(Sesto Potere) – Bologna – 23 ottobre 2026 – Portare l’economia sociale al cuore delle politiche regionali per rafforzare coesione, innovazione e sviluppo sostenibile, arrivando entro il 2027 a una legge regionale ad hoc. Così l’Emilia-Romagna punta a superare la vecchia separazione tra produzione della ricchezza e redistribuzione sociale. La centralità della persona, una governance partecipativa e reinvestimento di parte degli utili sul territorio devono diventare punti di riferimento culturali per l’intero sistema socioeconomico: un modello di innovazione per le filiere, capace di generare impatto economico, sociale e ambientale.
È questo, in sintesi, quanto emerso dalla seduta tematica del Patto per il Lavoro, il Clima e l’Economia Sociale i cui lavori – svoltisi ieri in Regione – hanno visto a confronto, oltre al vicepresidente della Regione, Vincenzo Colla, anche Leonardo Colucci (Dg Employment Commissione Ue), Lucia Albano (sottosegretaria al Mef), Aldo Bonomi (Consorzio Aaster) e Paolo Venturi (Università di Bologna e direttore di Aiccon, Associazione italiana per la promozione della cultura della cooperazione e del non profit), insieme a tutti i firmatari del Patto: enti, istituti, mondo produttivo, associazioni di categoria, mondo del Terzo settore e sindacati, tra loro Ugl Emilia-Romagna che ha già portato un pacchetto di proposte.
Il percorso
Un percorso che parte dagli Indirizzi strategici approvati nel giugno scorso, costruiti sul perimetro del Piano d’azione europeo per l’Economia Sociale e del Piano nazionale del Mef 2025. Cinque le missioni individuate – riconoscimento normativo, integrazione con le filiere, innovazione, capitale umano e nuovi ecosistemi territoriali – e cinque le leve per attuarle: risorse economiche, luoghi come motori di incontro, competenze e qualità del lavoro, regolazione, innovazione e Ai.

Tre gli strumenti già in campo per costruire la strategia: la mappatura delle policy regionali avviata con Art-ER e le Direzioni regionali, il bando sperimentale da 5 milioni per gli ecosistemi territoriali destinato a Comuni, Unioni, Province e Città Metropolitana, aperto fino al 15 dicembre, e l’avvio dell’Osservatorio regionale sull’economia sociale con Unioncamere, pensato come “Officina di relazioni” per misurare l’impatto del modello emiliano-romagnolo.
L’economia sociale in Emilia-Romagna
L’Emilia-Romagna parte da una base solida: l’economia sociale non è una nicchia, ma una vera struttura produttiva. Rappresenta 8,3 realtà ogni 100 imprese attive, occupa 14,2 addetti ogni 100 e genera 12,3 milioni di ricavi ogni 100 milioni complessivi. Con oltre 32mila imprese e organizzazioni, 261mila addetti e 47,8 miliardi di ricavi, la regione concentra il 7% delle realtà nazionali del settore, il 14% degli occupati e ben il 26% del fatturato italiano.
In regione l’economia sociale è composta per il 77% da Aps e Odv, il da 3% cooperative sociali, 9% cooperative non sociali e l’11% da Fondazioni o altre imprese.
Il commento
“Questo incontro- dicono il presidente de Pascale e il vicepresidente Colla– è una tappa importante di un lavoro più ampio che stiamo portando avanti. Ci ha permesso di condividere il percorso già avviato, ma soprattutto di definire insieme le condizioni per proseguirlo con ancora maggiore forza. L’integrazione dell’economia sociale nel sistema economico regionale è una responsabilità comune, che riguarda non solo le istituzioni, ma anche le organizzazioni, le imprese, le parti sociali, i territori e le comunità. Per questo i firmatari del Patto sono chiamati a costruire insieme alla Regione la governance della nuova Strategia: un lavoro per dare vita a un’azione davvero condivisa, capace di mettere in relazione competenze e responsabilità diverse”.
“Dai firmatari ci aspettiamo contributi che ci aiutino a definire priorità, linee di intervento e prospettive di sviluppo. Sarà un confronto tanto più efficace quanto più saprà tenere insieme visione e concretezza, valorizzando ciò che già esiste e individuando con chiarezza ciò che ancora dobbiamo costruire insieme”: hanno aggiunto de Pascale e Colla.

