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Vitivinicoltura, la sfida climatica si gioca in vigneto e in cantina: da Ri.Nova ecco il progetto CLIMA.VIT.ER

(Sesto Potere) – Cesena, 16 luglio 2026 – Temperature in aumento, eventi meteorologici estremi sempre più frequenti, minore disponibilità idrica e processi di maturazione delle uve sempre più alterati: è questo lo scenario con cui oggi deve fare i conti la vitivinicoltura emiliano-romagnola.

Per rispondere a queste criticità nasce CLIMA.VIT.ER. – Strategie Innovative per una Vitivinicoltura Sostenibile e Resiliente al Cambiamento Climatico, un progetto di Ri.Nova pensato per sviluppare e trasferire alle imprese strumenti concreti di adattamento, con l’obiettivo di rafforzare la resilienza dei vigneti e delle produzioni enologiche senza rinunciare a sostenibilità, qualità e competitività.

Il progetto vede la collaborazione di diversi attori del settore: oltre a Ri.Nova, capofila del progetto, sono coinvolte Astra-Innovazione e Sviluppo, Terre Cevico, Caviro, Riunite&CIV, la Cantina Sociale di San Martino in Rio, Terremerse, l’ente di formazione Dinamica e diverse aziende agricole del territorio regionale.

Il progetto lavora su un doppio fronte: in vigneto vengono sperimentate tecniche sostenibili di gestione della chioma, come potatura tardiva, cimatura e defogliazione post-invaiatura, insieme all’impiego di prodotti di copertura (come caolino e pinolene) per limitare gli effetti dello stress termico causato dalle alte temperature che caratterizzano le estati sempre più torride.

Parallelamente, si interviene sulla gestione conservativa del suolo attraverso cover crops e leguminose autoriseminanti, con l’obiettivo di migliorare la fertilità, preservare la risorsa idrica e ridurre il ricorso all’utilizzo di prodotti fitosanitari. In cantina, invece, il lavoro si concentra sulla gestione delle uve provenienti da annate molto calde, attraverso protocolli innovativi che utilizzano lieviti selezionati abbinati a tecniche per mantenere l’acidità, contenere il grado alcolico e migliorare la stabilità dei vini.

Le prove sperimentali si svolgono nei campi messi a disposizione dalle aziende partner (da Rimini a Piacenza, passando per il territorio ravennate e modenese, in base alle diverse condizioni ambientali, climatiche e di terreno individuate dalla sperimentazione) e presso il centro di trasformazione sperimentale di Astra-Innovazione e Sviluppo a Tebano (RA).

Ogni prova ha coperto due annate agrarie consecutive, il 2025 e il 2026, così da rendere più solidi e confrontabili i dati raccolti in relazione alle diverse condizioni climatiche. Già nel corso del 2025 sono emerse prime indicazioni interessanti: nelle prove dedicate alla protezione delle uve dal caldo e dall’eccesso di luce, il caolino ha mostrato un’ottima efficacia e anche gli interventi di defogliazione e cimatura mirata hanno fatto intravedere la possibilità di regolare la maturazione delle uve, a patto di calibrare bene intensità e tempistiche degli interventi.

“Il cambiamento climatico non è più uno scenario futuro, ma una condizione con cui la viticoltura deve già confrontarsi ogni anno, sia in campo sia in cantina – spiega Pietro Rebeggiani, responsabile scientifico del progetto. – Con CLIMA.VIT.ER. stiamo valutando tecniche che permettano di proteggere la vite dagli stress termici, governare meglio la maturazione delle uve e preservare l’equilibrio qualitativo dei vini. I primi risultati ci dicono che la strada più efficace non è una singola soluzione, ma l’integrazione di più strumenti, da modulare in funzione delle condizioni climatiche e degli obiettivi produttivi”.

Un aspetto particolarmente rilevante emerso dalle prove riguarda proprio la necessità di costruire protocolli integrati: “Una defogliazione intensa, ad esempio, può migliorare alcuni parametri ma aumentare il rischio di eccessiva esposizione dei grappoli alla luce – prosegue Rebeggiani -; per questo può diventare utile abbinarla successivamente a un trattamento protettivo a base di caolino. La logica del progetto, dunque, non è quella di individuare una tecnica ‘universale’, ma di mettere a punto combinazioni efficaci, replicabili e adattabili ai diversi contesti aziendali”.

Ma CLIMA.VIT.ER. non è solo campo e laboratorio: oltre alla sperimentazione tecnica, il progetto ha fra i propri obiettivi il trasferimento efficace dell’innovazione verso il sistema produttivo. In quest’ottica adotta, infatti, un approccio partecipativo che integra enti di ricerca, organismi di formazione e importanti cooperative vinicole regionali riservando, inoltre, particolare attenzione alla formazione degli operatori, alla consulenza tecnica, alle attività divulgative e ai percorsi di inclusione sociale, affinché le innovazioni sviluppate possano essere adottate rapidamente e generare benefici ad un ampio pubblico.