venerdì, Ottobre 30, 2026
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EcoMondo Rimini 2026: Italia ai vertici europei per uso circolare delle risorse

(Sesto Potere) – Rimini, 30 ottobre 2026 – Ecomondo 2026, evento internazionale annuale leader nei settori della Green and Circular Economy. In fiera a Rimini, dal 3 al 6 Novembre 2026.L’ottava edizione del Rapporto sull’economia circolare in Italia, promosso dal Circular Economy Network (CEN) in collaborazione con la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile ed ENEA e presentato lo scorso maggio, ha confermato l’Italia tra i Paesi leader in Europa per circolarità.

L’analisi, basata su cinque dimensioni del quadro europeo di monitoraggio dell’economia circolare – produzione e consumo, gestione dei rifiuti, materie prime seconde, competitività e innovazione, sostenibilità ecologica e resilienza – colloca l’Italia al secondo posto assoluto, con 65 punti, subito dietro ai Paesi Bassi (a quota 69,3). Il risultato è sostenuto in particolare dalle prestazioni nella gestione dei rifiuti e nella produzione e consumo, dove a pesare è soprattutto l’elevata produttività delle risorse, con margini di miglioramento per il parametro competitività e innovazione, in cui gli investimenti associati alle attività dell’economia circolare risultano ancora contenuti.

A seguire, si posizionano Belgio (59,6 punti) e Germania (58,8), mentre Francia e Spagna occupano rispettivamente la sesta e la decima posizione con 57,9 e 54 punti.

L’efficienza nell’utilizzo dei materiali rappresenta uno dei principali punti di forza del sistema italiano. Nel 2024 l’Italia ha generato 4,7 euro di PIL per ogni chilogrammo di risorse consumate, il 32% in più rispetto al 2019 e un valore nettamente superiore alla media UE di 3 euro/kg. Tra le altre grandi economie europee, Spagna e Germania si attestano a 3,9 euro/kg e la Francia a 3,6 euro/kg.

A questa performance si contrappone però una forte dipendenza dall’estero: nel 2024 il 46,6% dei materiali utilizzati dall’economia italiana proveniva dalle importazioni, più del doppio della media europea del 22,4% e una quota superiore a quella di Spagna (39,8%), Germania (39,5%) e Francia (30,8%).

ITALIA TRA I LEADER EUROPEI PER UTILIZZO CIRCOLARE DEI MATERIALI

Un indicatore chiave per la circular economy è il tasso di utilizzo circolare di materia (CMU), che misura il rapporto tra l’uso di materie prime seconde generate col riciclo e il consumo complessivo di materiali. Nel 2024 l’Italia ha raggiunto il 21,6%, con una crescita di 2,9 punti percentuali rispetto al 2019 e un valore nettamente superiore alla media UE, pari al 12,2%. Tra le quattro principali economie europee analizzate, l’Italia mantiene la prima posizione, davanti a Francia (17,8%), Germania (14,8%) e Spagna (7,4%).

Il primato emerge anche nel riciclo sul totale dei rifiuti gestiti. Secondo i dati Eurostat, riferiti al 2022, su 160 milioni di tonnellate di rifiuti urbani e speciali trattati, l’Italia ne ha avviati a riciclo 137 milioni, pari all’85,6%, oltre il doppio della media europea del 41,2%. Il divario rispetto alle altre grandi economie UE supera i 30 punti percentuali: Spagna 54,7%, Francia 52,3% e Germania 44,4%.

Secondo CONAI, nel 2025, l’Italia ha raggiunto un tasso di riciclaggio del 92,6% per carta e cartone (4 milioni e 612mila tonnellate), dell’82,2% per l’acciaio (oltre 442mila tonnellate), di più dell’82% per il vetro (2 milioni e 155mila tonnellate), del 69,5% per l’alluminio (56mila tonnellate) e del 69,7% per il legno (2 milioni e 493mila tonnellate).

MATERIE PRIME CRITICHE E RAEE: IL RECUPERO COME LEVA STRATEGICA

L’accesso alle materie prime critiche e strategiche è sempre più centrale per la competitività industriale e per la transizione ecologica e digitale europea. Materiali come litio, cobalto, grafite e terre rare sono essenziali per numerose tecnologie strategiche, mentre rame e nichel, pur non classificati come critici, rientrano tra le materie prime strategiche. Il Critical Raw Materials Act punta a rafforzare l’autonomia europea fissando per il 2030 benchmark pari al 10% del fabbisogno coperto attraverso l’estrazione nell’UE, al 40% attraverso la lavorazione e al 25% attraverso materiali provenienti dal riciclo.

In questo scenario, i RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) rappresentano un bacino importante per il recupero di metalli e materie prime critiche. In Italia, tuttavia, il potenziale della filiera è ancora condizionato dai livelli di raccolta: nel 2023 il relativo tasso si attestava al 30% dell’immesso al consumo medio del triennio precedente, contro una media UE del 37,5% e un target europeo del 65% fissato per il 2019. Una volta intercettati, i RAEE presentano invece performance elevate: nello stesso anno l’84,2% dei rifiuti raccolti separatamente è stato avviato a riciclaggio o preparazione per il riutilizzo, dato che colloca l’Italia al secondo posto tra le quattro principali economie europee, dietro alla Germania (84,5%) e davanti a Francia (79,1%) e Spagna (70,6%).

I dati più recenti del Centro di Coordinamento RAEE indicano un ulteriore progresso: nei primi sei mesi del 2026 sono state raccolte in Italia oltre 177.500 tonnellate di RAEE, il 3,3% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. A trainare la crescita è soprattutto il raggruppamento che comprende lavatrici, lavastoviglie e forni, con quasi 69.000 tonnellate raccolte e un incremento del 10,5% su base annua.

TESSILE, LA NUOVA FRONTIERA DELLA CIRCOLARITÀ

La gestione dei rifiuti tessili costituisce una delle sfide emergenti della transizione verso un’economia circolare. Nel 2022, nell’Unione europea, come indica il Rapporto 2025 “Il Riciclo in Italia”, curato dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile in collaborazione con CONAI e il supporto di ISPRA, sono stati generati 6,94 milioni di tonnellate di rifiuti tessili, pari a 16 kg per abitante. Nello stesso anno, il tasso medio di raccolta differenziata si fermava ancora sotto il 15%, con circa l’85% dei rifiuti tessili domestici conferito nell’indifferenziato, senza possibilità di essere intercettato per il riuso o il riciclo.

Anche in Italia il potenziale di recupero rimane ampio. Nel 2024 sono stati immessi sul mercato circa 1,4 milioni di tonnellate di prodotti tessili, di cui il 63,7% costituito da abbigliamento. Sul fronte del fine vita, nel 2023 la raccolta differenziata ha raggiunto 171.600 tonnellate, circa il 7% in più rispetto al 2022, ma il servizio risultava attivo nell’81% dei Comuni italiani e oltre un milione di tonnellate di rifiuti tessili urbani continuava a confluire nella raccolta indifferenziata. Il sistema di recupero presenta inoltre ancora limiti nella capacità impiantistica e nella selezione, mentre una parte rilevante del riciclo è destinata ad applicazioni diverse dal tessile, attraverso processi di downcycling.

Il quadro normativo europeo punta ora ad accelerare la trasformazione della filiera. La revisione della Direttiva quadro sui rifiuti introduce un sistema armonizzato di Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) per tessili e calzature, chiamando i produttori a finanziare e organizzare raccolta, selezione, preparazione per il riuso e riciclo dei prodotti a fine vita. A questo si affianca il Regolamento sull’ecodesign per i prodotti sostenibili (ESPR), che introduce requisiti relativi a durabilità, riparabilità, riciclabilità e utilizzo di materiali riciclati e prevede il Digital Product Passport.

Dal 19 luglio 2026 si applica inoltre il divieto di distruzione di specifiche categorie di prodotti tessili e di abbigliamento invenduti: una misura particolarmente significativa considerando che in Europa si stima venga distrutto prima dell’uso tra il 4% e il 9% dei prodotti tessili immessi sul mercato, pari a 264-594 mila tonnellate ogni anno.

PACKAGING: LE SFIDE DELLA NORMATIVA PPWR

Oltre tre quarti dei rifiuti di imballaggio prodotti in Italia vengono avviati a riciclo. Nel 2023 il tasso ha raggiunto il 75,6%, oltre 7 punti percentuali sopra la media UE del 67,5% e il valore più elevato tra le quattro principali economie europee. Dati del CONAI indicano un ulteriore progresso nel 2024, con il tasso complessivo salito al 76,7%, e nel e nel 2025 quando l’Italia ha riciclato 10 milioni e 970mila tonnellate di imballaggi, pari al 77,3% di un immesso al consumo di 14 milioni e 200mila di tonnellate.

Una sfida centrale resta quella della plastica, che nel 2023 rappresentava il 18% dei rifiuti di imballaggio prodotti in Italia, pari a circa 2,3 milioni di tonnellate, con una produzione di 38,8 kg per abitante. Sul fronte del riciclo, tuttavia, l’Italia ha registrato un progressivo miglioramento: dal 45% del 2019 al 49% del 2023, fino al 51,1% nel 2024, e al 50,5% nel 2025, secondo dati aggiornati diffusi da CONAI, ossia 1 milione e 161mila tonnellate di plastica tradizionale e oltre 44mila tonnellate di bioplastica compostabile.

Il 2026 segna inoltre un passaggio importante sul fronte regolatorio con il Packaging and Packaging Waste Regulation (PPWR). Il Regolamento (UE) 2025/40, entrato in vigore nel febbraio 2025, introduce requisiti più stringenti in materia di progettazione e riciclabilità degli imballaggi, prevenzione dei rifiuti, riuso e contenuto riciclato, con particolare attenzione alla plastica, oltre a nuove disposizioni su etichettatura e raccolta. Dal 12 agosto 2026 molte delle sue disposizioni sono direttamente applicabili in tutti gli Stati membri, avviando una nuova fase per la circolarità del packaging europeo.

ACQUA E SUOLO: RISORSE NATURALI SOTTO PRESSIONE

La gestione della risorsa idrica sta diventando una priorità crescente per la resilienza europea. Ogni anno circa il 30% del territorio UE è interessato da condizioni di scarsità idrica stagionale, con punte fino al 70% della popolazione nell’Europa meridionale durante i mesi estivi. In Italia, la disponibilità di acqua dolce si è ridotta del 18-20% negli ultimi trent’anni e nel 2023 si attestava a circa 112,4 miliardi di metri cubi. La nuova Water Resilience Strategy europea punta per questo a migliorare l’efficienza idrica di almeno il 10% entro il 2030, promuovendo riuso delle acque reflue trattate, recupero di materia ed energia e digitalizzazione delle reti.

Parallelamente, resta critica la pressione sul suolo: nel 2024 in Italia 83,7 km² di territorio sono stati trasformati in nuove superfici artificiali, il 15,6% in più rispetto al 2023, mentre il consumo netto ha raggiunto 78,5 km², il valore più elevato degli ultimi dodici anni. Complessivamente edifici, infrastrutture e altre coperture artificiali interessano oltre 21.500 km², pari al 7,17% del territorio nazionale, contro una media europea del 4,4%. A ciò si aggiungono i costi del consumo di suolo, dovuti alla perdita di servizi ecosistemici, stimati tra 8,66 e 10,59 miliardi di euro ogni anno a causa del consumo di suolo avvenuto tra il 2006 e il 2024

GREEN ECONOMY, IL POTENZIALE PER L’OCCUPAZIONE

La transizione ecologica incide in modo sempre più trasversale sulla domanda di competenze delle imprese italiane. Il rapporto “Le Competenze Green 2025” curato da Unioncamere, indica che, nel periodo analizzato, l’attitudine al risparmio energetico è richiesta per oltre 4,6 milioni di entrate programmate, pari al 79,8% del totale, mentre le competenze specifiche per la gestione di prodotti e tecnologie green interessano oltre 3,4 milioni di profili, il 58,8% delle entrate programmate.

Le prospettive confermano la centralità delle competenze nella trasformazione del mercato del lavoro. Secondo la pubblicazione “Previsioni dei fabbisogni occupazionali e professionali in Italia a medio termine (2025-2029)”, il mercato del lavoro italiano esprimerà un fabbisogno complessivo compreso tra 3,3 e 3,7 milioni di occupati, con una domanda particolarmente rilevante di figure ad alta specializzazione e tecnico-professionali. In questo scenario, formazione e aggiornamento delle competenze rappresentano leve decisive per accompagnare la transizione green e digitale delle imprese.

I PARTNER ISTITUZIONALI

Ecomondo 2026 è organizzato da Italian Exhibition Group con la collaborazione di: Commissione Europea; UNIDO ITPO; Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica; MAECI – Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale; Ministero delle Imprese e del Made in Italy; ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane; Regione Emilia-Romagna; Comune di Rimini; ANFIA (Associazione Nazionale Filiera Industriale Automobilistica); ART-ER; Assoambiente; CBE JU (Circular Bio-based Europe Joint Undertaking); CIB (Consorzio Italiano Biogas); CIC (Consorzio Italiano Compostatori); CIHEAM (International Center For Avanced Mediterranean Agronomic Studies); CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi); EBA (European Biogas Association); ENEA; ESWET (European Supplier of Waste-to-Energy Technologies); European Environment Agency; FAO (United Nations Food and Agricolture Organization); FEAD (European Waste Management Association); Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile; ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale); ISWA (International Solid Waste Association); Legambiente; OECD; RECYCLING EUROPE; UNACEA (Unione Nazionale Aziende Construction Equipment & Attachments); UNICIRCULAR (sezione Assoambiente); UTILITALIA; Water Europe.

ABOUT ECOMONDO 2026

Qualifica: Fiera internazionale; Organizzazione: Italian Exhibition Group S.p.A.; Periodicità: annuale; Edizione: 29ª; Date: 3-6 novembre 2026; mail: ecomondo@iegexpo.it; Website: www.ecomondo.com; Facebook: www.facebook.com/EcomondoRimini; LinkedIn: www.linkedin.com/ecomondo-the-green-technologies-expo