lunedì, Agosto 31, 2026
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Forlì, la proposta di Pala (Futuro nazionale): inserire nelle cerimonie del Comune anche chi fu ucciso nei mesi successivi alla Liberazione

(Sesto Potere) – Forlì – 31 agosto 2026 – Trascorse le varie celebrazioni dedicate a Silvio Corbari e agli altri protagonisti della Resistenza forlivese, il consigliere comunale di Forlì Vinicio Pala, (nella foto) di Futuro Nazionale, propone che la città avvii una riflessione complessiva sugli avvenimenti che accompagnarono la conclusione della Seconda guerra mondiale e, in particolare, sulle numerose persone uccise o scomparse nel territorio forlivese nei mesi successivi alla Liberazione.

«Non si tratta di mettere in discussione le commemorazioni esistenti – afferma Pala – ma di completare la memoria della nostra città. Accanto ai nomi che Forlì ricorda ogni anno ve ne sono molti altri che, a distanza di oltre ottant’anni, sono sostanzialmente scomparsi dalla memoria pubblica. Uomini e donne uccisi in una stagione nella quale, anche dopo la cessazione dei combattimenti, continuarono prelevamenti, vendette, regolamenti di conti ed esecuzioni sommarie».

E lo stesso Pala elenca alcuni episodi che restituiscono con particolare crudezza il clima di quei mesi.

Luigi Ravaioli, 41 anni, già appartenente alla Guardia Nazionale Repubblicana, fece ritorno a Pievequinta il 2 maggio 1945. La sera del giorno successivo un gruppo di uomini armati si presentò alla sua abitazione per cercarlo. La madre cercò di impedirgli di uscire e i suoi quattro figli gli si aggrapparono ai pantaloni nel tentativo di trattenerlo. Ravaioli, convinto di non avere nulla da temere perché riteneva di non aver commesso alcun delitto, uscì comunque di casa. Appena oltrepassata la porta venne investito da una raffica di colpi e ucciso. Il cadavere fu riportato in casa dalla madre, che morì pochi giorni dopo.

Nel luglio del 1945 Giovanni Canestrini, un giovane di vent’anni, si trovava ricoverato nell’ospedale di San Piero in Bagno. Degli uomini armati entrarono nell’ospedale, costrinsero un infermiere a indicare il letto nel quale era ricoverato e lo uccisero con tre colpi di pistola.

Il 30 aprile 1945 venne prelevato Eolo Annibale Bazzoli, già appartenente alla Guardia Nazionale Repubblicana. Il suo cadavere venne successivamente rinvenuto in aperta campagna.

L’11 maggio 1945, a Ravaldino in Monte, furono uccisi Giovanni Lombini, di 49 anni, e Marcello Raggi, di 40 anni, entrambi già appartenenti alla Brigata Nera e rientrati dal Nord soltanto pochi giorni prima.

Il 21 maggio 1945 venne ucciso Giovanni Monti, bersagliere tornato a Forlì dopo essere rimasto per lungo tempo lontano dalla propria famiglia.

Le violenze non terminarono con le settimane immediatamente successive alla fine della guerra. Nell’agosto del 1945 venne uccisa la maestra Amedea Ostolani. Nello stesso periodo fu ucciso Antonio Rossetti, quarantatreenne di Villafranca. Aldo Bagattoni, agricoltore quarantenne, venne prelevato dalla propria abitazione da uomini armati e successivamente ritrovato cadavere.

« E non furono casi isolati. L’elenco delle persone uccise o scomparse nel Forlivese comprende 37 nominativi, con episodi concentrati soprattutto nei mesi immediatamente successivi alla fine della guerra, ma che proseguono nell’estate e nell’autunno del 1945 e arrivano sino al marzo del 1946. Sono nomi che appartengono alla storia di Forlì esattamente come quelli che vengono ricordati nelle cerimonie pubbliche – osserva Pala – eppure per loro non esiste oggi una memoria istituzionale equivalente. Alcuni erano stati fascisti, altri avevano militato nella Repubblica Sociale Italiana, altri ancora furono coinvolti nella violenza politica di quel periodo. Ma nessuna appartenenza politica può cancellare il fatto che furono uccisi, in molti casi a guerra ormai conclusa e senza alcun processo».

Particolarmente significativa, anche per la storia civile della città, è la vicenda di Amleto e Sergio Valpiani, uccisi il 22 maggio 1945.

I loro non sono nomi appartenente soltanto a un passato ormai remoto: erano rispettivamente padre e fratello di  Giorgio Valpiani, ancora in vita, è stato per diversi anni consigliere comunale di Forlì, partecipando direttamente alla vita politica e amministrativa della città.

«Credo che questo elemento debba indurre tutti a una riflessione – sottolinea Pala –. Per anni il figlio ed il fratello di una delle persone uccise in quella stagione ha seduto nell’aula del Consiglio comunale, rappresentando i cittadini forlivesi, mentre i nomi di suo padre e suo fratello continuavano a non trovare alcuno spazio nelle commemorazioni ufficiali della città. A più di ottant’anni di distanza, riconoscere ad Amleto Valpiani e alle altre vittime un posto nella memoria cittadina sarebbe, prima ancora che un atto politico, un atto di rispetto umano e istituzionale».

Per questa ragione Pala intende sottoporre al sindaco di Forlì Zattini e al Consiglio comunale di Forlì una proposta affinché anche queste vittime entrino stabilmente nella memoria pubblica della città.

La prima richiesta riguarda l’inserimento nel cerimoniale ufficiale del Comune di Forlì di un momento annuale specificamente dedicato alle persone uccise o scomparse per mano partigiana durante e dopo la conclusione della guerra.

La seconda riguarda la realizzazione di una stele commemorativa, da collocare in un luogo adeguato e significativo della città, sulla quale siano incisi i nomi delle vittime.

«Dopo più di ottant’anni – prosegue Pala – non è più comprensibile che esistano morti ricordati ufficialmente e altri completamente assenti dalla memoria istituzionale. Dietro ciascuno di quei nomi vi erano famiglie, genitori, mogli, mariti e figli. Il tempo trascorso dovrebbe consentirci di affrontare questa pagina della nostra storia senza reticenze e senza la necessità di dividere ancora i morti secondo le appartenenze politiche».

La proposta riguarderà infine anche la toponomastica cittadina, affinché nella futura intitolazione di strade, piazze e altri spazi pubblici venga dato adeguato riconoscimento anche alle vittime delle violenze partigiane e dell’odio politico che caratterizzò quella drammatica stagione.

«Non chiediamo di cancellare una lapide, modificare il nome di una strada o sottrarre qualcosa alle commemorazioni della Resistenza», conclude Vinicio Pala. «Chiediamo che venga finalmente aggiunta la parte della memoria che per decenni è rimasta fuori dalle celebrazioni ufficiali. Dopo più di ottant’anni Forlì può e deve essere capace di guardare alla propria storia nella sua interezza, riconoscendo dignità e memoria anche a chi stava dall’altra parte e fu vittima della violenza e della vendetta. La pietà per i morti non può dipendere dal colore politico».

A SEGUIRE L’ELENCO – FORNITO DA FUTURO NAZIONALE – DELLE PERSONE UCCISE O SCOMPARSE NEL FORLIVESE

Astorri Giovanni, 23 ottobre ’45
Bagattoni Aldo, 17 settembre ’45
Bassocchi Francesco Carlo, 8 maggio ’45, Forlimpopoli
Bazzocchi Francesco
Bazzoli Eolo Annibale, 30 aprile ’45, Forlimpopoli
Bendandi Walter, 12 maggio ’45
Benini Ferdinando, 2 marzo ’46
Berardi Riccardo, 12 maggio ’45, Bagnolo
Bissi Nino, 7 maggio ’45, Forlimpopoli
Bocchini Domenico, 8 maggio ’45, Forlimpopoli
Boni Angelo, 31 maggio ’45, Forlimpopoli
Camporesi Mario, 2 maggio ’45, Bagnolo
Canestrini Giovanni
Casadei Antenuccio, 11 maggio ’45, Ronco
Casadei Aurelio, 31 maggio ’45, Forlimpopoli
Casali Enrico, 7 novembre ’45, ospedale Forlì
Corvini Lodovico, 9 maggio ’45
Ghetti Guido, 22 maggio ’45
Giulianini Amilcare, 22 maggio ’45, Ronco
Landi Ivo, 20 maggio
Lombini Giovanni, 11 maggio ’45
Manuzzi Filiberto
Marazzotti Balilla, 13 maggio ’45
Marzetti Alessandro
Mazzetti Alessandro, 7 giugno ’45 Roncadello
Mazzoleni Bruno, 9 maggio ’45
Monti Giovanni, 21 maggio ’45
Nanni Nello, 8 maggio ’45
Ostolani Amedea, 28 agosto ’45
Poletti Romeo, 22 maggio ’45, Forlimpopoli
Raggi Marcello, 11 maggio ’45
Raggi Pio, 25 settembre ’45
Ravaioli Luigi, 3 maggio ’45, Pievequinta
Rossetti Antonio, 27 agosto ’45
Rossi Gastone, 9 maggio ’45, San Martino in Strada
Valenti Alfredo
Valpiani Amleto, 22 maggio ’45
Valpiani Sergio, 22 maggio ’45.