venerdì, Ottobre 23, 2026
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A Bologna si sopravvive a un arresto cardiaco tre volte più che nel resto d’Italia. Merito dei cittadini che non restano a guardare

(Sesto Potere) – Bologna – 23 ottobre 2026 – I bolognesi lo fanno di più. Parliamo di massaggio cardiaco, defibrillatore e soccorso. E lo fanno bene. A Bologna sopravvive all’arresto cardiaco il 17% delle persone colpite. In Italia la media è del 6,6%, in Europa del 7,5% (dati EuReCa Three, IRC – AUSL Bologna). Il dato è quasi tre volte quello italiano e più del doppio di quello europeo.
Non è fortuna. Nel 57% dei casi, nel 2025, un cittadino ha risposto all’allerta del 118 e ha accettato di intervenire: 206 persone pronte a correre per salvare qualcuno che magari non avevano mai visto.

Un arresto cardiaco al giorno, a due passi da casa
Nel 2025 il 118 dell’Emilia-Romagna è intervenuto 1.789 volte per persone in arresto cardiaco. Di questi casi, 364 sono avvenuti nell’area metropolitana di Bologna: praticamente uno al giorno. Può succedere al supermercato, in palestra, sul bus. Più spesso succede in casa.
In quei momenti il tempo è tutto. Se si usa un defibrillatore entro 3-5 minuti, la sopravvivenza può salire fino al 50-70%. Se nessuno fa niente, le probabilità scendono del 10-12% per ogni minuto che passa. Il conto è semplice e brutale: chi aspetta l’ambulanza senza agire perde tempo prezioso.
Per salvare una vita non serve essere un sanitario. Servono due mani, il coraggio di usarle e un telefono per chiamare il 112. Dall’altra parte c’è sempre un operatore sanitario che ti guida passo dopo passo.

DAE RespondER: quando il 118 ti chiama, rispondi
Il segreto bolognese ha un nome: DAE RespondER, l’app regionale sviluppata dall’Azienda USL di Bologna, con cui il 118 avvisa i cittadini vicini a un arresto cardiaco in corso e indica il defibrillatore più vicino.
In cinque anni la risposta dei cittadini in regione è raddoppiata, dal 25% al 50%. Oggi in un caso su due qualcuno si attiva, e nel 28% dei casi più di una persona. Bologna è tra le province in cui i cittadini allertati riescono sempre più spesso ad arrivare prima dei mezzi di soccorso.
Da fine 2024 l’allerta non riguarda più solo i luoghi pubblici, ma anche le abitazioni private, dove avviene la maggior parte degli arresti cardiaci. Così il sistema può intervenire su tutti i casi.
Il risultato nasce dal lavoro di squadra di Regione, Comune, Aziende sanitarie e associazioni del soccorso, che da anni investono nella formazione e nelle tecnologie diffuse sul territorio.

La settimana per la rianimazione cardiopolmonare
I dati sono stati forniti da Ausl Bologna in occasione del 16 ottobre, con il ritorno di: “VIVA! la settimana per la rianimazione cardio-polmonare” promossa da Italian Resuscitation Council (IRC) con oltre 500 studenti e cittadini che a Palazzo d’Accursio – con i professionisti di AUSL, rappresentanti del 118, dell’IRCCS Policlinico di Sant’Orsola, delle Pubbliche Assistenze di Bologna, della Croce Rossa Italiana, dei Vigili del Fuoco e della Polizia di Stato – hanno imparato a riconoscere un arresto cardiaco, a effettuare una chiamata di soccorso, particare le manovre salvavita, come il massaggio cardiaco, e a usare il defibrillatore.
Nell’area metropolitana sono registrati 2.143 defibrillatori, di cui 652 nella sola città di Bologna. In tutta l’Emilia-Romagna sono 11.824.
La Regione ha finanziato con quasi 450.000 euro l’Azienda USL di Bologna per distribuire 230 nuovi DAE nei comuni dell’area metropolitana. La consegna è quasi completata. L’obiettivo è coprire il territorio in modo uniforme, dando la precedenza ai luoghi aperti anche di notte. I DAE sono andati ai Comuni e anche a chi lavora nelle emergenze accanto al 118: Forze dell’Ordine, Vigili del Fuoco e Soccorso Alpino.