venerdì, Giugno 26, 2026
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Maxi operazione dei carabinieri al Nord contro sfruttamento del lavoro e intermediazione illecita

(Sesto Potere) – Savona – 26 giugno 2026 – Nelle prime ore di oggi, 26 giugno 2026, nelle province di Barletta-Andria-Trani, Bergamo, Brescia, della provincia di Ferrara, Genova e Messina, il Nucleo Investigativo del Comando Provinciale Carabinieri di Savona, unitamente al locale N.I.L. – Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro, con il supporto dei Comandi Arma competenti per territorio e dei N.I.L. di Genova e Brescia, al termine di una prolungata ed articolata indagine coordinata dalla locale Procura della Repubblica, hanno proceduto all’esecuzione di una ordinanza di applicazione di misure cautelari in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale di Savona nei confronti di 8 persone, nonché all’applicazione della misura del “controllo giudiziario” di due società, una di Brescia ed una di Genova, e il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di € 277.000 nei confronti della società bresciana.

L’attività d’indagine trae origine da un intervento effettuato a maggio 2025 da una pattuglia del Comando Provinciale Carabinieri di Savona presso il cantiere edile sito nel porto di Vado Ligure (SV), dove è in corso la costruzione dei cassoni in cemento armato propedeutici alla realizzazione della Nuova Diga Foranea del Porto di Genova, prevista dal programma straordinario di Investimenti urgenti per la ripresa e lo sviluppo del porto e delle relative infrastrutture di accessibilità con la città di Genova.

Alcuni lavoratori di nazionalità indiana avevano chiesto l’intervento dei militari dell’Arma poiché erano stati estromessi dal posto di lavoro, allontanati dall’area di cantiere e chiusi fuori dall’alloggio che occupavano a seguito del loro rifiuto di cedere una parte del proprio stipendio ai referenti delle due ditte che li avevano reclutati, i quali pretendevano altresì una quota per i dispositivi di protezione individuale e del canone di affitto dell’alloggio intestato alla società.

Alle prime dichiarazioni dei denuncianti sono seguite ulteriori deposizioni di altri lavoratori stranieri, ad oggi in numero di 42, che hanno denunciato situazioni simili.

Costoro hanno riferito che i referenti di una società S.r.l. di Brescia, di origine indiane e pakistane, avrebbero reclutato manodopera tra i loro connazionali, tutti incapaci di esprimersi e comprendere la lingua italiana, totalmente privi di mezzi e appena giunti sul territorio nazionale, sia tramite i “Decreti Flussi” che in modo clandestino (in genere attraverso la rotta balcanica), in condizioni di grave povertà e di assoluta necessità; gli immigrati sarebbero stati quindi destinati al lavoro presso terzi.

I lavoratori stranieri, infatti, non potevano rifiutarsi essendosi gravemente indebitati a causa delle somme versate per il viaggio e il visto di ingresso in Italia (tra i 12.000 e 15.000 euro), generalmente per un lavoro che nella maggioranza dei casi al loro arrivo risultava inesistente, dovendo provvedere al mantenimento economico delle proprie famiglie nei loro paesi.

Dalle deposizioni raccolte è emerso che i titolari della società di Brescia avrebbero preso in affitto appartamenti nei pressi del cantiere dove fornivano manodopera in subappalto, facendovi alloggiare lavoratori in soprannumero (anche 30 persone per appartamento), alcuni con un unico bagno, unica cucina, in condizioni insalubri.

Gli stessi erano privi di adeguata formazione; in molti casi sarebbero stati muniti di falsa documentazione sulla formazione in materia di sicurezza dei “lavoratori ad Alto Rischio”, rilasciata da alcune società compiacenti del bresciano; in alcuni casi sarebbero stati muniti di badge intestati ad altri stranieri “regolari” per farli accedere nelle aree dei cantieri, imponendogli di memorizzare nome e data di nascita indicati sui “pass” per superare eventuali controlli.

Diversi lavoratori hanno confermato che, pur risultando ufficialmente dipendenti e retribuiti dalle due società, dovevano restituire in contanti tra il 40 e 60% del loro stipendio ai connazionali, che gli riconoscevano al massimo 5 o 7 € all’ora, per circa 140 – 250 ore di lavoro al mese; se si rifiutavano rischiavano il licenziamento, di essere privati dell’abitazione e abbandonati sul territorio. A ciò si aggiungeva il timore di eventuali ritorsioni verso i familiari in India.

Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Savona, sono state compiute dalla locale Stazione e dal Nucleo Investigativo del Comando Provinciale Carabinieri di Savona, con il supporto specialistico dei militari del locale Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro e sono consistite oltre che nell’assunzione di testimonianze, altresì nell’analisi della documentazione societaria e bancaria degli indagati e delle vittime, intercettazioni telefoniche, analisi dei tabulati telefonici e del traffico su celle telefoniche, nonché servizi di osservazione, controllo e pedinamento degli indagati.

All’esito di dette indagini il GIP presso il Tribunale di Savona, avendo ravvisato gravi indizi di reato e la necessità di assumere provvedimenti di urgenza, ha emesso una ordinanza con la quale ha disposto: la custodia cautelare in carcere nei confronti di otto persone, sette di nazionalità indiana ed uno pakistana, tra i 28 e 50 anni, domiciliati nelle provincie di Bergamo, Brescia, Barletta-Andria-Trani e Messina, responsabili e dipendenti delle due società, per concorso continuato nel reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro.

Disposto anche il controllo giudiziario della società di Brescia, che avrebbe reclutato e fornito ad un ‘ altra società S.r.l. di Genova, e di quest’ultima società, per la quale i lavoratori avevano prestato la propria opera nel cantiere del porto di Vado Ligure; la nomina di due amministratori giudiziari, incaricati di vigilare sulla gestione e garantire la regolarità dell’attività; e il sequestro preventivo ai fini di confisca di 277.000,00 euro nei confronti della società bresciana, profitto del reato corrispondente alle somme periodicamente riversate dalle vittime agli sfruttatori.

Indagate in stato di libertà altre 5 persone, 2 responsabili della società genovese, 2 persone di un’altra ditta bresciana, responsabile dell’emissione di falsi certificati di formazione sulla sicurezza dei “lavoratori ad Alto Rischio” ed un collaboratore indiano delle due società di Brescia e Genova.

Il procedimento è tuttora nella fase delle indagini preliminari e i provvedimenti assunti, che hanno finalità provvisoria e cautelare, non implicano affermazione di responsabilità a carico delle persone fisiche e giuridiche coinvolte nel procedimento, nel quale potranno far valere la propria versione dei fatti nel contraddittorio fra le parti.