente soprattutto quest’anno dell’indebolimento della domanda interna, frenata dal repentino rincaro dell’energia, dall’ulteriore aumento dell’incertezza e dal deterioramento della fiducia; essa tornerebbe a rafforzarsi gradualmente nel prossimo biennio.
L’inflazione al consumo aumenterà al 2,6 per cento nel 2026, principalmente per effetto del brusco rialzo dei prezzi delle materie prime, per poi tornare poco al di sotto del 2,0 per cento nel biennio 2027-28.
I consumi risentiranno dell’erosione del reddito reale connessa con la maggiore inflazione e del peggioramento della fiducia, in un contesto di accentuata incertezza; si stima che la crescita della spesa delle famiglie rimanga debole quest’anno e il prossimo, per recuperare vigore nel 2028.
Più nel dettaglio l’incremento dell’inflazione nell’anno in corso è in larga misura riconducibile alla componente energetica, che risente del brusco rialzo delle quotazioni delle materie prime. La trasmissione dei rincari energetici ai salari e ai prezzi degli altri beni e dei servizi è graduale, anche per via della ridotta quota di contratti di lavoro in attesa di rinnovo: al netto delle componenti alimentare ed energetica, l’inflazione aumenta solo leggermente nella media dell’anno in corso, al 2,0 per cento, per riportarsi all’1,8 per cento nel biennio 2027-28.
Rispetto alle previsioni pubblicate in dicembre, l’inflazione è rivista al rialzo, in misura più significativa quest’anno.
L’andamento dell’attività economica e dell’inflazione dipenderà in misura cruciale dalla durata del conflitto in Medio Oriente e dalle conseguenze sulla produzione e sui flussi di trasporto delle materie prime.
“Una inflazione al 2,6% equivarrebbe, a parità di consumi, ad una stangata da +860 euro annui a famiglia”: afferma il Codacons, commentando l’allarme lanciato da Bankitalia.
“Anche la Banca d’Italia conferma le nostre stime secondo cui i rincari dei prodotti energetici rischiano di far balzare al rialzo l’inflazione, con effetti a cascata sui listini al dettaglio di una moltitudine di beni e servizi”: spiega il Codacons.
“Nello specifico un tasso di inflazione al 2,6% come quello previsto da Bankitalia equivarrebbe ad una maggiore spesa da +860 euro annui per la famiglia “tipo” dell’Istat, conto che salirebbe in media a +1.187 euro annui per un nucleo con due figli. Ma ricadute negative si registrerebbero anche sul fronte dei consumi: un eventuale balzo dell’inflazione e un rincaro generalizzato di prezzi e tariffe spingerebbe le famiglie a contrarre la spesa, con danni enormi per l’economia nazionale”: conclude il Codacons.

