(Sesto Potere) – Cesena – 5 maggio 2026 – “Una riforma necessaria per superare la frammentazione del sistema degli incentivi, ma che presenta ancora nodi critici su coperture finanziarie, procedure e coordinamento territoriale”. È questa, in sintesi, la posizione espressa dal Gruppo di Presidenza di Confartigianato Cesena composto da Daniela Pedduzza, Fulvia Fabbri e Stefano Soldati (nella foto) sullo schema di decreto legislativo di revisione del sistema degli incentivi.
Secondo Confartigianato Cesena, nel post-pandemia si è assistito a una progressiva stratificazione normativa: nel 2024 si contano oltre 2.300 misure agevolative. Una “giungla burocratica” che ha ridotto l’efficacia complessiva degli strumenti, con tassi di accesso per micro e piccole imprese rimasti fermi tra il 20% e il 30% dei potenziali beneficiari.
Il Gruppo di Presidenza valuta condivisibile l’impianto della riforma, che punta a concentrare l’offerta su quattro pilastri: Fondo per la crescita sostenibile, Fondo di garanzia PMI, Fondo nazionale per l’innovazione e Nuova Sabatini. Tuttavia, vengono evidenziate alcune criticità rilevanti.
La prima riguarda l’incertezza delle coperture finanziarie: il provvedimento non introduce nuove risorse, ma si limita a una ricomposizione di quelle esistenti, rimandando l’effettiva operatività alla prossima Legge di Bilancio. Ciò rischia di mantenere la riforma in una fase di incertezza almeno fino alla fine del 2026.
Un secondo elemento critico riguarda il passaggio da strumenti automatici e rapidi, come i voucher, a meccanismi basati su bandi, con possibili allungamenti dei tempi di accesso e una maggiore complessità procedurale, soprattutto per le imprese di minori dimensioni.
Confartigianato Cesena segnala inoltre il rischio di frammentazione territoriale, considerata la presenza di oltre 2.300 misure gestite a livello locale e la necessità di un pieno coordinamento in sede di Conferenza Stato-Regioni, senza il quale l’uniformità del sistema potrebbe risultare compromessa.
Ulteriore criticità è la fase di transizione, durante la quale la coesistenza tra vecchi e nuovi strumenti potrebbe generare incertezza interpretativa tra imprese, funzionari e consulenti. Infine, viene sottolineata l’assenza di un sistema chiaro di indicatori per valutare in modo ex ante ed ex post l’efficacia reale degli incentivi.
“La semplificazione non deve tradursi in nuovi ostacoli – evidenzia il Gruppo di Presidenza –. È necessario che i decreti attuativi siano costruiti sulle reali esigenze delle micro e piccole imprese, garantendo linearità, continuità delle risorse e procedure automatiche di accesso. È inoltre fondamentale rafforzare il ruolo dei Confidi in sinergia con il Fondo di Garanzia per correggere le distorsioni del mercato del credito che ancora penalizzano i piccoli imprenditori”.

