sabato, Giugno 6, 2026
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Report Cisl sui posti vacanti nelle scuole in Romagna, Forlì-Cesena maglia nera con 284 cattedre scoperte

(Sesto Potere) – Forlì – 6 giugno 2026 – I dati definitivi emersi all’esito delle procedure di mobilità del personale docente per l’anno scolastico 2026/2027 delineano un quadro di profonda sofferenza per le istituzioni scolastiche della Romagna. Con ben 691 posti rimasti complessivamente vacanti e disponibili tra le province di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini, il sistema scolastico territoriale si appresta ad affrontare l’ennesimo avvio d’anno all’insegna della precarietà se il Ministero dell’Istruzione e del Merito non interverrà con provvedimenti d’urgenza. L’andamento complessivo evidenzia come ben 535 vuoti d’organico riguardino i posti comuni, mentre 156 siano concentrati sul sostegno, costringendo le scuole a dipendere ancora una volta in modo massiccio dai contratti a tempo determinato.

Il commento
“I numeri della mobilità ordinaria ci dicono chiaramente che i meccanismi attuali non riescono più ad assorbire il turnover e a garantire la stabilità delle cattedre – dichiara con fermezza Alessio Gaudioso, Segretario Generale della CISL Scuola Romagna -. Parliamo di quasi 700 posti scoperti in sole tre province. Di fronte a questo scenario, chiediamo al Ministero immissioni in ruolo rapide, trasparenti e massive a partire dal prossimo 1° settembre, perché le scuole romagnole non possono essere abbandonate per l’ennesima estate alla lotteria delle supplenze annuali. Oltre a tutte queste cattedre vacanti, incarichi al 31 agosto, si dovranno aggiungere anche le cattedre in organico di fatto, quelle che conferisco centinaia di supplenze ogni anno con incarichi fino al 30 giugno”.

La mappa delle scoperture territoriali e per gradi d’istruzione
L’analisi dettagliata del dataset territoriale vede la provincia di Forlì-Cesena come l’area più colpita dell’intera Romagna, con un record negativo di 284 posti vacanti totali, causato soprattutto dalla forte sofferenza della scuola superiore. Segue Ravenna con 220 posti complessivamente scoperti, con un forte sbilanciamento sulla scuola elementare, e infine Rimini, che pur registrando i volumi più contenuti si attesta su 187 cattedre scoperte. Se si osserva l’architettura dei dati per ordine e grado di scuola, la scuola secondaria di secondo grado risulta il segmento più penalizzato con ben 341 cattedre vuote nell’intera area. Al secondo posto troviamo la scuola primaria con 155 posti vacanti, seguita a ruota dalla secondaria di primo grado con 154 scoperture e, infine, dalla scuola dell’infanzia con 41 posti rimasti senza un titolare di ruolo.

L’emergenza sostegno e il paradosso della scuola primaria
Il dato sul sostegno fotografa, in particolare nella scuola primaria, una distorsione strutturale ingiustificabile. Nell’area romagnola i posti di sostegno scoperti alla primaria sono 61 a fronte dei 94 posti comuni. Ma è nelle singole province che emergono i veri paradossi: a Forlì-Cesena i posti di sostegno vacanti alla primaria sono 22 ed eguagliano perfettamente i 22 posti comuni, mentre a Rimini si consuma addirittura un sorpasso drammatico, con ben 15 posti sul sostegno a fronte di appena 3 posti comuni. Non va meglio a Ravenna, che fa registrare il dato più pesante in termini assoluti sulla scuola primaria con 93 posti complessivi scoperti, dei quali ben 24 sono destinati agli alunni con disabilità.

Il commento
“Siamo davanti alla conferma drammatica di una nostra battaglia storica – incalza il Segretario Generale Alessio Gaudioso -. Si continua a coprire il fabbisogno del sostegno abusando dell’organico di fatto, tagliando i posti stabili in organico di diritto e precarizzando l’inclusione degli studenti più fragili. Gli alunni con disabilità aumentano ogni anno e hanno il pieno diritto alla continuità didattica con docenti specializzati e stabili. Non si può e non si deve continuare a fare cassa sulla pelle dell’inclusione e delle famiglie.”

Scuole medie e superiori: mancano docenti delle materie scientifiche, tecniche e di laboratorio
Il fronte della scuola secondaria è altrettanto allarmante a causa della cronica mancanza di candidati in materie strategiche. Nella secondaria di primo grado, che conta 111 posti comuni e 43 sul sostegno nell’area, le maggiori carenze si registrano sulla matematica e scienze, che vede scoperti 10 posti a Ravenna, 5 a Forlì-Cesena e 3 a Rimini. Pesanti anche i dati sulla tecnologia con 9 posti vacanti a Forlì-Cesena, sulla lingua inglese con 9 posti sia a Forlì-Cesena che a Ravenna, e sullo spagnolo, che conta ben 8 scoperture a Forlì-Cesena, 6 a Ravenna e 5 a Rimini. Anche l’italiano per stranieri registra vuoti significativi, con 6 cattedre scoperte a Forlì-Cesena.
La situazione si complica ulteriormente nella secondaria di secondo grado, dove i posti comuni scoperti sono ben 300, affiancati da 41 cattedre di sostegno. A Forlì-Cesena, che da sola conta 129 posti comuni vacanti alle superiori, spiccano gli 11 posti scoperti in discipline economico-aziendali e gli 8 posti di matematica. A Ravenna, su 82 posti comuni vacanti, pesano i 9 posti di scienze e tecnologie elettriche e i 6 posti dell’insegnamento delle scienze economico-aziendali. Ma la vera emorragia riguarda i laboratori e i profili di Insegnante Tecnico-Pratico. Le cattedre sono vuote in tutta la Romagna: per i laboratori di scienze e tecnologie informatiche si contano 9 posti scoperti a Forlì-Cesena e 7 a Rimini; per i laboratori meccanici sono vacanti 8 posti a Forlì-Cesena e 4 a Ravenna; per i laboratori di enogastronomia mancano 6 docenti a Forlì-Cesena e 5 a Rimini. Mancano inoltre figure nelle classi d’indirizzo tecnologico come l’insegnamento di Lingue e culture straniere, con ben 10 posti scoperti a Forlì-Cesena e 6 a Rimini, e l’insegnamento delle Discipline letterarie, con 6 vuoti a Rimini e 5 a Ravenna.

Il commento
“Le nostre cattedre tecnico-pratiche e scientifiche restano vuote perché i concorsi ordinari nazionali non sono minimamente attrattivi per questi professionisti – spiega Gaudioso -. Profili con queste competenze trovano nel settore privato e produttivo della Romagna condizioni economiche e di carriera decisamente migliori. Se il Ministero non avvia un piano di reclutamento specifico e più snello per queste aree, rischiamo di svuotare di significato i laboratori delle nostre scuole superiori, che da sempre rappresentano il cuore pulsante e l’eccellenza della formazione professionale del nostro territorio.”

I paradossi della mobilità e l’appello finale della Cisl
La rigidità degli algoritmi ministeriali genera persino anomalie locali, come il caso delle discipline letterarie, latino e greco a Rimini, che registra un esubero di un posto a fronte di una carenza diffusa di quasi tutte le altre figure sul territorio.
Per la CISL Scuola questa è la prova lampante che serve una gestione pattizia e più flessibile degli organici, capace di rispondere alle reali e specifiche esigenze dei singoli istituti e non a freddi calcoli burocratici centralizzati.
Per evitare che il prossimo settembre si trasformi nel consueto e logorante calvario di nomine dell’ultimo minuto, la CISL Scuola della Romagna chiede con fermezza al Ministero l’avvio immediato di immissioni in ruolo stabili su tutti i 691 posti rimasti liberi dopo i trasferimenti, attingendo sia dalle graduatorie dei concorsi che dagli elenchi regionali e dalle GPS (graduatorie provinciali supplenze). Diventa inoltre fondamentale l’adeguamento definitivo dell’organico di sostegno di diritto ai reali Piani Annuali per l’Inclusione espressi dalle scuole, affiancato da un piano d’attrazione economico e normativo straordinario per le classi di concorso tecniche e scientifiche.

Le conclusioni
“Il Ministero ha il dovere istituzionale di agire e di farlo subito – conclude il Segretario Generale Alessio Gaudioso -. Non possiamo permettere che il peso delle inefficienze del sistema di reclutamento ricada ancora una volta sulle spalle dei dirigenti scolastici, costretti a rincorrere i supplenti fino a inverno inoltrato, sul personale in servizio e, soprattutto, sugli studenti romagnoli e sulle loro famiglie, ai quali va garantito il diritto fondamentale a una scuola stabile ed efficiente fin dal primo giorno di lezione.”