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Al via da Goro (Fe) gli Stati generali della pesca e dell’acquacoltura dell’Emilia-Romagna

(Sesto Potere) – Goro (Fe) – 25 settembre 2026 -– Un settore chiamato a fare i conti con gli effetti del cambiamento climatico, la diffusione di specie invasive come il granchio blu e l’aumento dei costi, ma che guarda alla ricerca, all’innovazione e a nuove produzioni per costruire il proprio futuro.

È da Goro (Fe), cuore dell’acquacoltura emiliano-romagnola, che prende il via la prima edizione degli Stati generali della pesca e dell’acquacoltura dell’Emilia-Romagna.

Una giornata di confronto con imprese, cooperative, associazioni di rappresentanza, istituzioni, università e mondo della ricerca per mettere a fuoco difficoltà e opportunità di un settore chiamato a fare i conti con trasformazioni profonde degli ecosistemi e delle condizioni produttive e, insieme, individuare nuove prospettive di crescita e di sviluppo.

A raccontare il peso dell’acquacoltura nel sistema regionale sono i numeri: secondo i dati 2025 il 64,3% delle 2.597 imprese della filiera della pesca e dell’acquacoltura dell’Emilia-Romagna opera proprio nell’acquacoltura marina, che da sola conta 1.669 imprese e oltre 1.800 addetti. Nel complesso, la filiera dà lavoro a 4.415 persone e genera 71,2 milioni di euro di produzione e 33,7 milioni di valore aggiunto.

Un settore cardine dell’economia regionale, sul quale tuttavia gravano gli effetti del cambiamento climatico, l’aumento delle temperature delle acque, gli episodi di ipossia e anossia e la diffusione delle specie invasive: fattori che incidono sempre più direttamente sulla capacità produttiva e sulla redditività delle imprese. Nel 2025 la produzione di vongole è risalita acirca 5 milioni di chili dopo il fortecalo del 2024, pur restando ancora distante dai livelli precedenti all’emergenza del granchio blu, mentre quella dimitili si è attestata a13,9 milioni di chili. 

Ed è anche da qui che parte il confronto di Goro: non solo dalle risposte alle emergenze, ma dalla necessità di capire come adattare produzioni e sistemi di allevamento a condizioni ambientali nuove, valorizzare la ricerca e diversificare le attività, dallo sviluppo dell’ostricoltura alle prospettive legate alla coltivazione di alghe e agli allevamenti ittici a terra, fino all’economia circolare. Un percorso che chiama in causa anche la gestione degli spazi marittimi, la qualità delle acque e il ricambio generazionale.

Ad aprire la giornata di lavori, l’assessore regionale all’Agricoltura e alla Pesca, Alessio Mammi, insieme alla sindaca di Goro, Marika Bugnoli.

“Goro rappresenta concretamente sia la forza dell’acquacoltura emiliano-romagnola, sia la portata delle trasformazioni che, come settore e come economia, dobbiamo affrontare- afferma l’assessore Mammi-. Il granchio blu ha colpito duramente la molluschicoltura e il cambiamento climatico sta modificando le condizioni in cui le nostre imprese lavorano. L’aumento delle temperature delle acque e i fenomeni di anossia e ipossia incidono sulle produzioni: proprio nelle scorse settimane abbiamo dovuto fare i conti con nuove morie. A queste difficoltà si aggiunge l’aumento dei costi del carburante, sul quale proprio in questi giorni è arrivato lo sblocco del credito d’imposta chiesto al Governo sulla spinta delle marinerie e dei Comuni della costa. È una risposta importante, ma il punto è proprio questo: non possiamo limitarci a rincorrere un’emergenza dopo l’altra. Dobbiamo intervenire quando le imprese sono in difficoltà e tutelarne reddito e lavoro, e allo stesso tempo costruire risposte strutturali, di lungo periodo, e le condizioni perché possano continuare a produrre, investire e competere, garantendo un futuro alle produzioni e al lavoro nelle nostre comunità costiere”. 

“Questo significa investire sulla qualità delle acque, sulla ricerca e sull’innovazione, adattare gli allevamenti alle nuove condizioni ambientali, diversificare le produzioni e valorizzare fino in fondo quelle che rappresentano un patrimonio economico e produttivo dei nostri territori- prosegue Mammi-. E vuol dire anche esplorare nuove opportunità, dall’ostricoltura alle alghe fino agli allevamenti a terra, e affrontare il tema del ricambio generazionale. Perché l’obiettivo non è soltanto proteggere ciò che abbiamo costruito: è mettere pesca e acquacoltura nelle condizioni superare le sfide del presente e, per le nuove generazioni, di vedere in questo settore una prospettiva di lavoro e di impresa. Come Regione stiamo facendo la nostra parte, con una programmazione Feampa da quasi 40 milioni di euro e 5 milioni di fondi regionali stanziati dal 2023 al 2026 per sostenere investimenti e affrontare le cricità, ma una trasformazione di questa portata richiede politiche nazionali ed europee all’altezza. Servono risorse certe, strumenti più rapidi quando eventi climatici o biologici compromettono le produzioni e una politica europea che continui a investire nella pesca e nell’acquacoltura anche dopo il 2027. Gli Stati generali servono anche a questo: a mettere insieme il sapere delle nostre imprese, le competenze della ricerca e la responsabilità delle istituzioni per costruire una strategia condivisa”.

La prima tappa: acquacoltura, ambiente e innovazione

Ad aprire i lavori della prima giornata degli Stati generali della pesca e dell’acquacoltura, dal titolo “L’acquacoltura tra cambiamento climatico e specie invasive. Alla ricerca di un nuovo modello”, l’assessore Mammi e la sindaca Bugnoli. Il confronto parte dall’analisi dei dati e delle trasformazioni della filiera, per poi entrare nel vivo delle questioni che interessano gli allevamenti regionali.

Università, mondo della ricerca, imprese e operatori si confrontano sul presente e sulle prospettive delle principali produzioni: dalla venericoltura, alle prese con gli effetti del cambiamento climatico e con la diffusione del granchio blu, alla mitilicoltura e all’ostricoltura, fino ai prodotti ittici di valle. Lo sguardo si allarga poi alle nuove frontiere dell’acquacoltura, dagli allevamenti ittici a terra alla valorizzazione delle alghe marine e alle prospettive di sviluppo dell’alghicoltura.

Una parte dei lavori è dedicata alle specie invasive, a partire dal granchio blu e dalle sue prospettive di valorizzazione. A completare il confronto, i temi della pianificazione dello spazio marittimo, del Piano regionale per le Aree idonee all’acquacoltura (Aza) e della gestione del demanio marittimo.