(Sesto Potere) – Bruxelles, 25 marzo 2026 — “Dopo vent’anni è evidente che il sistema ETS ha fallito: ha aumentato i costi per le imprese senza incidere in modo significativo sulle emissioni globali. Va sospeso subito per difendere competitività e lavoro”. Lo dichiara Stefano Cavedagna, eurodeputato di Fratelli d’Italia – gruppo ECR, tra i principali promotori dell’evento “Stop the ETS to save the ceramics sector”, che si è svolto oggi al Parlamento europeo di Bruxelles con la partecipazione di rappresentanti istituzionali e del mondo produttivo europeo.
“Siamo qui a Bruxelles per chiedere lo stop dell’ETS, una tassa ambientale che oggi grava sulle nostre industrie, già alle prese con forti aumenti dei costi energetici. Il rischio è quello di colpire settori strategici come quello ceramico, cuore pulsante della produttività dell’Emilia-Romagna e di molte province italiane. Per questo chiediamo una sospensione immediata e una revisione del sistema”, ha aggiunto Cavedagna.
Nel corso dell’iniziativa, organizzata da Fratelli d’Italia e dal gruppo ECR insieme a Confindustria Ceramica, è stato presentato il documento per lo stop all’Emission Trading System (ETS), firmato da diversi leader europei, tra cui il Governo italiano guidato da Giorgia Meloni, con l’obiettivo di avviare una revisione di uno strumento sempre più contestato dal mondo produttivo.
All’evento hanno preso parte, tra gli altri, Antonella Sberna, vicepresidente del Parlamento europeo, Nicola Procaccini, co-presidente del gruppo ECR, Carlo Fidanza, capodelegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo, Matteo Borsani, direttore di Confindustria presso le istituzioni europee a Bruxelles, Marco Canaparo, ambasciatore presso la Rappresentanza permanente d’Italia presso l’Unione europea, e Armando Cafiero, direttore generale Confindustria Ceramica.

Al centro del confronto il sistema dei distretti ceramici europei, con particolare riferimento al distretto dell’Emilia-Romagna e a quello della Comunità Valenciana, che insieme rappresentano circa l’80% della produzione europea di piastrelle e costituiscono un pilastro occupazionale con circa 38.000 posti di lavoro diretti e oltre 120.000 nell’indotto.
Le dichiarazioni dei partecipanti
Proprio dal mondo industriale è arrivato un forte richiamo alla necessità di agire rapidamente. “La ceramica italiana è un’eccellenza della nostra manifattura e negli ultimi dieci anni ha investito oltre 4 miliardi di euro in innovazione e sostenibilità. L’Emission Trading System sta però sottraendo risorse agli investimenti, mettendo a rischio la competitività e aprendo la strada a un processo di deindustrializzazione con effetti drammatici sui territori. Non possiamo permetterci di aspettare oltre”, ha dichiarato Armando Cafiero, direttore generale di Confindustria Ceramica.“Il sistema ETS si è trasformato in una forma impropria di prelievo fiscale che riduce la competitività delle imprese europee, favorendo produzioni extraeuropee spesso meno sostenibili dal punto di vista ambientale. Negli ultimi anni si è già registrata una riduzione significativa degli investimenti e il rischio di una deindustrializzazione rapida è concreto”, ha evidenziato Graziano Verdi, presidente della Federazione Europea della Ceramica.
Il tema, tuttavia, riguarda l’intera industria europea. “L’ETS è di fatto una tassa sulla produttività europea che crea uno svantaggio competitivo rispetto al resto del mondo senza produrre benefici ambientali significativi. Serve una revisione basata sul buonsenso, depurata da approcci ideologici e capace di sostenere concretamente industria e lavoro”, ha affermato Nicola Procaccini, co-presidente del gruppo ECR. Sulla stessa linea Carlo Fidanza, capodelegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo, che ha sottolineato come questo sia “il momento decisivo per spingere verso la sospensione e la revisione della normativa, perché l’attuale sistema sta producendo effetti opposti rispetto agli obiettivi iniziali, danneggiando competitività e occupazione”.
Anche dal fronte istituzionale è arrivato un appello a conciliare transizione ambientale e sostenibilità economica. “La transizione verde non può distruggere il tessuto industriale europeo. Le imprese hanno bisogno di certezze oggi per investire domani e l’Europa deve dimostrare di saper proteggere la propria industria mentre guida la transizione globale”, ha dichiarato Marco Canaparo, ambasciatore presso la Rappresentanza permanente d’Italia presso l’Unione europea.
Il documento presentato oggi rappresenta quindi una richiesta chiara: avviare una revisione profonda del sistema ETS, tenendo conto delle esigenze del tessuto produttivo europeo, della specificità dei principali distretti industriali e della necessità di garantire condizioni di concorrenza eque a livello globale. “Serve un intervento europeo che riporti equilibrio tra obiettivi ambientali e sostenibilità economica – ha concluso Cavedagna –. La transizione deve essere pragmatica: dobbiamo accompagnare le imprese, non penalizzarle, se vogliamo difendere industria, lavoro e competitività”.

