(Sesto Potere) – Bologna, 6 febbraio 2026 – In Emilia-Romagna gli accessi ai servizi di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza sono aumentati del 73,3% in poco più di dieci anni, passando dai 38.031 assistiti del 2011 ai 66.108 del 2024. Un dato che fotografa con chiarezza la crescita dei bisogni di salute mentale tra bambini e adolescenti e che è stato al centro del convegno “Esperienze di salute mentale in Emilia-Romagna”, promosso da Confcooperative Federsolidarietà Emilia Romagna, giovedì 5 febbraio presso il Palazzo della Cooperazione di Bologna, sede di Confcooperative Emilia Romagna.
La giornata di confronto ha riunito cooperative sociali, operatori dei servizi, professionisti e istituzioni regionali per analizzare l’evoluzione della domanda di cura e riflettere sulla capacità del sistema di rispondere in modo sostenibile e integrato, mettendo in relazione le esperienze maturate nei territori con le politiche pubbliche regionali e nazionali.
Secondo i dati illustrati dalla Regione Emilia-Romagna, nel corso del 2024 il tasso di prevalenza dei disturbi neuropsichiatrici nella popolazione tra 0 e 17 anni ha raggiunto il valore di 9,3 ogni 100 minori, confermando un trend in costante crescita; a fronte di un aumento più contenuto nei servizi di salute mentale per adulti, pari al +3,7% tra il 2019 e il 2024. (Regione Emilia-Romagna, flussi informativi SINPIA-ER e SISM)
L’incremento riguarda in particolare la fascia adolescenziale, con una crescita marcata dei disturbi d’ansia, dei disturbi del comportamento alimentare, dell’ADHD e dei disturbi dello spettro autistico. Un fenomeno che pone interrogativi rilevanti sulla capacità del sistema di garantire continuità della cura nel passaggio all’età adulta e di sviluppare risposte integrate e tempestive.
(elaborazioni Regione Emilia-Romagna su dati DSM-DP).
Accanto ai dati sulla diffusione dei disturbi, il convegno ha evidenziato le criticità legate alla sostenibilità complessiva del sistema. Come richiamato nelle linee programmatiche regionali, una quota compresa tra il 45% e il 70% delle risorse dedicate alla salute mentale è mediamente assorbita dagli inserimenti in strutture residenziali, rendendo prioritario il rafforzamento degli interventi territoriali e dei percorsi personalizzati di presa in carico.
(Dati Regione Emilia-Romagna).
Nel corso dei lavori, Confcooperative Federsolidarietà Emilia Romagna ha ribadito il ruolo centrale della cooperazione sociale nella presa in carico delle persone, nel supporto ai progetti di vita e nella costruzione di reti comunitarie integrate con la sanità pubblica.
“Il dialogo con la Regione Emilia-Romagna sulla salute mentale è continuo e molto intenso. Come cooperazione sociale portiamo avanti un modello a rete che non si limita alla cura, ma accompagna le persone lungo tutto il loro progetto di vita – ha affermato Antonio Buzzi, nella foto, presidente di Confcooperative Federsolidarietà Emilia Romagna -. Per rendere davvero efficaci questi percorsi è però fondamentale disporre di maggiore flessibilità, evitando rigidità normative e amministrative che rischiano di ostacolare l’innovazione e la personalizzazione degli interventi. I valori della cooperazione sono determinanti perché il nostro obiettivo è accompagnare le persone verso l’autonomia possibile, costruendo risposte su bisogni, aspirazioni e opportunità concrete”.
“L’obbiettivo di questo incontro che coinvolge cooperative sociali di tipo A e B che operano nell’ambito della salute mentale in Emilia-Romagna è duplice -, ha affermato Simonetta Gaddoni, componente del Gruppo Salute Mentale di Confcooperative Federsolidarietà Emilia Romagna -. Da un lato approfondire temi prioritari per il sistema, anche attraverso il confronto con esperienze e modelli provenienti da altre regioni, dall’altro aprire e rafforzare un canale di dialogo propositivo con la Regione, per costruire maggiori sinergie e sviluppare risposte sempre più adeguate ai bisogni di salute mentale del territorio”.
Ampio spazio è stato dedicato al confronto con la Regione Emilia-Romagna, con l’intervento dell’assessore alle Politiche per la salute, Massimo Fabi, e con l’approfondimento sulle linee programmatiche regionali in materia di salute mentale, illustrato da Alessio Saponaro, responsabile dell’Area Salute mentale, Dipendenze patologiche e Salute nelle carceri. Le politiche regionali puntano a rafforzare l’integrazione sociosanitaria, a ridurre il ricorso improprio alla residenzialità e a potenziare gli interventi di prossimità.
“Quello della salute mentale è un tema che ci riguarda tutti, come istituzioni, come professionisti e spesso come genitori, dato che sono soprattutto le generazioni più giovani a essere maggiormente coinvolte – ha sottolineato l’assessore alle Politiche per la salute della Regione Emilia-Romagna, Massimo Fabi -. La Regione Emilia-Romagna sta portando avanti un lavoro trasversale, che abbraccia più assessorati e competenze, con provvedimenti e investimenti mirati. Come i reparti nelle strutture sanitarie dedicate ai ragazzi, siamo tra i primi a realizzarli in Italia, e il nuovo piano delle dipendenze a cui stiamo lavorando in questi mesi. Sono sfide difficili, ma che abbiamo la responsabilità di affrontare con il contributo di tutti, anche del mondo delle imprese e delle cooperative, che da sempre rappresentano sentinelle importanti nei territori e con le quali vogliamo continuare a collaborare in maniera positiva come abbiamo fatto in tutti questi anni”.
Il convegno si è confermato un momento di importante confronto strutturato tra cooperazione sociale e istituzioni, orientato a trasformare i dati e le analisi in scelte operative capaci di migliorare la qualità della vita delle persone.
“La crescita dei bisogni di salute mentale ci chiama a una responsabilità collettiva – ha ribadito Francesco Milza, presidente di Confcooperative Emilia Romagna –. La cooperazione sociale, in integrazione con il sistema pubblico, è parte essenziale di un welfare che mette al centro le persone, costruendo percorsi di cura e inclusione capaci di rafforzare la coesione delle comunità e dare risposte durature alle fragilità. Per questo è necessario continuare a investire su integrazione sociosanitaria, prossimità e capacità di adattare gli interventi ai bisogni reali dei territori”.

