(Sesto Potere) – Cesena – 15 settembre 2026 – I dati emersi dal Rapporto di Confartigianato “La partita del futuro: coordinate e dati chiave” confermano il ruolo centrale delle micro e piccole imprese nella trasformazione dell’economi.
È la lettura del Gruppo di Presidenza di Confartigianato Cesena (nella foto), che sottolinea come digitalizzazione, intelligenza artificiale, energia, investimenti e transizione industriale siano ormai fattori strettamente intrecciati nella competitività delle imprese.
«I numeri ci consegnano un sistema di piccole imprese che non subisce il cambiamento, ma cerca di governarlo – rimarca il Gruppo di Presidenza di Confartigianato –. Il dato del 61,7% delle piccole imprese che ha programmato investimenti strutturati nel digitale e quello del 14,8% che già utilizza tecnologie di intelligenza artificiale dimostrano che l’innovazione è entrata concretamente nelle strategie aziendali».
Proprio sull’intelligenza artificiale emerge, però, una criticità che non può essere sottovalutata: per il 58,6% delle imprese la principale barriera all’adozione è rappresentata dalla mancanza di competenze.
«È un dato che deve orientare le politiche pubbliche – sottolinea il Gruppo di Presidenza –. Non basta mettere a disposizione tecnologie e incentivi: occorre investire sulle persone, sulla formazione e sulla capacità delle imprese di integrare l’IA nei processi produttivi. Per le piccole aziende, il capitale umano resta il vero fattore abilitante dell’innovazione».
Il Rapporto evidenzia inoltre la forza di un tessuto produttivo capace di coniugare dimensione locale e apertura internazionale. Le MPI italiane sono prime nell’Unione europea per export diretto, con un valore pari al 2,7% del PIL, mentre oltre 12,3 milioni di consumatori scelgono prodotti a chilometro zero.
«Questi dati confermano che la dimensione piccola non significa marginalità – evidenzia il Gruppo di Presidenza di Confartigianato Cesena –. Le nostre imprese sono protagoniste delle filiere, dell’export, dell’economia di prossimità e dell’occupazione. È un patrimonio che va accompagnato nella crescita e non appesantito da burocrazia e costi che ne limitino la capacità di investire».
La sfida riguarda anche il contesto europeo. La crescita del PIL pro capite italiano superiore alla media UE tra il 2019 e il 2025 rappresenta un segnale positivo, ma la debolezza della manifattura, la crisi dell’automotive e il nodo energetico mostrano la necessità di una politica industriale più incisiva.
«Nel dopo PNRR non possiamo permetterci di tornare alla stagnazione – conclude il Gruppo di Presidenza –. Servono scelte chiare su energia, infrastrutture, formazione, innovazione e accesso al credito. La partita del futuro si giocherà sulla capacità di mettere le piccole imprese nelle condizioni di competere. Sostenerle significa sostenere la crescita dell’intero Paese».

