(Sesto Potere) – Milano, 23 settembre 2026 – In occasione della Milano Fashion Week 2026, che si svolgerà dal 22 al 28 settembre (sette giorni con oltre duecento appuntamenti tra cui spiccano sessantuno sfilate fisiche e prestigiosi eventi internazionali come Vogue World Milano), ReportAziende, piattaforma specializzata nelle informazioni sulle imprese italiane, ha analizzato (*) oltre 210 mila aziende per fotografare la struttura economica e produttiva della moda italiana.
L’analisi attraversa l’intera filiera – dal tessile all’abbigliamento, dalla pelle alle calzature fino al commercio – e mette a confronto territori, imprese e ultimi dati economici disponibili per capire dove si concentra oggi il sistema moda italiano e come sta cambiando.
Ne emerge una geografia meno scontata di quella suggerita dalle passerelle. Milano resta il principale centro economico della moda italiana, ma non è il territorio con il maggior numero di imprese. La manifattura, inoltre, continua a trovare nei distretti specializzati alcuni dei suoi punti di maggiore concentrazione.
Milano vale quasi un quarto dei ricavi, Napoli guida per numero di imprese
Nella provincia di Milano ha sede il 4,8% delle imprese italiane della moda, ma alle imprese milanesi fa capo il 24,3% dei ricavi del settore. Un peso economico che conferma il ruolo del capoluogo lombardo ben oltre la sua centralità creativa e internazionale.

La classifica cambia se, invece del fatturato, si guarda al numero di aziende. In questo caso è Napoli a occupare il primo posto in Italia, con l’8,7% delle imprese censite. Due primati diversi, che mostrano come presenza imprenditoriale e capacità di generare ricavi seguano geografie differenti.
E c’è un terzo territorio che spicca: Prato. Nel solo comune di Prato, infatti, hanno sede 5.114 imprese manifatturiere della moda, più di quelle dei comuni di Milano, Roma e Napoli messi insieme (4.418). Il distretto toscano non è un caso isolato: l’analisi fotografa specializzazioni molto nette anche nel Fiorentino per la pelletteria, nel Fermano per le calzature e nei poli della concia distribuiti tra Toscana, Campania e Veneto.
Tante imprese, ma il fatturato si concentra in poche mani
La moda italiana è quindi molto diffusa sul territorio, ma il suo peso economico è decisamente più concentrato. Tra le società considerate nell’analisi dei bilanci, 294 aziende – appena l’1% – generano da sole il 51,4% dei ricavi complessivi. All’altra estremità, la metà delle società con i fatturati più bassi contribuisce per appena il 2,6%.
Dietro ai grandi nomi emerge così una base molto ampia di realtà di dimensioni più contenute, spesso legate a territori e specializzazioni produttive precise. Una caratteristica che aiuta a spiegare perché la mappa imprenditoriale della moda italiana sia molto più capillare di quella del suo fatturato.
Gli ultimi bilanci: dopo il calo, primi segnali di stabilità
La fotografia realizzata nel 2026 permette anche di guardare all’evoluzione economica recente attraverso gli ultimi bilanci disponibili. Sulle stesse società analizzate nel periodo 2021-2024, il 2024 ha segnato una contrazione dei ricavi del 5,5% rispetto all’anno precedente. Il calo ha interessato il 58,6% delle società, mentre la quota di aziende in perdita è salita dal 19,7% del 2023 al 24,7% del 2024.
Il calo più diffuso ha riguardato le calzature: nel 2024 i ricavi sono diminuiti del 13,9%, il 74,4% delle società ha registrato una flessione e la quota di aziende in perdita è salita dal 17,6% al 29,6%. Un arretramento diffuso che ha interessato anche territori storicamente legati al comparto, tra cui Fermo, Macerata e Pisa.

Dai primi bilanci 2025 emerge invece una maggiore stabilità: al netto di un caso anomalo, i ricavi delle società già confrontabili segnano un +0,5%. Il dato è ancora parziale e non consente di parlare di una ripresa consolidata, ma offre un primo segnale di assestamento dopo il rallentamento dell’anno precedente.
Il commento
«I dati restituiscono l’immagine di un comparto molto articolato: da un lato pochi grandi operatori concentrano una parte significativa del fatturato, dall’altro esiste una rete estremamente capillare di imprese e specializzazioni territoriali. Il rallentamento registrato nel 2024 ha interessato una parte ampia del settore, mentre i primi dati 2025 suggeriscono una fase di maggiore stabilità, che dovrà essere confermata con la disponibilità di un numero più ampio di bilanci», commenta Vincenzo Augurio, Chairman & Group CEO di Media Asset S.p.A.
Le conclusioni
Nel 2026, mentre Milano torna a essere la vetrina internazionale del settore, l’analisi di ReportAziende porta quindi in primo piano la dimensione imprenditoriale della moda italiana: un sistema che concentra una parte importante del valore in pochi grandi operatori, ma che continua a poggiare su una rete molto più ampia di imprese, distretti e competenze distribuite sul territorio.
Metodologia
(*) L’analisi di ReportAziende considera 210.100 imprese con sede in Italia, individuate attraverso 55 codici ATECO 2025. I dati economici si riferiscono alle società con bilancio disponibile; i confronti sull’andamento dei ricavi sono effettuati sulle stesse società negli anni considerati.

