(Sesto Potere) – Bologna – 12 maggio 2026 – In occasione della Giornata Mondiale della Fibromialgia, il Collegio dei Reumatologi Italiani-CReI lancia un messaggio semplice: la fibromialgia non ha più bisogno di essere “spiegata”, ha bisogno di essere presa in carico realmente.
Oggi, sottolinea CReI, il problema non è dare un nome al dolore, ma evitare che il paziente resti solo dopo la diagnosi. In occasione della Giornata della Fibromialgia 2026, il Collegio dei Reumatologi Italiani-CReI richiama quindi l’attenzione sulla solitudine terapeutica dei pazienti, spesso costretti a passare da uno specialista all’altro senza una reale regia clinica ed un coordinamento assistenziale.
Oggi la sfida per il SSN non è “soltanto” riconoscere la fibromialgia (inserita nei Nuovi LEA con il codice di esenzione 068 per i casi piú severi), ma far diventare realtà quel livello di assistenza. Ciò significa costruire reti territoriali multidisciplinari, accessibili e vicine al domicilio, evitando che l’assistenza resti concentrata solo nei grandi centri ospedalieri: spiega, ancora, il Collegio dei Reumatologi Italiani-CReI.
La multidisciplinarietà oggi deve diventare concreta, finanziata e realmente disponibile, includendo in questo una presa in carico fisioterapica, psicologica e di terapia del dolore, nella logica della continuità assistenziale. E CReI ricorda che persistono profonde differenze regionali che rendono purtroppo non equa e non omogenea la presa in carico: a parità di sintomi, cambiano tempi di attesa, come anche la possibilità di accesso alle cure ed ai percorsi assistenziali.
La Giornata mondiale della fibromialgia per CReI è in conclusione un’occasione importante per ricordare la necessità di investire nella formazione dei medici del territorio, per sviluppare modelli di telemedicina e presa in carico integrata e per promuovere percorsi personalizzati che preservino autonomia, funzione e qualità di vita, sostenendo anche il ruolo spesso invisibile delle famiglie e dei caregiver.
Il paziente fibromialgico oggi ha bisogno più che mai di un sistema che lo accompagni nel tempo e sia costruito su di lui e con lui: la speranza e l’auspicio del Collegio Reumatologi Italiani è che questa consapevolezza possa diventare cultura diffusa nei più diversi e vasti livelli della sanità del nostro Paese.

