(Sesto Potere) – Forlì – 2 novembre 2026 – Tre infermiere provenienti dall’Azienda USL Valle d’Aosta (Ospedale Umberto Parini) sono state ospiti presso l’Ambulatorio di Dermopigmentazione del Complesso Areola-Capezzolo del Reparto di Chirurgia Senologica dell’Ospedale “Morgagni-Pierantoni” di Forlì, diretto dalla Dott.ssa Annalisa Curcio, per tre giorni di osservazione, pratica e confronto di esperienze.
“ L’ambulatorio di dermopigmentazione è un servizio attivo dal 2019 – spiega Susanna Marocchini, coordinatrice infermieristica della Chirurgia Senologica – che eroga prestazioni rientranti nei LEA (Livelli essenziali di assistenza) e disponibile per ogni paziente che ne faccia richiesta.”
Al centro del servizio c’è la figura dell’infermiera dermopigmentista, professionista che porta avanti con aggiornamento continuo, sensibilità e alta specializzazione questa attività.
“L’intervento di mastectomia totale – chiarisce – può comportare la perdita di integrità corporea per la donna operata e la dermopigmentazione dell’areola – capezzolo diventa quindi parte integrante del percorso di cura e non può essere considerato solo atto estetico. Questo trattamento è gestito con metodologia, organizzazione e tecnica in un ambulatorio che rappresenta un’eccellenza nel percorso di ricostruzione dopo tumore della mammella. Al centro del servizio c’è la figura dell’infermiera dermopigmentista, professionista che porta avanti con aggiornamento continuo, sensibilità e alta specializzazione questa attività.”
Durante i tre giorni di formazione a Forlì le infermiere valdostane hanno potuto seguire l’intero percorso attivo nell’ambulatorio: la valutazione chirurgica per idoneità alla dermopigmentazione (e successivi appuntamenti per i trattamenti e/o ritocchi), la presa in carico fino alla progettazione personalizzata (ogni caso viene studiato su forma dimensione e tonalità, disegnando il nuovo complesso areolare in totale condivisione con la paziente con una tecnica poco invasiva, sicura e veloce) e infine l’utilizzo del dermografo professionale, con aghi monouso e pigmenti biocompatibili e sterili, che permette di ricreare, con la tecnica del tatuaggio medicale 3D, un effetto talmente realistico che restituisce “completezza all’immagine di sé” della paziente.
“Un bellissimo esempio di sanità che fa rete – aggiunge la dottoressa Curcio – dove le competenze si diffondono per garantire ovunque lo stesso alto standard di cura della persona”

