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Operazione Gdf e Dda a Trieste: scoperta fabbrica fantasma di sigarette, vendite in Nord Europa

(Sesto Potere) – Trieste – 9 aprile 2026 – Il Nucleo di Polizia Economico Finanziaria – Gruppo d’Investigazione sulla Criminalità Organizzata della Guardia di finanza di Trieste – su delega della Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo giuliano, ha posto in essere una vasta operazione nei confronti di un’organizzazione criminale, composta da soggetti di nazionalità straniera e italiana, mettendo in luce fenomenologie e condotte criminali del tutto inedite nella regione nonché di assoluta rilevanza per dimensionamento finanziario, geografico e trasversale degli illeciti.

Le indagini hanno trovato sviluppo in due progressive fasi:

inizialmente veniva individuata nella provincia di Udine una struttura produttiva e di distribuzione occulta di noti marchi (Marlboro Gold, Marlboro Rosse e LM) che trovava sviluppo nei seguenti tre siti:

• stabilimento produttivo (in Gonars – UD) costituito da un capannone industriale di circa 2.156 mq, dove era stato predisposto un impianto manifatturiero;

• magazzino/deposito (ubicato nel comune di Remanzacco – UD) costituito da un capannone industriale di circa 780 mq destinato a “deposito temporaneo” delle sigarette in precedenza confezionate presso l’opificio di Gonars. Il deposito veniva altresì utilizzato, sempre temporaneamente, quale iniziale magazzino del tabacco trinciato destinato alla lavorazione;

• area di exchange parking (ubicata nel comune di Buttrio – UD) degli autoveicoli incaricati del trasporto delle sigarette, ove venivano lasciati i rimorchi (privi di motrice) da dove venivano poi “agganciati” a vettori e quindi trasportati presso il deposito di Remanzacco per essere caricati e quindi “riconsegnati” a ulteriori motrici. Tale modus operandi (peraltro posto in essere sistematicamente nel periodo notturno) precludeva, in occasione degli ordinari controlli del territorio posti in essere dalle Forze di polizia, di “ricostruire” il percorso dei veicoli e la scoperta della fabbrica clandestina di sigarette ubicata a poche decine di km dal luogo dello “scambio”.

Dopo un iniziale attività di sorveglianza, cui ai finanzieri del Gruppo Investigativo Criminalità Organizzata (G.I.C.O.) di Trieste si affiancavano anche quelli del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata (S.C.I.C.O.) e del Comando Provinciale di Udine, si procedeva a un intervento palese scoprendo che all’interno dello stabilimento di Gonars era stata realizzata un’imponente “fabbrica clandestina” articolata su due “linee produttive” capaci di produrre giornalmente un milione di sigarette perfettamente imballate (pacchetti, stecche, cartoni).

Successive perizie affidate a consulenti dei principali brand commerciali documentavano che gli impianti erano di assoluta avanguardia, comparabili a quelli utilizzate dalle case madri.

La struttura, al fine di non palesarne l’operatività illecita, era stata strumentalmente munita di materiali fonoassorbenti e isolanti, di specifici pannelli installati su tutte le porte e le finestre nonché di sofisticati sistemi di sorveglianza a circuito chiuso (CCTV) per rilevare eventuali azioni di vigilanza poste in essere da parte delle forze dell’ordine.

Sempre per non disvelarne l’operatività, l’apparato produttivo non era collegato alla ordinaria rete elettrica ma utilizzava un’alimentazione autonoma tramite un poderoso generatore industriale, alimentato a gasolio, con una potenza superiore a 150 KVa.

L’articolato processo produttivo realizzato all’interno del sito avveniva in diverse aree: locali dove veniva inizialmente tagliato e lavorato il tabacco grezzo, per essere successivamente utilizzato nel processo produttivo e magazzini dei materiali indispensabili per la fabbricazione di sigarette e delle confezioni (colla, packing, filtrini, cellophane, ecc).

Dopo la produzione, le sigarette venivano temporaneamente stoccate nel citato magazzino per essere poi trasportate via ruota e immesse in una articolata rete di distribuzione all’estero, soprattutto in Regno Unito, Francia, Germania e in vari paesi del Nord Europa, mediante una organizzazione logistica che, come esposto in precedenza, in caso di fermi di singoli autoveicoli, non consentiva di ripercorrere e quindi individuare il luogo di produzione in Friuli.

All’atto dell’intervento, l’opificio clandestino era in piena attività e i militari sorprendevano a lavorare nella linea produttiva ventuno soggetti, di nazionalità straniera (Ucraina e Moldava), risultati privi di titoli legali per l’ingresso e l’esercizio di attività lavorative nel territorio nazionale. Tale manovalanza veniva impiegata nell’opificio con ritmi e condizioni di lavoro proibitivi peraltro alloggiando – con divieto assoluto di uscire – in appositi spazi ricavati all’interno dello stesso opificio destinati a “dormitorio” dalle carenti condizioni igieniche. Sempre al momento del blitz, veniva inoltre rilevata presso le strutture di Gonars e Remanzacco la presenza di due autoarticolati proprio mentre avvenivano le operazioni di carico e scarico delle sigarette.

Sotto la direzione propulsiva della Direzione Distrettuale Antimafia di Trieste, l’azione è poi proseguita per meglio lumeggiare l’operatività dell’opificio clandestino, i volumi e i profitti delle attività illecite e l’identità di ulteriori soggetti coinvolti nella complessa e connessa rete commerciale.

L’attività investigativa consentiva di acclarare che la fabbrica aveva operato per circa cinque mesi, producendo circa 137 milioni di sigarette (6,85 milioni di pacchetti) che venivano successivamente posti in vendita mediante un’articolata rete di distribuzione in altri mercati europei garantendo un elevato livello di profitti illeciti a causa degli elevati prezzi di vendita praticati all’estero (il costo di un pacchetto di sigarette tipo Marlboro è di 17,80 euro nel Regno Unito, 13 euro in Francia e 8 euro in Germania, contro i soli 6 euro di media di un pacchetto venduto in Italia).

I costi di produzione nell’opificio clandestino ammontavano a poche decine di centesimi di euro a pacchetto.

I volumi ricostruiti delle attività illecite, conseguiti prima dell’intervento, ammontano conseguentemente a circa 89 milioni di euro.

In siffatto modello di business criminale concentrare la produzione delle sigarette in Friuli-Venezia Giulia, ove sono presenti importanti reti viarie e autostradali, assumeva una valenza strategica grazie alla prossimità ai mercati di sbocco delle sigarette che garantiva all’organizzazione la riduzione degli oneri di trasporto e dei rischi connessi ai controlli alle frontiere ai quali, invece, sarebbero stati esposti su tragitti più lunghi.

Le indagini si sono inoltre focalizzate sui profili connessi alla messa in operatività dell’opificio, dell’approvvigionamento e della gestione del personale impiegato (alloggio, vettovagliamento, ecc) che, come detto, trova impiego con modalità prossime ad una “reclusione” della manodopera all’interno dello stabile.

Sotto tale profilo emergeva l’operatività di una vera e propria associazione per delinquere ben strutturata e organizzata che vedeva, con ruolo centrale, soggetti residenti in paesi dell’Est Europa (Ucraina, Romania e Moldavia) operanti, tuttavia, in Italia tramite una rete logistica che aveva il suo fulcro in una nota società italiana di autotrasporti con sede a Trieste, la quale risultava aver preso in locazione i siti impiegati nelle attività criminali, per ultimo anche una ulteriore struttura nel Comune di San Giovanni al Natisone (UD), locata ricorrendo a una società costituita ad hoc risultata intestata a un terzo soggetto con mere funzioni di prestanome.

Sulla base delle risultanze investigative il Giudice per le Indagini Preliminari di Trieste, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, emetteva un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di due cittadini italiani, residenti a Udine e Trieste, che si somma a un ulteriore arresto di un cittadino straniero effettuato in flagranza all’atto dell’intervento.

Allo stato, con le operazioni di servizio, oltre alla disarticolazione della struttura produttiva e della rete distributiva nel territorio nazionale, si sono conseguiti i seguenti risultati: denuncia di 29 persone, di cui tre tratte in arresto, indagati a vario titolo per reati di associazione per delinquere finalizzata al contrabbando, contraffazione e all’immigrazione clandestina; sequestro di oltre 77 tonnellate di prodotto tra sigarette (Marlboro Rosse, Marlboro Gold e LM) e tabacco trinciato il cui valore complessivo ammontava a oltre 18 milioni di euro e con diritti di confine evasi per svariati milioni di euro; sequestro di macchinari industriali installati nella linea produttiva illecita (compreso il generatore) per un valore di mercato pari a 1,5 milioni di euro; sequestro di due articolati (2 motrici di tipo DAF e MAN con 2 semirimorchi tipo KRONE) del valore complessivo di oltre 200 mila euro; sequestro di 7 milioni di pezzi di materiale accessorio per la produzione di sigarette (cartoncini, filtrini, packaging, bobine).

Il materiale sequestrato risulta essere stato successivamente distrutto ad esclusione di quello riutilizzabile in attività legali. Tra questi, l’Autorità Giudiziaria triestina ha disposto la donazione alla protezione Civile del Friuli Venezia Giulia per finalità pubbliche e sociali del generatore elettrico (del valore di circa cinquanta mila euro) che per mesi aveva visto un uso per l’energivora struttura produttiva clandestina e che è stato recentemente impiegato dai volontari del siffatto ente regionale proprio in occasione di operazioni di soccorso.

In ossequio alle disposizioni recate dal Decreto Legislativo 8 novembre 2021, n.188 si evidenzia che, per il principio della presunzione di innocenza, la colpevolezza delle persone sottoposte ad indagine sarà definitivamente accertata solo ove intervenga sentenza irrevocabile di condanna.