(Sesto Potere) – Parma – 17 marzo 2026 – Giovedì scorso , i finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Parma hanno dato esecuzione a un’ordinanza applicativa di misura cautelare personale emessa dal GIP del locale Tribunale, su richiesta di questo Ufficio di Procura, nei confronti di un soggetto residente in provincia di Parma, posto agli arresti domiciliari.
Gli indagati, in totale 10 soggetti, di cui 8 persone fisiche e 2 persone giuridiche, sulla base degli elementi probatori allo stato raccolti, sono indiziati, a vario titolo dei reati di infedele e omessa dichiarazione dei redditi, indebita compensazione, indebita percezione di erogazioni pubbliche, sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte e autoriciclaggio.
Il provvedimento restrittivo segue un decreto di sequestro preventivo emesso dalla medesima Autorità Giudiziaria per oltre 12 milioni di euro, eseguito dalle Fiamme Gialle lo scorso mese di gennaio, per un importo pari al profitto dei reati contestati, eseguito su saldi attivi di numerosi conti correnti, quote societarie – affidate ad un amministratore giudiziario nominato dal Tribunale di Parma -, 13 unità immobiliari in provincia di Parma e 5 automezzi.
L’articolata attività di indagine, condotta in sinergia dal Nucleo di polizia economico finanziaria di Parma e dalla Tenenza di Fidenza, ha riguardato il settore degli interventi edilizi connessi al cd. “Superbonus 110” curati da un General Contractor e da una società di ingegneria incaricata delle asseverazioni.
Le attività sono state avviate a seguito di verifiche fiscali condotte nei confronti dei predetti operatori economici, che avrebbero permesso di configurare l’esistenza di un vero e proprio modus operandi finalizzato a massimizzare i profitti nonché a creare, incamerare e cedere crediti d’imposta inesistenti.
Nel corso delle attività di verifica fiscale e delle successive indagini sono stati, infatti, raccolti elementi che hanno dimostrato la sussistenza di significative criticità con riguardo sia alle asseverazioni tecniche rilasciate dai professionisti abilitati, sia all’impianto documentale necessario per perfezionare l’iter di accesso al beneficio in esame.
Le indagini, esperite mediate analisi di segnalazioni per operazioni sospette, ricostruzione dei flussi finanziari, esami documentali e informatici e audizioni di numerosi committenti, avrebbero consentito di accertare: la collusione tra i tecnici asseveratori e il General Contractor (supportata dalla mancata esecuzione di sopralluoghi pre e post esecuzione dei lavori; dall’accordo sulle date da apporre sui documenti e sugli importi da fatturare per rispettare solo formalmente le scadenze normativamente previste; e da gravi irregolarità nelle attestazioni di prestazione energetica redatte); l’apposizione di firme apocrife in nome e per conto di ignari clienti; e la mancata consegna al cliente della documentazione relativa all’ottenimento del bonus.
In merito alle asseverazioni, inoltre, il professionista avrebbe emesso sistematicamente fatture verso i clienti finali in luogo del General Contractor, generando e trasferendo in suo favore crediti fiscali per importi milionari all’insaputa e senza il consenso dei committenti.
Gli accertamenti bancari eseguiti avrebbero anche permesso di rilevare: la distribuzione di utili societari non dichiarati, in parte utilizzati, direttamente o per il tramite di terze società, per porre in essere investimenti anche di tipo finanziario nonché per la costituzione di un trust; così da renderne più difficoltosa la tracciabilità, circostanza per la quale è stato ipotizzato anche il reato di autoriciclaggio; e la distrazione di fondi per la costituzione di un nuovo soggetto giuridico.
Il sistema fraudolento ricostruito avrebbe garantito l’ottenimento del massimo credito di imposta a prescindere dai lavori realmente effettuati e dagli effettivi costi sostenuti per la realizzazione delle opere.
I crediti fiscali, artatamente creati, sarebbero stati utilizzati in parte per indebite compensazioni di debiti fiscali ovvero monetizzati mediante cessione a terzi soggetti.
In fase di esecuzione del provvedimento dell’Autorità Giudiziaria, al fine di evitare che potessero essere ulteriormente ceduti o utilizzati, sono stati, altresì, oggetto di sequestro crediti per oltre 800 mila euro presenti nel cassetto fiscale di una delle società coinvolte.
A seguito della verifica fiscale la società “general contractor”, aderendo integralmente al rilievo per le indebite compensazioni dei crediti fiscali, ha versato, in sede di accertamento con adesione, nelle casse dell’erario oltre 5 milioni di euro.
In conformità con le nuove disposizioni normative, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Parma ha sottoposto uno degli indagati ad interrogatorio preventivo, all’esito del quale, valutata la sussistenza delle esigenze cautelari in ordine al pericolo di reiterazione dei reati per i quali si procede, ha emesso la misura cautelare.

