giovedì, Maggio 28, 2026
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Fiera di Bologna, in ‘Ambiente lavoro’ focus sul nuovo codice degli appalti

(Sesto Potere) – Bologna – 28 maggio – “Una contrattazione al rialzo, che non si basi sul ribasso del costo lavoro e crei innovazione”. E’ questa la novità introdotta dal nuovo Codice degli appalti, che prevede per le imprese l’obbligo di applicare il contratto collettivo di settore indicato dalla stazione appaltante o uno equivalente, sia dal punto di vista retribuivo che delle tutele normative.

“Oggi vanno misurate non le sigle che firmano i contratti, ma i contenuti della contrattazione che viene sottoscritta”, sottolinea Lucia Alfieri, consigliera di amministrazione di Fonarcom, a margine di uno degli incontri del programma promosso da CIFA Italia, Epar, FonARCom, Sanarcom e Confsal, all’interno di ‘Ambiente Lavoro’, il salone dedicato ai temi della sicurezza in corso alla Fiera di Bologna.

 “L’applicazione del contratto collettivo equivalente o comunque del contratto collettivo che ha una equivalenza di tutele rispetto a quello individuato dalla stazione appaltante, è un presidio di garanzia, sia per la qualità dell’impresa, sia per la qualità dell’appalto che l’impresa va ad eseguire”, rimarca Alfieri.

“La tutela del lavoro, la tutela dei lavoratori e l’insieme di tutte le voci del contratto collettivo che devono essere poste a presidio e garanzia dei lavoratori, diventa un minimo inderogabile da parte delle aziende che vogliono partecipare alle gare d’appalto”, prosegue l’esperta.

 “Si può applicare anche un contratto collettivo diverso da quello individuato dalla stazione appaltante, purché questo contratto comunque rispetti quei parametri normativi e retributivi che vengono individuati dai contratti indicati alla stazione appaltante”, puntualizza Alfieri, evidenziando che si tratta di “un principio di grande innovazione da parte del legislatore e da parte di tutta la normativa di riferimento in ambito di contrattazione collettiva, perché è un principio che tutela e rispetta il pluralismo sindacale: che non significa libertà assoluta, ma significa libertà orientata e guidata verso la qualità dei contratti”.

 L’equivalenza tra i contratti da applicare prevede il rispetto di cinque voci retributive e tutta una serie di tutele normative, che “sono quelle che maggiormente impattano sulla salute e sulla sicurezza”, ricorda la consigliera FonARCom. Se equivalenza è riconosciuta, l’impresa può partecipare a gara. “Così si consente una selezione delle imprese, che vengono qualificate non perché fanno un ribasso su costo del lavoro, ma perché sono competitive per il loro modello organizzativo. Spesso tutele normative vengono considerare costi aggiuntivi dagli imprenditori, non è così. Il legislatore ha voluto imporre parametri di qualità”, sostiene Alfieri, sollecitando nello stesso tempo il decreto che dovrebbe “dare indicazioni univoche” a stazioni appaltanti proprio su come valutare l’equivalenza tra i contratti collettivi.

“A volte non è ancora diffusa tra le imprese l’idea che se tratti bene il lavoratore questo incide su qualità del lavoro. Non c’è un atteggiamento di cura, che non si sostanzia solo in una retribuzione adeguata, ma in una serie di tutele che rendono le aziende attrattive”, conclude.