(Sesto Potere) – Forlì – 3 aprile 2025 – Sergio Spada, funzionario dei Servizi Culturali del Comune di Forlì dal 1994 al 2019, ha inviato oggi ai mass media una lettera aperta indirizzata al sindaco di Forlì, Gian Luca Zattini, una lettera consegnata questa mattina anche all’Ufficio Protocollo del Comune di Forlì, nella quale esprime il suo “disappunto” per alcune dichiarazioni fatte dallo stesso sindaco in merito alla gestione dei servizi culturali negli anni precedenti l’attuale legislatura.
“Perché rovinare quello che si presentava come un momento di festa, la restituzione alla Città dei giardinetti della Rocca di Ravaldino, con un discorso dai toni elettoralistici (tardivi o prematuri, scelga lei), contaminato da ormai triti veleni e funestato da svarioni storici oggi inspiegabili? Se le scrivo è perché ancora una volta chi ha lavorato prima dell’avvento della sua amministrazione non può che sentirsi offeso, “insultato” dalle sue affermazioni. Lei parla di: “quindici anni di completo abbandono, un insulto alla città”. Credo di poterle rinfrescare la memoria per una semplice ragione: io c’ero, lei no”: esordisce Sergio Spada.
“Nel 2009 fu sostenuto da tutti noi, dai dirigenti ai funzionari fino ai tecnici operativi, un grande lavoro di squadra volto a ricordare la figura di Caterina Sforza e rinvigorire l’interesse verso la Rocca di Ravaldino e la sua fruizione. Fu studiato e creato un percorso didattico e scientifico per pannelli all’interno della Rocca per far sì che chiunque potesse approfondire anche in autonomia la conoscenza degli spazi e degli ambienti interni ed esterni alla struttura. Vi fu il coinvolgimento dei maggiori esperti di castellologia e tecniche ossidionali per raccogliere dati ed incentivare studi e approfondimenti sul gioiello voluto da Pino III Ordelaffi. Si tennero conferenze, seminari, attività didattiche che coinvolsero gran parte della popolazione, di ogni età. Non credo che i Forlivesi non lo ricordino. Furono allestite due mostre di grande impegno, coronate da un’inedita ed entusiasta partecipazione, a Palazzo Albertini e dentro la Rocca stessa; furono restaurati ed aperti al pubblico i camminamenti e le sale del mastio, furono pubblicati saggi ed atti. Immagino che lei e i suoi collaboratori non abbiano letto nulla di tutto ciò”: aggiunge ancora Sergio Spada.
“All’interno, nella corte, fu allestita in via permanente una struttura per spettacoli, completa di palco studiato su misura per non impattare con la continuità della cortina interna, sedie e servizi, struttura grazie alla quale fino al 2017 in estate veniva ambientata una rassegna teatrale, accanto alla quale si programmavano frequenti concerti, appuntamenti di cinema muto con accompagnamento musicale ed incontri culturali. I locali interni erano costantemente monitorati dai bravissimi tecnici del Servizio Cultura, Pinacoteca e Musei affinché i graffiti ottocenteschi e le strutture quattrocentesche non subissero danni da intemperie o infiltrazioni. Tutto questo fino al 2017/2018, quando alcuni segnali rivelarono una minaccia di cedimento di alcune travature poste al di sopra del corpo di guardia. Necessariamente la struttura fu interdetta al pubblico e, dopo i necessari sopralluoghi, i lavori furono avviati negli ultimi mesi di lavoro della Giunta precedente la sua. Poi si insediò la sua, di Giunta, ed i lavori si interruppero. In quel momento iniziò l’abbandono”: afferma Sergio Spada.
“Io stesso lo documentai e denunciai nel 2021, grazie all’ospitalità della Fondazione Cassa dei Risparmi nel suo libro-strenna, dedicato alle fortificazioni medioevali del territorio forlivese e cesenate, e poi nel 2022 grazie alla sensibilità di Italia Nostra, sotto il cui impulso dedicai a “La Rocca vuota” una conferenza che venne gratificata da una grande affluenza di pubblico. Nessun membro della Giunta gratificò con la sua presenza la presentazione del volume né lo svolgimento dell’incontro. La Rocca fu parzialmente riaperta, per poche ore nei week-end, solo nell’aprile del 2024. Quindi gli anni di “abbandono, l’insulto alla città“, furono cinque, non quindici, e furono imputabili alla sua, di Giunta”: accusa Sergio Spada.
“Un ultimo appunto, signor Sindaco. Senza voler insegnare niente a nessuno, vorrei informarla che il Paradiso di Caterina Sforza non era un “orto botanico”, ma un palazzo edificato all’interno del rivellino ovest della Rocca, edificato a sua volta sopra le persistenze della prima rocca di Ravaldino, quella la cui costruzione era stata iniziata dal Cardinale Egidio, Gil Carrillo d’Albornoz, e conclusa dal Cardinale Anglic de Grimoard, lungo gli ultimi decenni del Trecento. Le fondamenta trecentesche e i ruderi del rivellino e del Paradiso, oggi appena affioranti, si trovano proprio sotto quei dislivelli che sono il tratto caratteristico dei giardinetti. Alcune formelle costituenti la pavimentazione del Paradiso, rinvenute nel fossato, sono conservate nel forlivese Museo delle ceramiche la cui conoscenza nessuno, a palazzo, pare ricordare. E non c’era alcuna torre medioevale al posto del Torrione dell’Acquedotto, edificato una prima volta nel 1904/1905 e, dopo gli eventi bellici, ricostruito nel dopoguerra. D’altronde in piena Età della Transizione delle rocche e dei castelli, quale architetto sarebbe stato così stolto da costruire una torre a poca distanza dall’ingresso di una rocca? La storia non è un gioco, non si improvvisa. Ci sono molte persone, anche a Forlì, che dedicano tempo ed energie a cercare di ricostruirne in modo scientifico contorni e dettagli. A vostra insaputa, suppongo. Mi perdoni per questa piccola critica, forse “sterile e strumentale”, ma sentita e condivisa da chi ha lavorato, prima di lei, per la Città”: conclude la sua riflessione Sergio Spada.