giovedì, Marzo 5, 2026
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Beni confiscati in Emilia-Romagna, 261 immobili confiscati e destinati, 870 ancora in attesa di essere assegnati

(Sesto Potere) – Bologna – 5 marzo 2026 – 30, 109, 1 milione: i primi numeri che vengono in mente se pensiamo alla legge sull’uso sociale dei beni confiscati alle mafie. Il 7 marzo 2026 saranno 30 anni, da quando, grazie anche al milione di firme raccolte su impulso di Libera, la legge 109, sul riuso pubblico e sociale dei beni confiscati, fu approvata in Parlamento.

Libera per festeggiare e onorare questi trent’anni di impegno collettivo promuove il 6, 7 e 8 marzo “109 piazza per la legge 109”

Tre giorni di iniziative con più di 150 luoghi e spazi animati in tutta Italia da volontari della rete di Libera per promuovere e valorizzare il significato di trent’anni di beni confiscati restituiti alla collettività (elenco in aggiornamento su www.libera.it). 

Tre giorni in cui Libera scende nelle piazze con la campagna “Diamo linfa al bene”, per chiedere a tutte e tutti di difendere questa legge e per ribadire una richiesta chiara: una firma per chiedere che il 2% del Fondo Unico Giustizia venga destinato al riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati. Un gesto concreto per fare uno scatto in più, per diventare tempestivi ed efficaci nel prendere in carico i beni e renderli subito operativi, perché ogni giorno di ritardo fa il gioco delle mafie.

In Emilia-Romagna sono undici gli appuntamenti.

Dopo un’anteprima il 5 marzo dalle 13 alle 17 nella sede dell’Università di Giurisprudenza di Modena, si parte il 7 marzo con le mobilitazioni a Forlì in Piazza Saffi alle 9.30, a Reggio Emilia in Piazza Fontanesi dalle 9 alle 13, a Bologna alle 11.30 davanti a Casa Orefici, locale in amministrazione giudiziaria in via degli Orefici 4. Sempre il 7 marzo saranno due i beni confiscati riutilizzati che apriranno le loro porte alla comunità: il bene confiscato Podere Millepioppi a Salsomaggiore (Parma) dalle 10 alle 13 e il capannone Rita Atria di Calendasco (Piacenza) con iniziative ed eventi in occasione dei 10 anni di riutilizzo. E ancora, sempre il 7 marzo, dalle a Bologna in vicolo Bolognetti 2 al Municipio sociale Labas dalle 12 alle 16, a Cesena dalle 17 alle 18 nel Portico di Corso Mazzini. L’8 marzo due gli eventi: a Riccione in viale Lazio 10 dalle 10 alle 12 e a Forlì, sempre in Piazza Saffi, dalle 9 alle 14.

“In questi tre giorni, in questo anniversario centrale, torneremo nelle piazze, nelle strade, nei luoghi sottratti alle mafie, per ricordare che è necessario dare linfa ai beni confiscati – affermano Manuel Masini e Sofia Nardacchione (nella foto), co-referenti di Libera Emilia-Romagna -. È necessario anche nella nostra regione, dove i beni continuano a crescere, esponenzialmente, segno di una presenza mafiosa e criminale radicata. Il passo successivo tocca a noi: riuscire a far diventare quei luoghi spazi di memoria e impegno, di consapevolezza diffusa, di nuovi percorsi e progetti che raccontino che il contrasto a mafie e criminalità è possibile e necessario, non solo sul livello repressivo, ma anche su quello sociale e culturale. I beni vuoti, abbandonati, chiusi raccontano il contrario, e non possiamo permettercelo. Dobbiamo dare linfa ai beni, giorno dopo giorno, territorio dopo territorio”.

Dopo trent’anni, diamo linfa al bene

“Non sono mancati, in questi trent’anni, ostacoli e tentativi di arretramento. Difficoltà normative, carenze di risorse, lentezze amministrative, proposte di ridimensionamento della portata sociale della legge. Eppure – commentano Masini e Nardacchione– proprio nelle fasi più complesse, la rete costruita attorno ai beni confiscati ha mostrato la sua forza. Una forza trasformata in un impegno quotidiano di associazioni ed enti pubblici per restituire davvero quei beni alle persone, trasformandoli in scuole, commissariati, centri aggregativi per giovani e anziani, realtà produttive che offrono lavoro pulito e rafforzano il tessuto sociale ed economico dei territori. Questa rete non è una concentrazione di potere, ma una costellazione di responsabilità diffuse. In questo intreccio si riconosce lo spirito interassociativo che ha animato l’approvazione della legge 109/96 e che continua a rappresentare la sua anima più autentica. Guardando al futuro, la sfida è duplice. Da un lato, consolidare e qualificare le esperienze esistenti, rafforzando la sostenibilità economica e sociale dei progetti, investendo in formazione, innovazione, capacità di lettura dei dati e dei bisogni emergenti. Dall’altro, ampliare l’orizzonte, riconoscendo che il patrimonio potenzialmente confiscabile è vastissimo e che la sua restituzione può diventare leva strategica per politiche pubbliche di sviluppo equo e sostenibile. In questa prospettiva si inserisce anche la proposta di destinare una quota – il 2% del Fondo Unico Giustizia – al sostegno del riutilizzo sociale. Non come unica risposta, ma come segnale concreto di corresponsabilità istituzionale. Se le risorse sottratte ai mafiosi possono contribuire a far crescere i beni sottratti ai mafiosi, si chiude un cerchio di giustizia. Si afferma un principio: la ricchezza illecita può essere trasformata in bene comune.”

Una rete consolidata e sempre più numerosa come dimostrano i numeri presentati da Libera nella nuova edizione del report “Raccontiamo il bene” – Le pratiche di riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie. Un censimento del mondo del sociale e dell’associazionismo che racconta, dopo trenta anni, il Belpaese, dove in silenzio opera una comunità alternativa a quella mafiosa, che lavora e si impegna a realizzare un nuovo modello di sviluppo territoriale. Un Paese con 1332 soggetti della società civile organizzata che gestiscono beni confiscati, più di 739 associazioni di diversa tipologia in 19 regioni e in 448 comuni con 35 scuole di ogni ordine e grado che usano gli spazi confiscati come strumento didattico e che incidono nel tessuto territoriale e costruiscono economia positiva. Un Paese che ha reagito alla presenza mafiosa e che con orgoglio si è riappropriato dei suoi spazi. 

I dati sui beni confiscati in Emilia-Romagna

In Emilia-Romagna sono21 le diverse realtà impegnate nella gestione di beni confiscati alla criminalità organizzata in 15comuni. Una rete di esperienze in grado di fornire servizi e generare welfare, di creare nuovi modelli di economia e di sviluppo, di prendersi cura di chi fa più fatica. Dal report di Libera “Raccontiamo il bene”emerge cheil 48% delle realtà sociali è costituitoda associazioni di diversa tipologia (10). Tra gli altri soggetti gestori del terzo settore, ci sono 1realtà del mondo religioso (diocesi, parrocchie e Caritas), 3 enti pubblici, 3 cooperative sociali, 1consorzio cooperativo, 3 ATS.

Nella ricerca Libera ha ricostruito la tipologia di immobili gestiti dai soggetti gestori; in molti casi la singola esperienza di riutilizzo comprende più beni confiscati, anche di tipologia catastale diversa. Sono 6 i soggetti gestori che svolgono le loro attività in appartamenti, abitazioni indipendenti, immobili;3le esperienze hanno in gestione delle ville fabbricati su più livelli e di varia tipologia catastale o singole palazzine; 4 le esperienze di gestione terreni agricoli, edificabili e di altra tipologia (anche con pertinenze immobiliari); 1 in complesso immobiliare e 2 in locali commerciale o industriale. Sono 14 i soggetti gestori le cui attività sono direttamente legate a servizi di welfare e politiche sociale per la comunità; 5si occupano di promozione del sapere, del turismo sostenibile; 1 in attività legate all’ agricoltura e ambiente.

Libera ha elaborato i dati dell‘Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (al 23 febbraio 2026): in Emilia-Romagna sono 261 i beni immobili (particelle catastali) confiscati e destinati, mentre 870 gli immobili ancora in gestione ed in attesa di essere destinati. Sul lato delle aziende, sono 50 le aziende confiscate e destinatementre sono133quelle ancora in gestione.