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Costo della vita, inflazione e redditi: cresce il pessimismo degli italiani: sondaggio Ipsos

(Sesto Potere) – Milano – 26 ottobre 2026 – Solo il 30% degli italiani dichiara di vivere comodamente o di riuscire a gestire senza particolari difficoltà la propria situazione economica. La maggioranza della popolazione afferma invece di “tirare avanti” o di incontrare difficoltà finanziarie, mentre circa un italiano su quattro si trova in una condizione economica difficile.

È quanto emerge dall’Ipsos Cost of Living Monitor 2026, che restituisce l’immagine di un Paese caratterizzato da una diffusa fragilità economica e da aspettative particolarmente negative per il futuro.

Se il presente appare già complesso per una larga parte della popolazione, a preoccupare ancora di più sono le prospettive dei prossimi anni. Il quadro colloca infatti l’Italia tra i Paesi europei caratterizzati da aspettative particolarmente negative sul reddito disponibile, sul tenore di vita e sul ritorno a livelli di inflazione considerati normali.

Quasi otto italiani su dieci non vedono un ritorno rapido alla normalità

L’inflazione continua a rappresentare il principale elemento di preoccupazione. Il 78% degli italiani ritiene che il ritorno a livelli di inflazione considerati normali richiederà ancora diversi anni o potrebbe non verificarsi mai. Si tratta di uno dei segnali più evidenti della difficoltà con cui le famiglie guardano al futuro economico del Paese.

Le aspettative per i prossimi dodici mesi confermano questa tendenza. Il 70% degli italiani prevede un aumento dell’inflazione, il 54% una crescita della disoccupazione, il 59% un aumento della pressione fiscale e il 55% un incremento dei tassi di interesse.

Redditi e qualità della vita: prevalgono le aspettative negative

Il pessimismo emerge con particolare chiarezza quando gli italiani valutano la propria situazione personale.

Solo il 17% si aspetta un aumento del proprio reddito disponibile nei prossimi dodici mesi, mentre il 33% prevede una riduzione. Le aspettative negative superano nettamente quelle positive, evidenziando una diffusa percezione di vulnerabilità economica.

Anche sul tenore di vita prevale la sfiducia: appena il 16% ritiene che la propria qualità della vita migliorerà nel prossimo anno, mentre una quota significativamente superiore teme un peggioramento. Il dato suggerisce che molti italiani non solo percepiscono difficoltà nel presente, ma faticano anche a immaginare un miglioramento delle proprie condizioni economiche.

Guerre e tensioni internazionali considerate la principale causa del caro vita

Per gli italiani, il costo della vita continua a essere influenzato soprattutto da fattori esterni e geopolitici.

L’87% indica guerre e conflitti internazionali come una delle principali cause dell’aumento dei prezzi, davanti alla situazione dell’economia globale, alle politiche governative e ai tassi di interesse. Una lettura che rafforza la percezione di dinamiche difficilmente controllabili e contribuisce ad alimentare l’incertezza sul futuro.

Energia, carburanti e alimentari sotto pressione

Le famiglie italiane non si aspettano un alleggerimento dei costi essenziali nei prossimi mesi.

Tre italiani su quattro prevedono un aumento delle bollette energetiche e della spesa alimentare, mentre il 77% si aspetta ulteriori rincari dei carburanti, uno dei valori più elevati rilevati a livello internazionale.

La percezione prevalente è che le principali voci di spesa continueranno a esercitare pressione sui bilanci familiari, limitando la capacità di risparmio e riducendo ulteriormente il potere d’acquisto.

Una crisi di fiducia che guarda al domani

Lo studio delinea il profilo di un Paese che non si percepisce tra quelli più colpiti da una crisi economica conclamata, ma in cui la serenità finanziaria riguarda soltanto una minoranza della popolazione.

La combinazione tra fragilità presente e aspettative negative sul futuro alimenta una diffusa crisi di fiducia. Inflazione persistente, timori per il reddito disponibile, aumento dei costi essenziali e progressiva erosione del potere d’acquisto rendono gli italiani particolarmente cauti rispetto alle prospettive economiche dei prossimi anni.

Più che le difficoltà di oggi, a pesare è la convinzione che il futuro possa essere ancora più complicato.