(Sesto Potere) – Roma – 17 lugflio 2026 – La guerra in Medio Oriente continua a far sentire i suoi effetti su prezzi e tariffe, ma l’impatto dei rincari cambia a seconda delle città, con alcune province che risultano più penalizzate di altre. Lo afferma il Codacons, che ha elaborato la mappa regionale dei rincari sulla base degli ultimi dati Istat – aggiornati a giugno – sull’inflazione e relativo aumento generalizzato dei prezzi. I settori più colpiti dalla crisi in atto sono i prodotti energetici, i carburanti, i trasporti e gli alimentari, comparti che in alcuni casi registrano prezzi in crescita a due cifre rispetto allo scorso anno: spiega il Codacons.
Analizzando l’andamento di tariffe e listini al dettaglio nelle varie città monitorate dall’Istat, il quadro che emerge è il seguente.
Elettricità, gas e altri combustibili
La ripresa della guerra in Medio Oriente – sommata ai precedenti effetti – ha determinato una escalation dei prezzi energetici che si è scaricata in modo diretto sulle tariffe di luce e gas pagate dagli italiani. La città che a giugno ha risentito più di tutte di tali tensioni è stata Vicenza, dove i prezzi di energia e combustibili sono saliti del +15,3% su base annua contro una media nazionale del +11,2%. Al secondo posto si piazzano Caserta, Padova e Belluno che segnano un +14,4%, seguite da Udine (+14,3%) e Pordenone (+14,2%).
A Teramo gli aumenti più “leggeri”, con luce e gas saliti del +8,5% su anno, seguita da Genova e Reggio Emilia con +8,6%, +8,8% Ravenna e Modena.
Trasporti
Altra nota dolente è quella relativa ai trasporti (utilizzo mezzi personali, servizi di trasporto passeggeri, trasporto merci): qui l’inflazione nazionale si attesta a giugno al 4,7%, ma a Reggio Calabria e a Cosenza gli aumenti sono molto più alti e raggiungono il +7,1%, +6,6% a Napoli, +5,8% a Olbia-Tempio.
Al contrario a Reggio Emilia i rincari dei trasporti si fermano al +3%, +3,2% a Parma, Bologna e Venezia.
Alimentari
Ancora più marcate le differenze a livello provinciale per la voce “Prodotti alimentari e bevande analcoliche”: qui al top della classifica dei rincari si piazza Bolzano con un +3,6% su anno, seguita da Napoli e Siracusa con un +3,5%, al terzo posto Terni e Messina con +3,3%.
Ma sull’altro lato della classifica alcune città registrano addirittura una diminuzione dei prezzi alimentari: è il caso di Piacenza e Ravenna, dove i listini di cibi e bevande scendono del -0,1% rispetto a giugno dello scorso anno, mente Firenze registra uno 0% con i prezzi fermi su base annua: conclude il Codacons.

